gravità

La maternità dopo i 40 anni

by • 3 marzo 2014 • CuriositàCommenti (0)121

Sulle cartelle cliniche vengono definite “primipare attempate”, le donne che vivono l’esperienza della maternità dopo i 30 anni. Una condizione che altrove fa discutere (vedi Halle Berry, mamma del secondo figlio a 46 anni) ma in Italia è quasi la “normalità”: siamo le mamme più vecchie d’Europa, solo la Svizzera ci batte. Oltre alle ragioni, dibattutte da sempre, ci siamo chieste: cosa cambia, veramente, nel fare un figlio a 25 piuttosto che a 35 anni?
DI IRMA D’ARIA

L’ultima in ordine di tempo è la ex Bond girl Halle Berry, che ha da poco dato alla luce il secondo figlio, a 46 anni, dopo aver avuto la primogenita Nahla a 42. Ma di recente si è parlato anche della gravidanza “tardiva” di Carmen Russo diventata mamma per la prima volta a 53 anni della piccola Maria, avuta col compagno Enzo Paolo Turchi. Tra le Vip primipare attempate c’è anche Gianna Nannini, diventata mamma a 54 anni. Vip a parte, le donne che decidono di affrontare la prima gravidanza ben oltre i 40 anni sono sempre più numerose. In Italia, infatti, le gravidanze iniziate e portate a termine dopo quest’età sono raddoppiate negli ultimi dieci anni con differenze geografiche notevoli e motivazioni molto varie. Ma come affrontare serenamente la magia della maternità quando viene vissuta dopo i 40 anni? E cosa cambia rispetto ai rischi per la salute della donna e del bambino? Ne parliamo con Verena Schmid, ostetrica da 30 anni e autrice di “Mamma da grande. Vivere al meglio la maternità dopo i 35 anni” (Urra, 287 pagine, 16 Euro), e con Rossella Nappi, professore Associato della Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico San Matteo Università degli Studi di Pavia.

Le primipare attempate in Italia. In Italia, stando ai dati Istat, l’età media del parto è cresciuta parecchio, passando dai 29,1 anni del 1991 ai 31,4 anni del 2011: numeri che fanno delle italiane le mamme “più anziane” d’Europa, visto che nel vecchio continente l’età della maternità è ferma attorno ai 30 anni e solo in Svizzera le donne fanno figli tardi quanto noi. Secondo l’ultimo rapporto “Centro di Assistenza al Parto – Analisi dell’evento nascita” curato dal Ministero della Salute, i livelli più elevati di fecondità si concentrano al Nord nelle Province Autonome di Trento e Bolzano e nel Mezzogiorno in Campania e Sicilia. Le regioni in assoluto meno prolifiche sono invece Sardegna, Basilicata e Molise. Per quanto riguarda l’età, gli ultimi dati confermano per le italiane una percentuale di oltre il 60% dei parti nella classe di età tra 30-39 anni. La regione con il maggior numero di parti di donne over 40 è la Sardegna (10,48%) seguita dalla Liguria (9,61), dal Lazio (9,42%) e dalla Toscana (8,85%). Le primipare attempate con più di 40 anni sono solo il 5,97 in Sicilia, il 5,84% in Calabria e il 5,68% in Campania. In queste tre regioni, circa il 36% dei parti riguarda donne tra i 20 e i 29 anni: un dato che conferma il fatto che quando non si lavora, come spesso accade nelle regioni del Sud Italia, i figli si fanno prima.

Prima un lavoro stabile. Secondo i dati di un recente studio svolto dall’Università di Adelaide, in Australia, e pubblicato su “Human Reproduction”, l’era delle mamme over 35 è legata a doppio filo ai lavoretti e agli impieghi precari. Stando ai dati dello studio, le donne che hanno accumulato impieghi temporanei hanno meno probabilità di avere avuto il primo figlio all’età di 35 anni. Inoltre, più tempo è passato in attesa di un impiego stabile, più aumenta la probabilità che una giovane sia arrivata ai 35 anni senza figli. Insomma, non ci voleva un gruppo di scienziati per dire che le donne, in genere, aspirano alla sicurezza economica e alla stabilità prima di mettere su famiglia, o forse sono costrette da ragioni professionali ad anteporre le ragioni pratiche a quelle del cuore. “Sino ad ora mi sono concentrata sulla carriera. Tengo molto al mio lavoro e volevo raggiungere determinati obiettivi prima di diventare madre perché purtroppo ho visto tante colleghe restare indietro o essere messe da parte quando sono rimaste incinte” ci racconta Sonia, 39 anni, di Roma. “Ora sono pronta e con il mio compagno stiamo provando a fare un figlio. So che le mie probabilità sono più basse, ma se l’avessi fatto prima avrei avuto certamente dei rimpianti”.

