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Agenzia delle entrate: da aprile ecco cosa potrà sapere su ognuno di noi

by • 23 aprile 2016 • ECONOMIA, In evidenzaCommenti (0)506

Arriva il Grande fratello del fisco, o “Super anagrafe”. Dal primo aprile infatti scatta quello che qualcuno ha ribattezzato il D-Day: il giorno in cui banche, poste e operatori finanziari dovranno inviare all’Agenzia delle Entrate tutti i dati del 2015 che riguardano i nostri conti correnti. Si tratta di circa 500 milioni di nuovi dati su tutti noi. Un’arma in più, ad esempio, per scovare chi movimenta grandi quantità di denaro e poi si dichiara nullatenente.

Cosa cambierà per noi? In poche parole, il Fisco dal primo aprile saprà tutto di noi, attraverso l’Anagrafe dei rapporti finanziari che entra a regime. Per oltre 39 milioni di correntisti, verranno comunicati all’Agenzia delle Entrate in particolare il saldo contabile a fine 2014, il saldo a fine 2015, il totale degli accrediti effettuati nell’anno sul conto, il totale degli addebiti e la giacenza media annua. Saranno poi inviati i dati su depositi, investimenti, utilizzo delle carte di credito e bancomat, ricarica di carte prepagate, numero di accessi alle cassette di sicurezza.

“Il cittadino che non ha nulla da nascondere – spiega il presidente della commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, Giacomo Porta – non deve temere nulla. Ma questo nuovo strumento può essere utile visto che in Italia c’è uno scarto molto alto tra accertato e riscossione: accade che non si riesca a riscuotere” le cartelle fiscali “perché il destinatario dell’accertamento risulta nullatenente”. E con l’incrocio dei dati della dichiarazione dei redditi e dei movimenti sul conto corrente il fisco avrà un’arma in più per scovare questi “furbetti”. Con un risvolto positivo anche sui conti pubblici.

“Di certo – continua Portas – molto meglio come strumento di contrasto all’evasione fiscale che inviare i marescialli davanti ai negozi o nei luoghi di villeggiatura, facendo solo scappare le persone”. Come accadeva soprattutto nel 2012, sotto il governo tecnico di Mario Monti.

In realtà l’incrocio dei dati sui conti correnti non sarà alternativo agli accertamenti fiscali ma l’Agenzia delle Entrate potrà usarlo per un’analisi del “rischio di evasione”. Incrociando quindi ad esempio i movimenti sul nostro conto corrente con le nostre dichiarazioni dei redditi degli ultimi anni, il Fisco potrà creare una sorta di identikit del contribuente “furbetto” o presunto tale, e potrà quindi solo a quel punto far partire prima una comunicazione chiedendo conto di eventuali anomalie, e quindi un eventuale accertamento. E’ il caso, ad esempio, di una persona che ha un 730 da 15mila euro e un conto corrente con giacenza media o movimentazioni per 100mila euro o più. In questo senso, come ha chiarito il Garante delle Privacy Antonello Soro non ci sarà il rischio di “un controllo generalizzato e diffuso di tutti i contribuenti”.

L’uso della super anagrafe del fisco riguarderà anche i “furbetti dell’Isee”. Incrociando i nuovi dati sui conti correnti con le dichiarazioni dei redditi, l’Agenzia delle Entrate avrà un’arma in più per scovare chi mente sull’Isee, ovvero sull’indicatore della propria situazione economica, per ottenere sconti ad esempio su asili, mense, università.

Il futuro, spiega Portas, sarà incentrato tutto sullo scambio di informazioni delle banche dati. “Si potenzieranno sempre di più le banche dati – dice – cambiando alla radice la filosofia dell’Italia. Una cosa che negli altri Paesi accade già da 20 anni. L’incrocio delle banche dati è una grande conquista, che contribuisce anche ad una maggiore giustizia fiscale. Ora – si spinge oltre – dopo il 730 precompilato dobbiamo passare all’Unico precompilato”.

La novità del Grande fratello del fisco viene accolta positivamente anche dalla Cgia di Mestre per cui ora “l’amministrazione finanziaria è nelle condizioni di non poter più sollevare alcun alibi. Con l’abolizione del segreto bancario ci sono 12 provvedimenti per contrastare efficacemente l’evasione”.

L’invio dei dati sui conti correnti si va infatti a sommare ad altri strumenti anti evasione adottati in questi anni dal fisco, e che la Cgia elenca: gli studi di settore, i blitz contro la mancata emissione di scontrini e ricevute, il redditometro, lo spesometro, il numero 117 di pubblica utilità della Guardia di Finanza. E, ancora, Serpico (super cervellone che registra decine di migliaia di informazioni al secondo per mettere a confronto dichiarazioni dei redditi, polizze assicurative, informazioni del catasto, del demanio, della motorizzazione), metodologie di controllo delle Pmi e dei lavoratori autonomi, limite all’utilizzo dei contanti fino a 3.000 euro, utilizzo del Pos per le transazioni commerciali, fattura elettronica, reverse charge (l’obbligo del versamento dell’Iva da parte del cliente).

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