Una campagna elettorale impossibile

by • 26 febbraio 2018 • SOCIALECommenti disabilitati su Una campagna elettorale impossibile322

Appena pochi mesi fa circolavano forti preoccupazioni per l’Italia e quindi per l’Europa. Il 4 marzo i cittadini italiani sono chiamati alle urne, e già si prevedeva un’ulteriore avanzata dei “populisti” antieuropei, che si tratti del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, della Lega amica di Marine Le Pen o di Silvio Berlusconi, il sempreverde della politica italiana. E si temeva che ne uscisse un paese ingovernabile, privo di una maggioranza e con un parlamento in cui avrebbero prevalso i nemici dell’Ue e dell’euro.

E invece, a pochi giorni delle elezioni, il polverone si è posato. Lo spread, cioè il differenziale del tasso di rendimento tra i titoli del debito pubblico tedeschi e quelli italiani, ci dice che, comunque vada, la comunità internazionale non è molto in pensiero per le sorti dell’Italia. Si è infatti assestato su un rassicurante 1,3 per cento, benché tutti i sondaggi diano il Movimento 5 stelle vicino al 30 per cento, la Lega di Salvini attorno al 12-13, Forza Italia di Berlusconi tra il 16 e il 18 per cento.

Tuttavia questa assenza di allarme nella comunità internazionale dipende da un fenomeno inconsueto per un periodo elettorale. Normalmente, nelle settimane che precedono il voto, gli avversari cominciano una guerra di parole senza quartiere, mentre attualmente in Italia succede il contrario: tutti o quasi tutti si sforzano di apparire più moderati di prima.

A inaugurare tale tendenza in questa campagna elettorale italiana è stato il Movimento 5 stelle, uno dei principali spauracchi dell’Europa da quando, dal nulla, è entrato in parlamento con il 25 per cento dei voti. A quel tempo lo guidava Beppe Grillo che diceva peste e corna dell’Unione europea e soprattutto dell’euro. E oggi? Il referendum sulla permanenza dell’Italia nell’eurozona, fino a poco tempo fa al primo posto tra le promesse elettorali cinquestelle, è stato cancellato senza essere sostituito.

Come se non bastasse, il Movimento 5 stelle si presenta alle elezioni con un gran numero di candidati abbastanza insoliti per il movimento, messi in lista in molti collegi anche se finora non erano attivi con i cinquestelle. Fra di essi, docenti universitari ma anche generali; ricercatrici in oncologia e operatori di associazioni che aiutano i rifugiati; c’è il presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma ma anche l’ex capo di Sky News Italia. Questo dunque è il messaggio che il movimento 5 stelle lancia alla società italiana, nel cuore dell’Europa; e ben gli si adatta il candidato di punta, Luigi Di Maio, un giovanotto di appena 31 anni che non strilla mai… insomma l’esatto contrario di Grillo, che in politica gli ha fatto da padre. Da mesi, Di Maio incontra ambasciatori dei paesi dell’Ue e vola da una capitale europea all’altra, sempre recando lo stesso annuncio: anche se il movimento dovesse uscire vittorioso dalle urne, non sarebbe una tragedia.

Il ritorno del cavaliere
Su un ben diverso fronte politico c’è anche un altro dei protagonisti che, in un certo senso, si è reinventato: Silvio Berlusconi. Aveva perso ogni credito in Europa per aver portato l’Italia a schiantarsi contro un muro, da ultimo quando è stato di nuovo capo del governo fra il 2008 e il 2011. Del resto già nel 2001 Bill Emmott, l’allora caporedattore dell’Economist, l’aveva bollato come un inadatto a governare l’Italia. E oggi? Oggi lo stesso Emmott dice che Berlusconi potrebbe salvare l’Italia ergendosi a baluardo contro il populismo. E infatti Silvio si vende proprio come il salvatore dell’Italia: dai cinquestelle, che a sentir lui sarebbero ancor più pericolosi dei “comunisti”, ma anche dalla Lega, che continua a scagliarsi contro l’euro.

