Francesco e l’aborto terapeutico

by • 15 novembre 2018 • In evidenza, SOCIALECommenti disabilitati su Francesco e l’aborto terapeutico208

All’udienza generale dedicata al quinto comandamento, «non uccidere», ricorda la figura di Giovanni Paolo II.

«Come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare? È giusto fare fuori una vita umana per risolvere un problema? È giusto affittare un sicario per risolvere un problema?». Lo ha detto il Papa nel corso della catechesi dell’udienza generale dedicata oggi al quinto comandamento, «non uccidere». «In ogni bambino malato, in ogni anziano debole, in ogni migrante disperato, in ogni vita fragile e minacciata, Cristo ci sta cercando», ha detto Francesco, che, all’approssimarsi del 40esimo anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo II, con i pellegrini giunti da Cracovia ha ricordato la figura del suo predecessore che «ha introdotto la Chiesa nel nuovo millennio».

Jorge Mario Bergoglio, prima dell’udienza generale, ha ricevuto in aula Paolo VI i pellegrini di Cracovia, l’arcidiocesi di Karol Woytyla, e nel pomeriggio è attesa come ogni giorno la sua presenza all’assemblea sinodale. In piazza San Pietro il Papa, a bordo della jeep, ha fatto il consueto giro all’interno del colonnato berniniano per salutare i fedeli e come ogni settimana è poi salito a piedi sul sagrato della Basilica vaticana per presiedere l’udienza.

«Si potrebbe dire che tutto il male operato nel mondo si riassume in questo: il disprezzo per la vita», ha detto il Pontefice argentino proseguendo un ciclo sui dieci Comandamenti. «La vita è aggredita dalle guerre, dalle organizzazioni che sfruttano l’uomo, dalle speculazioni sul creato e dalla cultura dello scarto, e da tutti i sistemi che sottomettono l’esistenza umana a calcoli di opportunità, mentre un numero scandaloso di persone vive in uno stato indegno dell’uomo. Un approccio contraddittorio – ha proseguito – consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti. Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare? È giusto fare fuori una vita umana per risolvere un problema? È giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Non si può non è giusto, è piccolo per risolvere un problema, è come affittare un sicario. Da dove viene tutto ciò? Da dove viene tutto ciò? La violenza e il rifiuto della vita nascono in fondo dalla paura».

«L’accoglienza dell’altro, infatti, è una sfida all’individualismo. Pensiamo, ad esempio, a quando si scopre che una vita nascente è portatrice di disabilità, anche grave», ha detto ancora il Papa. «I genitori, in questi casi drammatici, hanno bisogno di vera vicinanza, di vera solidarietà, per affrontare la realtà superando le comprensibili paure. Invece spesso ricevono frettolosi consigli di interrompere la gravidanza. Un bimbo malato è come ogni bisognoso della terra, come un anziano che necessita di assistenza, come tanti poveri che stentano a tirare avanti: colui, colei che si presenta come un problema, in realtà è un dono di Dio che può tirarmi fuori dall’egocentrismo e farmi crescere nell’amore. La vita vulnerabile ci indica la via di uscita, la via per salvarci da un’esistenza ripiegata su sé stessa e scoprire la gioia dell’amore».

«Che cosa conduce l’uomo a rifiutare la vita?», ha domandato ancora Papa Francesco. «Sono gli idoli di questo mondo: il denaro, il potere, il successo. Questi sono parametri errati per valutare la vita. L’unica misura autentica della vita è l’amore, l’amore con cui Dio la ama!» e «il segreto della vita ci è svelato da come l’ha trattata il Figlio di Dio che si è fatto uomo fino ad assumere, sulla croce, il rifiuto, la debolezza, la povertà e il dolore. In ogni bambino malato, in ogni anziano debole, in ogni migrante disperato, in ogni vita fragile e minacciata, Cristo ci sta cercando, sta cercando il nostro cuore, per dischiuderci la gioia dell’amore. Vale la pena di accogliere ogni vita perché ogni uomo vale il sangue di Cristo stesso. Non si può disprezzare ciò che Dio ha tanto amato!».

Per Bergoglio, infine, «dobbiamo dire agli uomini e alle donne del mondo: non disprezzate la vita! La vita altrui, ma anche la propria, perché anche per essa vale il comando: “Non uccidere”. A tanti giovani va detto: non disprezzare la tua esistenza! Smetti di rifiutare l’opera di Dio! Tu sei un’opera di Dio! Nessuno misuri la vita secondo gli inganni di questo mondo, ma ognuno accolga sé stesso e gli altri in nome del Padre che ci ha creati. Lui è “amante della vita” e noi tutti gli siamo così cari, che ha inviato il suo Figlio per noi».

Ai pellegrini polacchi giunti da Cracovia in prossimità del 40esimo anniversario della elezione di Giovanni Paolo II, che aveva ricevuto prima dell’udienza in piazza San Pietro, il Papa è tornato a rivolgersi, al momento dei saluti in lingua, per ringraziare Cristo «che ha voluto chiamare dalla vostra terra questo grande Papa, e affidargli il compito di introdurre la Chiesa nel nuovo millennio. Il suo insegnamento, il suo esempio di santità e la sua intercessione, guidino e proteggano il nostro cammino quotidiano, a volte difficile, sulle strade del Signore».

Ai fedeli italiani, infine, il Papa ha ricordato che «il mese di ottobre è dedicato alle missioni e alla preghiera del Santo Rosario. Carissimi, pregando il Rosario, invocate l’intercessione della Beata Vergine Maria su ogni vostra necessità e sulla Chiesa, affinché possa essere sempre più santa e missionaria, unita nel percorrere le strade del mondo e concorde nel portare Cristo ad ogni uomo».

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