2 scimmie clonate

by • 1 febbraio 2018 • ESTERI, In evidenzaCommenti disabilitati su 2 scimmie clonate336

I loro musetti sbucano timorosi dietro ad un enorme peluche: qualche istante di incertezza, ed eccoli zompettare vivacemente nell’incubatrice, con gli occhioni curiosi puntati all’obiettivo della telecamera. Sono Zhong Zhong e Hua Hua, le prime due scimmie al mondo clonate con la tecnica della pecora Dolly. La loro nascita, avvenuta rispettivamente otto e sei settimane fa, è annunciata sulla rivista Cell dai ricercatori dell’Istituto di neuroscienze dell’Accademia cinese delle scienze a Shanghai, e apre alla possibilità di ridurre il numero di primati usati nella sperimentazione animale.

«Questa tecnica consente per la prima volta di ottenere numerosi esemplari di primati geneticamente omogenei», spiega Giuliano Grignaschi, segretario generale di Research4life e responsabile del benessere animale presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. «Ciò permetterà di ottenere risultati sperimentali più affidabili e facilmente riproducibili: riducendo la variabilità e l’errore statistico, si ridurrà anche il numero di campioni impiegati per fare le misure e, di conseguenza, il numero di animali sacrificati per ogni singolo esperimento».

La svolta arriva 19 anni dopo la primissima clonazione di un primate, la femmina di macaco Tetra, ottenuta nel 1999 nei laboratori dell’Oregon Health and Science University grazie alla scissione dell’embrione, una tecnica che imita il processo naturale all’origine dei gemelli identici (monozigoti).

Siccome questa procedura consente di generare al massimo quattro cloni per volta, molti in passato hanno provato ad usare la tecnica impiegata nel 1999 per la pecora Dolly, che permette di creare un numero maggiore di cloni attraverso il trasferimento del nucleo di una cellula dell’individuo “da copiare” all’interno di un ovulo non fecondato e privato del suo nucleo. A differenza di quanto accaduto con altri mammiferi, come topi e bovini, nelle scimmie ogni tentativo era fallito, perché nei nuclei delle loro cellule differenziate sono presenti dei geni “spenti” che impediscono lo sviluppo dell’embrione. I ricercatori cinesi sono riusciti per la prima volta a riattivarli grazie a “interruttori” molecolari creati ad hoc, aggiunti dopo il trasferimento del nucleo. La percentuale di successo è stata poi ulteriormente aumentata prelevando il nucleo da cellule fetali invece che da cellule di esemplari adulti.

A coronare tre anni di studi ed esperimenti sono poi arrivati i piccoli macachi Zhong Zhong e Hua Hua, il cui nome deriva dal termine cinese “Zhonghua” con cui si indica il Paese del dragone. Al momento i due cuccioli godono di ottima salute e crescono in modo normale: il loro sviluppo fisico e cognitivo verrà continuamente monitorato, in attesa che nel laboratorio di Shanghai vengano alla luce anche altre scimmie “fotocopia”.


Muming Poo, direttore dell’Accademia cinese delle scienze a Shanghai

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