Cos’è la Cassa depositi e prestiti

by • 27 ottobre 2017 • ECONOMIA, In evidenzaCommenti (0)299

Tanto per cominciare, è più vecchia dell’Italia stessa. È nata nel 1850, a Torino, all’epoca nel regno di Sardegna, con lo scopo di fare prestiti agli enti locali per permettere la realizzazione di opere pubbliche. Per quasi un secolo e mezzo questa è stata la sua unica missione e, in parte, continua a esserlo. Oggi CDP è una società mista: è una SPA, quindi ha una forma sociale “privata”, ma è controllata all’80 per cento dal ministero dell’Economia e per il resto dalle fondazioni bancarie (che, a loro volta, sono strane creature per metà pubbliche e per metà private).

Significa che i suoi amministratori sono nominati e revocati dal governo, che esercita un forte controllo sulla società (ma, come vedremo, ci sono cose che nemmeno il governo può chiederle di fare). Il presidente al momento è Claudio Costamagna, mentre l’amministratore delegato è Fabio Gallia. Entrambi sono stati nominati nel 2015 durante il governo Renzi. A differenza dei passati amministratori, provengono dal settore privato: Costamagna ha lavorato nella banca d’affari Goldman Sachs e poi è stato presidente della grande società di costruzioni Salini-Impregilo, Gallia ha lavorato per diverse banche tra cui la francese BNP Paribas. L’incarico di entrambi scadrà il prossimo aprile.

La storia di CDP ha avuto due momenti di svolta importanti. Il primo quando, tra il 2005 e il 2006, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti decise di renderla una società di tipo privato (ma controllata dal pubblico), allargando così la sua possibilità di investire in società e fondi. Il secondo nel 2015 quando, come parte del “Piano Juncker“, le venne assegnato lo status di Istituto di promozione nazionale. Queste due modifiche hanno permesso alla società di uscire dal suo ruolo tradizionale di “banca dei comuni” e di diventare molto più importante per l’economia di tutto il paese.

Come opera CDP
CDP è divisa da un “muro” che separa le due principali branche di operazioni che svolge. Una di queste branche è la “gestione separata”, che svolge ancora il vecchio ruolo di prestare soldi ai comuni. Lo fa gestendo il risparmio postale (250 miliardi di euro nel 2016), cioè soldi che i cittadini hanno investito in buoni fruttiferi o in libretti postali garantiti dallo Stato. CDP presta questo denaro agli enti locali, per esempio un comune che vuole rifare un lungomare. La tenuta finanziaria del comune alla fine è garantita dallo Stato, tanto quanto il risparmio dei cittadini, che così resta al sicuro. Per raggiungere più facilmente gli enti locali più piccoli e meno dotati di risorse, CDP sta aprendo una serie di uffici: ne sono stati aperti sei sui dieci previsti in totale. Al momento il 98 per cento dei mutui sottoscritti dagli enti locali sono stati concessi da CDP.

La parte più interessante però è la cosiddetta “gestione ordinaria”, che è separata dal risparmio dei cittadini. Questa branca di attività è più simile a quella che svolge una banca d’affari o un fondo di investimento. Sostanzialmente CDP investe il denaro che raccoglie emettendo obbligazioni proprie, oppure il denaro che gli viene conferito dallo Stato, e lo utilizza per fare moltissime operazioni diverse, per esempio acquistare partecipazioni in società strategiche. CDP ne ha decine: le più note sono Poste ed ENI, ma possiede anche circa il 30 per cento di SNAM (che si occupa della distribuzione del gas) e il 30 per cento di Terna (rete elettrica). Infine controlla quasi completamente aziende come SIMEST, che offre finanziamenti e assistenza alle aziende italiane impegnate nell’internazionalizzazione. Inoltre CDP finanzia la creazione di fondi e altre società che svolgono numerosi ruoli, tutti accomunati dall’obiettivo di creare sviluppo. Per esempio è il principale investitore in QuattroR, un fondo che ha lo scopo di aiutare imprese che si trovano in una temporanea crisi di liquidità.

La questione del debito
Oltre a investire in imprese strategiche, o ritenute tali, la CDP è utile anche per un altro tipo di manovre. La CDP è formalmente privata dal 2003, uno status che condivide con istituti simili in Europa, come la KFW in Germania e la CDC francese. Questo permette al governo di “spingere” debiti dello Stato nella CDP e così farli uscire dal “perimetro” del debito pubblico. Per esempio nel 2012 due società partecipate dallo Stato, Fintecna e Sace, vennero trasferite alla CDP per 10 miliardi di euro, soldi che vennero utilizzati per ridurre il debito pubblico. In realtà fu una specie di trucco contabile: lo Stato prendeva dei soldi con una mano e li restituiva con l’altra. Il trucco è tollerato dalla Commissione Europea e largamente praticato. KFW in Germania e CDC in Francia fanno operazioni in tutto e per tutto simili.

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