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Boom di sordi tra i giovani per i troppi decibel in cuffia

by • 24 marzo 2017 • In evidenza, SALUTECommenti (0)281

«Regolando il sonoro ho rotto il ritorno dei bassi e all’improvviso ho sentito l’orecchio esplodere.
In ospedale mi hanno detto che lo choc poteva essere fatale se non fossi corso subito da loro»:
(Franck, 25 anni).

«Quattro giorni dopo il concerto i fischi continuavano a non farmi concentrare. Sono finita in ospedale dove mi hanno diagnosticato una importante perdita dell’udito»: (Leila, 16 anni).

Sono i ragazzi della generazione «a tutto volume», che avanzano a grandi falcate verso la sordità. L’allarme viene dalla Francia, dalla Jna, società che fa prevenzione e informazione sui danni all’udito, ai quali oltralpe è dedicata oggi una giornata nazionale di sensibilizzazione.

Ma il bombardamento di decibel ai quali si sottopongono i ragazzi tra Mp3, discoteche, concerti e stereo in auto con il volume a tavoletta fanno sempre più danni anche qui da noi. L’ultimo studio «Eurotrack 2015» dice che un italiano sui dieci ha problemi di udito e che tra i giovani il fenomeno è in forte aumento: il 4,2%, quasi uno su quattro dei giovani tra i 15 e i 24 anni non ci sente più bene. Solo tre anni prima erano il 3%. In pratica un aumento del 25% a stretto giro. Se poi si somma anche il 2,2% di adolescenti si arriva a circa mezzo milione di ragazzi che rischiano di girare con l’apparecchietto acustico prima di aver messo i capelli bianchi.

Il problema è universale, anche se poi si manifesta soprattutto nei Paesi dove acquistare una cuffietta o andare in discoteca non è un lusso per pochi. A rischio per sovraesposizione ai decibel sarebbero oltre un miliardo di ragazzi, denuncia l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità. Nei Paesi a medio e alto reddito la metà dei ragazzi tra i 12 e i 35 anni è inseparabile da smartphone e dispositivi musicali vari, che per di più non usa a volume di sicurezza. Un altro 40% è esposto a livelli sonori potenzialmente dannosi in locali notturni, concerti o eventi sportivi.

Per aiutare a prevenire i danni l’Oms ha anche stilato una lista delle soglie temporali massime di esposizione a vari tipi di rumore. Tralasciando l’assordante rumore di un Jet (un secondo) o la vuvuzela simbolo dei Mondiali di calcio in Sudafrica (9 secondi) a guadagnarsi la palma dell’inascoltabilità è la musica dal vivo, che con i suoi 115 decibel non andrebbe tollerata oltre i 28 secondi. Il fatto è che sopra gli 80 decibel le nostre orecchie iniziano ad avere problemi ma la soglia del dolore è a quota 120, per alcuni anche 150, così spesso ci si accorge del danno quando è troppo tardi.

Per risolvere il problema l’Oms consiglia di seguire la regola del 60: musica mai superiore a 60 decibel e per non più di 60 minuti al giorno.
I francesi della Jna, nel loro opuscolo informativo, sono un po’ meno drastici e fissano la soglia di sicurezza entro gli 80 decibel, spiegando anche come regolarsi. State esagerando con il volume quando è difficile sostenere una conversazione senza gridare a un metro dal vostro interlocutore, quando con l’auto in fila e i finestrini chiusi il vicino sente ugualmente il vostro stereo, quando in treno o in metro chi vi è seduto accanto sente il vostro iPod come se fosse lui a indossare le cuffie.

Ma a prestare attenzione dovrebbe essere anche chi la musica la emette. Spesso non è così, denuncia la Jna. Nelle discoteche e nei concerti la normativa europea fissa il limite a 105 decibel di media, 120 nei picchi. «Valori spesso superati, in particolare vicino alle casse». Anche la potenza di uscita di Mp3 e iPod non dovrebbe superare i 100 decibel, quelli più vecchi però non rispettano il limite.
«Ma i giovani non devono rinunciare alla musica o a divertirsi con gli amici, basta qualche piccolo accorgimento», ad esempio ridurre l’uso continuativo di Mp3 o di altri riproduttori musicali a non più di due ore al giorno e quando si va in discoteca o a un concerto seguire la regola dell’in&out, prendersi una pausa di un quarto d’ora ogni 90 minuti». Le contromisure ci sono. Basta convincere i ragazzi.
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