Il crollo di Bitcoin e delle criptovalute

by • 26 gennaio 2018 • ECONOMIA, In evidenzaCommenti (0)225

Tra lunedì 15, martedì e mercoledì 17 gennaio 2018 Bitcoin e quasi tutte le principali criptovalute sono crollate di valore: con alcune eccezioni hanno perso fino al 40 per cento, in quello che è finora il peggior momento del mercato delle criptovalute dopo la loro grande crescita della seconda metà del 2017. Secondo il sito Coin Market Cap, il totale del mercato delle criptovalute è passato da circa 700 miliardi di dollari a circa 440 tra lunedì e mercoledì: un crollo del 37 per cento. Tra commenti allarmistici e altri rassicuranti, in molti stanno provando a valutare la reale entità del fenomeno, a spiegarla e a prevedere cosa accadrà adesso.

Bitcoin ha perso circa il 30 per cento, partendo da 14.271 dollari e arrivando sotto i 10mila, una cifra che non veniva raggiunta dallo scorso novembre (a fine dicembre arrivò quasi a 20mila dollari). Ethereum, la seconda criptovaluta per volume d’affari, ha perso più del 35 per cento, passando da oltre 1.300 dollari a circa 835 dollari. Ripple, la terza criptovaluta, ha perso oltre il 40 per cento, passando da 1,83 dollari a meno di un dollaro. Queste quotazioni sono quelle del sito Coindesk e possono variare leggermente rispetto a quelle di altri siti, perché sono calcolate in tempo reale sulla base degli scambi che avvengono sui siti di scambio di tutto il mondo. Alcuni siti hanno deciso di escludere dai propri calcoli i siti sudcoreani, che sono molto in agitazione negli ultimi tempi e possono quindi fornire quotazioni un po’ diverse.

Questo perché il mercato delle criptovalute è estremamente volatile, cioè può fluttuare moltissimo tra picchi e crolli, improvvisi e non necessariamente collegati a eventi concreti. Molti esperti di criptovalute sostengono che quello in corso sia un semplice assestamento del mercato, normale dopo la grandissima crescita degli ultimi mesi.

Vista la sua grande volatilità, il mercato delle criptovalute è molto esposto a quello che viene definito «panic selling», cioè quello che succede quando molti investitori vendono per paura di un crollo del valore del proprio bene, contribuendo in questo modo al suo andamento negativo. In molti attribuiscono il crollo delle ultime ore al susseguirsi di notizie potenzialmente dannose per il mercato delle criptovalute, e in particolare alla notizia di una possibile chiusura dei siti di exchange sudcoreani.

La Corea del Sud è il terzo paese al mondo per volume d’affari in criptovalute, e il ministro della Giustizia ha annunciato la decisione di chiudere i siti di exchange (le motivazioni riguardano soprattutto la volontà dei governi di regolamentare un mercato che finora era stato sostanzialmente ignorato). Dopo l’annuncio del ministro della Giustizia, il primo ministro ha detto che è soltanto un’ipotesi e che comunque ci vorrebbero mesi per attuarla.

L’incertezza sul futuro dei siti di exchange sudcoreani, la cui chiusura sarebbe un grosso problema per il mercato delle criptovalute, ha causato agitazione tra molti investitori, che per questo hanno iniziato a vendere. Ma attribuire il crollo del mercato a un’unica causa sarebbe un errore, ha influito in questi cali anche la chiusura di Bitconnect, una piattaforma per investire e scambiare bitcoin, che era sospettata di truffare gli utenti con uno schema Ponzi.

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