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LA PAURA DEL RIFIUTO

by • 12 maggio 2017 • In evidenza, SOCIALECommenti (0)272

Il rifiuto può essere ben difficile da affrontare.

Il rifiuto è in grado di abbatterci e demoralizzarci in modo estremamente significativo, specialmente quando stiamo indirizzando i nostri sforzi e riponendo le nostre speranze in un risultato positivo.

A nessuno, in fondo, piace ricevere un bel “No”, per quanto cortese ed educato.

La consapevolezza che dovremmo assumere in tale prospettiva è che il rifiuto è parte integrante del processo di crescita, nel lavoro, nelle relazioni, nella vita.

Il rifiuto ci aiuta a scoprire i nostri punti deboli e le nostre aree di miglioramento, ci consente ogni volta di apprendere qualcosa in più su noi stessi e, in definitiva, ci dona la possibilità di crescere.

L’unico modo per evitare il rifiuto è quello di rimanere al chiuso da solo nella nostra scatola, nel porto sicuro della nostra zona di comfort, evitando, di fatto, di affrontare la vita in tutta la sua bellezza.

Certamente un rifiuto è sempre poco agevole da digerire, ma attraverso alcune semplici strategie potremo imparare ad affrontarlo e gestirlo al meglio.

Ecco come:

1) Non prendiamola sul personale

Quando approcciamo qualcuno, in una misura più o meno ampia stiamo aprendo noi stessi al mondo, per cui un eventuale rifiuto ci trasmette la sensazione che in quel momento siamo noi come persona che veniamo rifiutati. Questo è il motivo per cui quando siamo respinti tendiamo inevitabilmente a prendercela a livello personale.

Ad esempio, quando si ricevono dei rifiuti su cose che sono davvero importanti, in qualche modo ci si sente feriti a livello personale. L’istinto è quello di domandarsi se non ci sia qualcosa di sbagliato in noi, se noi non valiamo abbastanza o non siamo all’altezza. Tutto ciò rischia fortemente di farci dubitare di noi stessi e mettere a repentaglio la nostra autostima.

E’ chiaro che tale approccio finisce per rivelarsi controproducente. Proviamo allora, di fronte a un rifiuto, ad assumere una prospettiva diversa e a considerare quel “No” come un rifiuto a una nostra richiesta e non alla nostra persona. Una nostra richiesta è semplicemente espressione della nostra persona e dei nostri pensieri, è un’entità distinta e non sovrapponibile alla nostra totalità come individui. Se una nostra richiesta viene respinta, non siamo noi ad essere rifiutati, ma la richiesta. Certamente un’altra nostra richiesta potrà essere accolta.

Cerchiamo di comprendere che è molto raro che un rifiuto venga indirizzato a livello personale. Normalmente un rifiuto si riceve quando i bisogni o le esigenze dell’altro non combaciano con le nostre richieste, non con noi. Chiamandoci fuori dall’equazione “rifiuto di una nostra idea = rifiuto della nostra persona”, realizzeremo che gran parte delle nostre risposte emozionali di fronte a un rifiuto sono per lo più ingiustificate e non necessarie.

2) Teniamoci pronti per il rifiuto
Riuscire ad anticipare un rifiuto e a tenerci pronti per fronteggiarlo ci aiuta in un duplice modo.

In primo luogo, prepararci a un rifiuto ci consente di fissarci dei limiti ben più alti di quelli che accetteremo normalmente. Poiché siamo pronti a ricevere un rifiuto saremo anche maggiormente disposti a spingerci oltre i nostri confini naturali e la nostra zona di comfort, con l’obiettivo di esprimere tutte le nostre potenzialità e incrementare in tal modo le possibilità di ottenere un “”.

Prepararci al rifiuto, inoltre, ci consente di gestirlo al meglio nel momento in cui questo si presenta perché in una certa misura possiamo decidere in anticipo le mosse da adottare di conseguenza.