Nessuno dei grandi schieramenti, il blocco di centrosinistra riunito intorno al Partito democratico di Matteo Renzi, l’alleanza di destra, il movimento 5 stelle, ha buone probabilità di ottenere una maggioranza di governo in grado di stare in piedi. Come se ne esce? Restano solo due opzioni: indire subito nuove elezioni oppure scendere a compromessi e mettersi d’accordo su un governo di tecnici, o un governo di minoranza, o magari una coalizione. Ma Renzi, per esempio, esclude categoricamente una coalizione con Berlusconi dopo il voto, benché nessuno gli creda. Berlusconi, dal canto suo, già si spreca a elogiare presidente del consiglio dei ministri uscente, Paolo Gentiloni, che proviene dal Pd di Renzi. E perfino il Movimento 5 stelle di Di Maio, finora strenuo oppositore di qualsiasi alleanza con altre forze politiche, adesso si dice pronto a parlarne.

Insomma, è improbabile che dopo il 4 marzo a Roma scoppi il caos: il paese conserverà un minimo di stabilità. Tutt’altra questione è quale sia lo stato di salute della democrazia italiana. Almeno all’interno dei partiti, si può considerare ai minimi storici. Berlusconi l’ha sempre pensato fin dal 1994, anno della sua discesa in campo: siccome aveva il potere assoluto, si è circondato di candidati accondiscendenti. Il Pd aveva stabilito nel suo statuto che i candidati sarebbero stati selezionati attraverso le primarie. Ma adesso Renzi ne ha fatto carta straccia e li ha scelti da solo. L’unico ad aver organizzato tra i suoi attivisti una votazione online per i candidati da mettere in lista nei collegi è stato il Movimento 5 stelle. Poi però Di Maio ha semplicemente cancellato quelli che non gli stavano bene e li ha sostituiti con persone di suo gradimento.

Così nel prossimo parlamento i capi dei tre schieramenti principali disporranno di truppe dalla fedeltà assicurata: premessa non secondaria per i cambi di casacca che si prevedono, visto che non è chiaro chi avrà la maggioranza e di quanto. Il loro potere è consolidato mentre i loro partiti si trasformano in entità sempre più magmatiche e più che mai lontane dai cittadini.

I quali, finché dura la campagna elettorale, vanno assecondati con il populismo fiscale che costituisce il tratto comune a tutti e tre gli schieramenti, che stanno promettendo mari e monti. Ma un sondaggio rivela che a crederci ormai sono pochissimi. E così, nel giorno delle elezioni tutti i partiti rischiano di vedersi punire dal tasso di astensione più alto dal 1945 a questa parte.

________________________________________________________________
schermata-2016-10-01-alle-19-19-06
COSTA PARADISO NEWS SUPERA 450.000 VISUALIZZAZIONI DI PAGINA IN 132 STATI E 968 LOCALITÀ ITALIANE (Google analytics 10 gennaio 2018)
_______________________________________________________________

I commenti agli articoli e gli annunci delle rubriche sono gratuiti e devono rispettare tutte le leggi e i regolamenti vigenti in Italia.
Gli annunci vengono pubblicati sempre sotto la sola responsabilità dell’utente, che all’atto della richiesta dell’annuncio dichiara altresì di conoscere e accettare le Condizioni Generali di Servizio.

La redazione di Costaparadisonews non potrà essere ritenuta responsabile ad alcun titolo per quanto descritto dagli utenti e per la loro condotta.

Le relazioni intrattenute tra gli utenti del Servizio, incluso l’acquisto, lo scambio di informazioni, anche per il tramite del form di risposta all’annuncio, la consegna o il pagamento di beni o servizi, avvengono esclusivamente tra utenti senza che Costaparadisonews sia parte della relazione.
______________________________________________________________
Informativa sulla Privacy
______________________________________________________________
Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili. Puoi disabilitare i cookie sul tuo browser, oppure accettarli e continuare a navigare.
PER SAPERNE DI PIÙ

______________________________________________________________

.

Pin It

Comments are closed.