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ACCETTIAMO QUESTA LEZIONE DI UMILTÀ

by • 15 settembre 2017 • PEDAGOGIA, SOCIALECommenti (0)968

UN’INCURSIONE NELLE ZONE RECONDITE DELLA MENTE
- di Maria Antonietta Ruggiero -

Una tematica così impegnativa non può che iniziare con un’affermazione, che ha l’ambizione di essere un aforisma, con la quale ho voluto pregiudizialmente connotare la mia posizione in merito alle idee sulle quali oggi ci confrontiamo.

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La Prof.ssa Maria Antonietta Ruggiero, docente universitario di Pedagogia Generale e di Educazione Ambientale, ha dedicato le sue ricerche allo studio degli effetti dell’epistemologia della scienza che, nel Novecento, ha avviato una rivoluzionaria revisione teoretica in tutti i campi dello scibile.
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SINTESI CURRICULUM VITAE DELLA
Prof.ssa MARIA ANTONIETTA RUGGIERO

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Meditiamo. Sta a noi decidere se vogliamo dominare la nostra mente o far sì che la nostra mente sia dominata dai contenuti che altri vi hanno immesso a nostra insaputa.

Come fare? Da dove iniziare per ben decidere? Proviamo a scrutare la nostra mente addentrandoci nell’oscurità del suo retroterra.

Vi starete chiedendo il perché di questo itinerario: “È proprio necessario? C’è il rischio che il retroterra si trasformi in un Vaso di Pandora. Ed ancora: a cosa serve sapere cosa c’è dietro la mente?

C’è una fondata giustificazione della necessità di fare un’incursione nel retroterra della mente.
Prima di rispondere, cerchiamo di capire perché ci poniamo questo problema e che cosa, nel nostro tempo, lo ha reso così urgente.

Per prima cosa individuiamo lo sfondo da cui emerge l’importanza e l’urgenza attuale di disvelare il retroterra della mente.

Per comprendere, dunque, la necessità di indagare il retroterra della nostra mente dobbiamo necessariamente riferirci alla problematicità storica che stiamo vivendo in questo momento e di conseguenza alle difficoltà che la crisi dei valori e la destabilizzazione della società sta creando a tutti i livelli, in particolare nei processi di formazione dei giovani.

Partiamo dal presupposto che oggi l’uomo è stanco, sfiduciato, privo di speranze e di aspettative, e non riesce più a proiettarsi in avanti perché non vede più i contorni del futuro.

E questa, senza dubbio, è una sensazione sgradevole, comune a noi tutti.

I giovani, ovviamente sono i più danneggiati da questa che potremmo definire una vera e propria battuta di arresto della storia, ovvero una drammatica rottura di quella che un tempo era l’armonica tridimensionalità della storia che, nell’ interazione tra passato, presente e futuro, assicurava l’equilibrio progresso/sviluppo.

La rottura di quest’armonia non è stata certo priva di gravi conseguenze sullo sviluppo!
Domandiamoci:

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Per quanto riguarda il CHI, possiamo dire che è stato il progresso, un progresso della Natura e dell’uomo spinto oltre ogni limite di sopportazione.

Il progresso però è stato voluto dall’uomo e, per meglio dire, dalla sua smisurata ambizione a possedere le chiavi del regno della Natura, di quel regno al quale era stato sottomesso per millenni e che, da sempre, ha aspirato a sottomettere.

Per quanto riguarda il CHE COSA, il “misfatto” storico si è compiuto ad opera dell’alterazione del tempo e dello spazio.

Nella prospettiva dello sviluppo illimitato, che la tecnologia ha promesso e alimentato, soprattutto nel XX secolo, il passato è via via apparso sempre più come una zavorra. Come tale, si temeva frenasse la corsa del progresso. In una facile e automatica equazione mentale la parola “passato” ha così finito col diventare sinonimo di superato. Il futuro ha avuto un altro destino:
distrutto dalla mancanza di aspettative è stato spostato nel presente.

Conosciamo tutti gli slogan che confermano questa aberrante alterazione del tempo:
Vivi nel futuro
Il futuro è ora

Ma quale sortilegio è mai questo!

Vivere in un eterno presente, un presente che non ci dà il disturbo di proiettarci in avanti perché il futuro è qui e ora; vivere nel sempre giovane, nel sempre nuovo….

Tutto questo non ha senso! Il progresso ha portato tanti vantaggi ma non ha certo reso più felice l’uomo! Non l’ha neanche reso più ricco e tanto meno più saggio!

La ricchezza materiale, che il progresso sembrava potenzialmente promettere, si è oggi rivelata essere una reale povertà etica e morale che ha depauperato l’uomo della sua humanitas.

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Non v’è dubbio che il sole sorgerà domani e domani l’altro!
Il futuro arriverà comunque, ma:

come sarà se non avremo la saggezza di cambiare e di riappropriarci del governo del progresso?

A fronte di questo sintetico quadro problematico, la risposta alla domanda iniziale appare evidente.

Il motivo che ci spinge a porci il problema dell’importanza del disvelamento del retroterra della mente è dunque il bisogno di cambiare le condizioni sotto cui guardare la realtà.

Per cambiarle, però, dobbiamo cambiare noi stessi, ovvero liberare nuove energie mentali con cui analizzare il problema della crisi.

In che termini va definito il problema?

C’è chi dice che il problema è la mancanza di etica.
C’è chi che è la pervasività della tecnologia.
C’è chi lo attribuisce alla perdita dei valori.
C’è chi ritiene che sia l’indebolimento del senso religioso.

Tutte affermazioni giuste ma ognuna di esse coglie soltanto una parte del problema. Se vogliamo dare un’organicità a tutte queste cause, dobbiamo partire dall’uomo. Il focus del problema, infatti, cade sul cambiamento dei nostri quadri mentali.

Da qui, i pesanti interrogativi che non possono essere elusi se si vuole costruire una nuova via dello sviluppo.
Come risvegliare l’uomo dal torpore mentale in cui è caduto?
Come riattivare la sua mente perché possa riappropriarsi del timone dello sviluppo?

Una risposta efficace, ci viene da alcuni famosi aforismi di Einstein.

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Su questo punto Einstein ama soffermarsi mettendoci in guardia dalla nostre abitudini mentali:

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Dalla lezione della storia e dagli ammonimenti di colui che ha rivoluzionato i modi di conoscere la realtà, abbiamo imparato che l’atteggiamento ottimale per un nuovo e armonico sviluppo è la disponibilità mentale ad assumere punti di vista differenti.

Se vogliamo un mondo migliore, accettiamo questa lezione di umiltà.

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