Tutto questo ovviamente non significa adottare in anticipo un atteggiamento di sconfitta, rassegnazione o pessimismo. Al contrario, tenersi pronti per un rifiuto significa comunque dare tutto se stessi per prepararsi al meglio per il successo e a essere rapidi a ripartire a fronte di un “no” o a una sconfitta.

3) Mantenere il focus su ciò che possiamo controllare
Se semplifichiamo la realtà dividendola in due metà, possiamo collocare da un lato gli accadimenti esterni e dall’altro gli eventi interni.

Nel primo gruppo troverà posto tutto ciò su cui il nostro potere di controllo o intervento è estremamente limitato o addirittura completamente nullo: eventi naturali, azioni e comportamenti delle altre persone, l’ambiente circostante e così via.

Nell’altro gruppo, invece, confluiranno tutti quegli elementi legati alla nostra sfera intima e personale, quali pensieri, emozioni, convinzioni e azioni.

Al fine di poter gestire al meglio le situazioni in cui una nostra idea o una nostra proposta vengono respinte, è fondamentale saper acquisire la capacità di influenzare ciò che è nella nostra sfera di controllo, vale a dire tutti gli aspetti che fanno parte del secondo gruppo.

Utilizzare il nostro tempo per influenzare ciò che non è sotto il nostro controllo determina esclusivamente frustrazione e senso di impotenza, laddove cercare di tenere sotto controllo ciò che è effettivamente da noi influenzabile ci rende anche in grado di saper gestire nel modo più appropriato le situazioni di disagio, sconfitte e, appunto, rifiuto.

Indipendentemente da ciò che accade all’esterno, noi possiamo sempre intervenire, in misura più o meno ampia a seconda delle nostre capacità, sul nostro stato d’animo e sul modo in cui reagiamo agli eventi esterni.

4) Impariamo dal rifiuto
C’è sempre una ragione, condivisibile o meno, dietro a ogni rifiuto. In alcuni casi la nostra idea può avere punti deboli, in altre situazioni può non soddisfare i bisogni dell’altro, forse l’abbiamo esposta male, abbiamo sbagliato approccio, cè un’incomprensione di fondo o una diversità di vedute. Insomma, le ragioni alla base di un rifiuto ci sono sempre, per quante diverse possano essere tra di loro.

In ogni caso, qualsiasi sia la ragione dietro a un rifiuto, possiamo farne tesoro. Se riusciamo a capire cosa è andato storto questa volta, possiamo darci da fare per migliorare e rendere la nostra idea o la nostra proposta più solida per la prossima occasione. Ciò aiuterà la nostra crescita in modo estremamente significativo.

Quuesta prospettiva può essere applicata a qualsiasi situazioni in cui si viene scartati, rifiutati o respinti: colloqui di lavoro, proposte d’affari, relazioni sentimentali, e così via. La nostra abilità, in tali circostanze, consiste nel guardare alla situazione in modo oggettivo e aperto, mantenendoci pronto alla critica e a cambiare ciò che non ha funzionato.

Sta a noi chiedere dei feedback all’altro su cosa è andato male e su ciò che può essere migliorato. Ogni sconfitta è un’occasione fantastica per migliorare.

5) Comprendere che il rifiuto significa crescita, non regressione
Normalmente il rifiuto ci suscita emozioni e sensazioni negative perché quando siamo respinti sentiamo di fare un passo indietro e i nostri obiettivi ci appaiono chiusi in un vicolo cieco. Abbiamo la sensazione, in sostanza, che siamo bloccati, che non cresciamo e che, al contrario, siamo certi di stare regredendo. Sentiamo di aver sprecato le nostre risorse e il nostro tempo in un’iniziativa che è sfociata nel nulla.

La realtà è proprio opposta. Essere respinti o rifiutati rappresenta un’impareggiabile opportunità di crescita.

Il rifiuto è l’occasione migliore per comprendere i nostri punti deboli, cosa vogliono gli altri, qual’è la prospettiva altrui e come possiamo aiutare sia noi stessi che gli altri a raggiungere i propri obiettivi. Impariamo a convivere fianco a fianco con il rifiuto, diventerà il nostro alleato migliore per la crescita e il successo.

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