In attesa dell’uomo giusto. Ma non sempre il lavoro è alla base di una maternità ritardata. Qualche volta si ha alle spalle una gravidanza interrotta perché è arrivata al momento sbagliato. Altre volte si rimanda il tema figli perché non ci si sente pronte. Spesso si fa fatica a trovare la persona giusta, per cui si tende ad aspettare finché non si conquistano le certezze date da un rapporto stabile. “La mia vita di coppia è sempre stata molto instabile: ho inseguito per tanto tempo uomini sbagliati e mi sono anche concessa del tempo per divertirmi” racconta Elisa, 41 anni di Torino. “Ho incontrato Alessandro solo sei mesi fa e sento che lui è l’uomo giusto. Ha 50 anni e tanta voglia di diventare padre. Ce la stiamo mettendo tutta per farcela e spero proprio che il nostro desiderio si avveri”.

La gravidanza ringiovanisce il corpo. Qualunque sia la motivazione, diventare mamme dopo i 40 è diverso che a 30. “La medicina considera le donne oltre i 35 anni a rischio basandosi sul fatto che, con l’aumento dell’età, aumentano statisticamente i rischi di malattie cromosomiche, ritardo di accrescimento per il bambino e di ipertensione, gestosi e diabete per la madre” ci racconta l’autrice del libro “Mamma da grande”, che sta creando a Firenze un Centro per la Salutogenesi in Maternità per accompagnare le madri e le famiglie nel percorso dell’attesa. Il problema, secondo l’ostetrica e autrice, è che con l’avanzare dell’età sicuramente la donna si assume più responsabilità e impegni nella vita, a volte abusando delle proprie forze e sfruttando troppo il corpo: “Può essere che alcuni organi fatichino di più e che lo stress naturale di una gravidanza per quell’organo diventi scompenso”, spiega la Schmid. “Ma se la donna tiene conto delle sue debolezze e assume uno stile di vita sano, se introduce forme di rilassamento che riportano all’equilibrio, può mobilitare le sue risorse e adattarsi positivamente alla gravidanza, che può svolgersi in modo del tutto fisiologico, anche dopo i 40 anni”.
Un interessante studio dimostra come le maggiori risorse socio-economiche e psico-emotive di una donna che diventa madre più tardi, assieme alla motivazione e alla scelta consapevole di maternità, compensano altamente gli eventuali maggiori rischi delle malattie e permettono una gravidanza fisiologica e un parto normale. Dunque, più che l’età anagrafica conta lo stato di salute della donna, il suo stile di vita e soprattutto le sue capacità reattive. La gravidanza accende i canali biologici e le competenze endogene. Il maggior produttore degli ormoni della gravidanza non è la donna, ma il bambino con la sua placenta. “Lui ringiovanisce il corpo della mamma, lo modifica, lo rende morbido, capace di aprirsi alla gravidanza e al parto” dice Schmid.

I rischi dopo i 40. A quest’età, la cosa più difficile è restare incinta. “La fertilità diminuisce naturalmente dopo i 35 anni e si possono riscontrare tassi più elevati di aborto spontaneo e di malformazioni fetali” chiarisce la ginecologa Rossella Nappi. Se si riesce a restare incinta, spesso il più è fatto ma ciò non toglie che l’età anagrafica conti e faccia la differenza per quello che riguarda i rischi sia per la salute della madre che per quella del bambino. “La gravidanza a 40 anni è certamente possibile, ma pone qualche sfida in più sul versante del benessere materno e fetale perché alcune condizioni, come l’ipertensione gestazionale e il diabete, sono più frequenti” spiega Nappi. Gli esami del sangue sono i medesimi, sia a 30 sia a 40 anni, e servono a escludere infezioni in atto e monitorare il benessere materno-fetale. Negli esami di base sono previste in genere tre ecografie standard, una serie di esami del sangue e delle urine, il test per lo streptococco vaginale e l’elettrocardiogramma. “Certamente a 40 anni occorrerà porre maggior attenzione alla salute generale della donna, più a rischio di incorrere in patologie che possono influenzare la gravidanza, come per esempio le alterazioni tiroidee o le malattie autoimmunitarie” dice la ginecologa. “Dai 35 anni in poi è consigliabile la diagnosi prenatale, con la villocentesi o l’amniocentesi, perché il rischio di patologie cromosomiche, come per esempio la sindrome di Down, è più elevato”.

I vantaggi dopo i 40. Ma diventare mamme da grandi riserva anche qualche lato positivo. È venuto fuori, per esempio, che protegge dal cancro dell’endometrio. Lo dimostra un recente studio condotto presso la Keck School of Medicine dell’Università della California del Sud secondo cui le donne che diventano mamme tra i 30 e i 40 anni, o anche oltre, vedono ridursi il rischio di ammalarsi di tumore all’endometrio in percentuali che vanno dal 17% al 44%, rispetto alle mamme che hanno partorito l’ultimo figlio a 25 anni o poco meno. Anche i bambini hanno qualche vantaggio: i ricercatori dello University College di Londra, infatti, hanno dimostrato che i figli delle mamme in là con l’età saranno più sani e in salute, impareranno a parlare più velocemente e impareranno ad esprimere le proprie emozioni meglio.

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