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Dilma Rousseff sospesa dall’incarico, il Senato brasiliano vota sì all’impeachment

by • 3 giugno 2016 • ESTERI, In evidenzaCommenti (0)448

I senatori brasiliani hanno approvato il processo di impeachment della presidente Dilma Rousseff con 55 voti favorevoli, 22 contrari. Ha annunciato l’esito il presidente del Senato, Renan Calheiros. Per l’approvazione era necessaria la maggioranza semplice.

Rousseff dovrà lasciare l’incarico e sarà sostituita oggi stesso dall’attuale vice presidente, Michel Temer. Calheiros ha annunciato che sarà il senatore Vicentinho Alves a notificare la decisione a Rousseff questa mattina, mentre in seguito sarà data notifica a Temer.

Era necessaria una maggioranza semplice, cioè il voto della metà più uno dei senatori presenti. La destituzione di Rousseff era già stata approvata dalla Camera bassa lo scorso 17 aprile con 367 voti a favore e 137 contro. La procedura di impeachment prevede che Rousseff sia temporaneamente sospesa per 180 giorni per essere processata: dunque fino al prossimo novembre. Da ieri ci sono proteste e manifestazioni in diverse città del paese e a Brasilia, la capitale, sia a sostengo che contro la presidente.

Il Senato era riunito da 22 ore e 40 minuti. Le cose sono andate per le lunghe perché 71 senatori su 81 totali e 78 presenti si erano iscritti per un intervento e ognuno aveva avuto a disposizione al massimo 15 minuti per parlare. Durante la seduta ci sono state anche tre sospensioni di circa un’ora. Il programma prevede ora che alla presidente Rousseff sia formalmente notificato l’esito della votazione: alle 10 di oggi, ora locale (le 15.00 in Italia), terrà un discorso pubblico. Un’ora dopo verrà comunicato al vice presidente Michel Temer, ex alleato della presidente Rousseff diventato negli ultimi mesi il suo principale rivale, che dovrà assumere l’incarico di presidente ad interim. Da ieri Temer sta mettendo insieme un governo e circolano già i nomi di molti nuovi ministri: alcuni giornali scrivono però che manterranno il loro incarico il governatore della banca centrale Alexandre Tombini e l’attuale ministro dello Sport, per non compromettere la preparazione delle Olimpiadi di Rio 2016. Temer intende insediarsi nel pomeriggio di oggi, quindi non ci sarà alcun vuoto di potere.
Durante il periodo di sospensione dall’incarico Rousseff dovrà subire un’indagine in commissione e un processo all’interno del Senato che sarà presieduto dal Presidente della Corte Suprema, Ricardo Lewandowski. Come in qualsiasi altro processo, l’accusa e la difesa avranno il diritto di esprimere le loro posizioni e potranno presentare dei testimoni. I senatori, alla fine del processo, saranno anche i giudici e dovranno votare per l’innocenza o la colpevolezza di Rousseff: per la destituzione definitiva della presidente sarà necessaria una maggioranza dei due terzi (54 voti su 81). Temer resterà in carica fino a quando non ci saranno nuove elezioni, previste per il 2018. Diversi osservatori dicono però che si andrà ad elezioni anticipate, ma Rousseff non potrebbe ripresentarsi perché la destituzione prevede anche l’interdizione per otto anni dagli incarichi pubblici.

La situazione non sarebbe comunque semplice per il Brasile. Rousseff ha definito tutta la faccenda un “golpe” contro di lei e il suo partito: su 81 senatori, 24 hanno attualmente delle indagini in corso, 14 per lo scandalo di corruzione legato all’azienda petrolifera pubblica Petrobras. Rousseff, prima presidente donna del Brasile, era in carica dal 2011 (rieletta nel 2014) e durante i suoi mandati ha dovuto affrontare la peggiore recessione del paese dal 1930 e un’inchiesta sul vasto sistema di corruzione legato a Petrobras, in cui la presidente non è però direttamente coinvolta. Rousseff è accusata invece di aver truccato i bilanci pubblici durante la campagna della rielezione nel 2014 per mascherare le dimensioni del deficit del Brasile e aumentare la spesa pubblica: una pratica, scrive il Guardian, utilizzata anche dai presidenti precedenti. Il Guardian dice anche che la procedura di impeachment contro Rousseff è soprattutto un atto politico e spiega che dei quattro presidenti eletti direttamente dalla fine della dittatura militare brasiliana nel 1985, due sono stati fino ad ora messi sotto accusa. Oltre a Rousseff anche Fernando Affonso Collor de Mello, destituito nel dicembre 1992 e dichiarato incompatibile con gli uffici pubblici per otto anni. Collor è stato eletto senatore nel 2007 con il Partito Laburista Brasiliano e intervenendo oggi sulla destituzione di Rousseff, non ha precisato come voterà.

Tutte le persone che hanno le più importanti cariche di governo oltre a Rousseff e a cui, in linea di successione, spetterebbe la presidenza ad interim, sono coinvolte in diversi scandali. Il vicepresidente Temer rischia di affrontare anche lui una procedura di impeachment: è stato condannato a pagare una multa per aver violato i limiti di finanziamento della campagna elettorale, è coinvolto nell’inchiesta Lava-Jato (la rete di corruzione interna alla compagnia petrolifera statale Petrobras) e la sentenza potrebbe prevedere anche la sua esclusione dagli incarichi pubblici. Eduardo Cunha è stato sospeso la scorsa settimana dall’incarico di presidente della Camera bassa, è accusato di evasione fiscale e di aver ostacolato un’indagine che lo vede indagato nell’indagine su Petrobras. Cunha è stato sostituito da Waldir Maranhão, anche lui sospettato di corruzione nel caso Petrobras: e ha già annunciato che potrebbe lasciare a breve il suo incarico. È indagato per varie accuse anche il presidente del Senato, Renan Calheiros. L’ultima persona a cui spetterebbe guidare il paese è il Presidente della Corte Suprema, Ricardo Lewandowski che non è sotto inchiesta, ma il cui mandato terminerà nel mese di settembre: sarà sostituito da Carmen Lucia.

In sintesi: due dei cinque successori di Rousseff potrebbero essere sospesi a breve, altri due sono sotto inchiesta e il successore potenziale finale è un giudice non eletto che sta per essere sostituito. Il corrispondente del Guardian in Brasile ha scritto che le probabilità per Lucia, che in questo momento non è nemmeno nella lista, di diventare presidente entro la fine dell’anno potrebbero essere più alte rispetto a quelle che lo scorso agosto aveva il Leicester di vincere la Premier League.

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