La profezia nera di Soros “Trump sparirà nel 2020 o pure prima”

by • 8 febbraio 2018 • ESTERI, In evidenzaCommenti disabilitati su La profezia nera di Soros “Trump sparirà nel 2020 o pure prima”226

Penso che l’amministrazione Trump sia un pericolo per il mondo. Ma la considero un fenomeno passeggero che sparirà nel 2020 o anche prima”, ha detto il finanziere americano ieri sera nel corso dell’abituale cena che offre al World Economic Forum. Una profezia nera che deve aver ghiacciato tutti quanti tranne il presidente degli Stati Uniti che è solito a non curarsi di quanti lo attaccano.

L’attacco a Trump e all’America
L’euro, i bitcoin, Vladimir Putin. Soros è un fiume in piena. Come al solito. Le sue sfere di ingerenza sono molteplici. E così attacca a testa bassa. Il nemico numero uno, al momento, è Trump. E così al tycoon non risparmia colpi bassi. Anzi, bassissimi. “Riconosco che Trump ha motivato i suoi sostenitori in modo brillante, ha detto il finanziere ungherese, ma per ogni fan ha anche creato un numero maggiore di oppositori che hanno motivazioni ugualmente forti. Alle elezioni di mid-term di quest’anno mi aspetto una netta vittoria dei democratici”. Per Soros, “la minaccia di una guerra nucleare è così orrenda che tendiamo ad ignorarla, ma è reale”. A suo dire gli Stati Uniti sarebbero sulla via di una guerra nucleare perché si rifiutano di accettare che la Corea del Nord è diventata un potere nucleare e potrebbero reagire in maniera in teoria preventiva, cioè “dare inizio a una guerra nucleare per evitare una guerra nucleare, il che è ovviamente una strategia contradditoria”. “Trump, ha quindi aggiunto, dovrebbe collaborare con tutte le parti interessate al dossier nord-coreano, a cominciare dalla Cina”.

Le criptovalute e i giganti del web
Nel corso della cena al World Economic Forum, Soros ha anche attaccato duramente le criptovalute che considera “una tipica bolla, basata su una incomprensione”. “Il bitcoin non è una valuta perché una valuta dovrebbe essere relativamente stabile per essere effettivamente usata, ha aggiunto, ma se una valuta cade del 25% in un giorno non ci si possono pagare gli stipendi. Quindi è solo speculazione”. Per Soros le criptovalute continueranno ad esistere perché vengono anche usate per riciclare denaro sporco. “Finché ci saranno dittature, ci saranno i bitcoin che le usano per riciclare”. Nella reprimenda sono, però, finiti ai giganti del web. Attaccandone l’influenza monopolistica, Soros si è apertamente rallegrato dell’arrivo, almeno in Europa, di regole e tasse che “frenano il loro strapotere”.

Secondo Soros, Facebook e Google sono diventati monopoli che sono un ostacolo stesso all’innovazione da cui sono nati. “Ora influenzano il modo in cui le persone pensano e si comportano, senza che le persone se ne accorgono, ha argomentato, e questo può avere gravi conseguenze per la democrazia, particolarmente sull’integrità delle elezioni”. “La loro straordinaria redditività è in gran parte funzione del fatto che evitano responsabilità per i contenuti, che non pagano, delle loro piattaforme”, ha continuato Soros accusando le social media companies di “ingannare” gli utenti “manipolando l’attenzione e dirigendola verso i loro obiettivi commerciali” e “provocando deliberatamente la dipendenza ai servizi che forniscono”.

Per Soros, però, non è solo questione di distrarre le persone e di renderle dipendenti. “Nella nostra era digitale le social media companies stanno inducendo le persone ad abbandonare la loro autonomia, ha continuato, e le persone senza libertà di pensiero possono essere manipolate con facilità”. Secondo il finanziere ungherese, “è un pericolo attuale e ha già svolto un ruolo importante nelle elezioni presidenziali americane. Per fortuna, ha chiosato, il World Economic Forum è un buon posto per annunciare che i loro giorni sono contati: sono in arrivo tasse e regole e la commissaria Ue alla concorrenza Vestager sarà la loro nemesi”.

I difetti dell’euro (e dell’Europa)
Nel corso del suo discorso Soros non si è tirato indietro dal dare giudizi anche sull’Europa. L’euro, per esempio, “ha alcuni difetti che il Trattato di Maastricht non ha previsto e di cui non si vede ancora una soluzione”. “Per questo, ha continuato, non dovrebbe essere un obbligo l’adozione della moneta unica da parte di tutti gli Stati membri della Ue, come invece prescrive il Trattato”. Il finanziere ungherese sarebbe, piuttosto, favorevole a una Europa à la carte. Una sorta di Unione europea “a più binari” in cui gli Stati membri sono liberi di formare coalizioni per perseguire particolari obiettivi su cui concordano. “Ed è una cosa diversa dall’Europa a più velocità dove in anticipo si definiscono gli obiettivi”, ha sottolineato Soros.

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