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L’adolescenza è un’invenzione moderna

by • 9 marzo 2016 • In evidenza, SOCIALECommenti (0)370

Un tempo, a quindici anni non si era adolescenti ma già giovani adulti.
L’adolescenza è un’invenzione moderna, questa età inquieta in cui si è ancora economicamente dipendenti dalle figure familiari e s’intraprende un lungo percorso di preparazione scolastica al mondo del lavoro; e al tempo stesso tempo si è già fisicamente cresciuti e psicologicamente pieni di aspirazioni, sogni e progetti che non sono più quelli infantili, il desiderio di esplorare il mondo è li, davanti a noi.
E infine, e questo è il terzo ingrediente che fa saltare tutto, la dipendenza economica si unisce però a una disponibilità, a un benessere sconosciuti alle età passate della sussistenza economica.
Si è nell’epoca del consumismo, e tra lavoretti part time e paghette passate dai genitori l’adolescente, pur dipendente, ha anche una sua indipendenza che lo rende già soggetto economico, cliente e consumatore. Soprattutto consumatore di cultura: musica prima di ogni cosa, e poi cinema, serie tv, informatica, insomma ogni genere di media.

Questo adolescente è quindi uno strano soggetto, un individuo e un cittadino a metà, dipendente e indipendente, oggetto e agente, attore e comparsa. Promuove e sostiene una cultura che è dominante soprattutto nel campo musicale, almeno dai tempi di Presley, mentre in altri campi è assente per oggettiva immaturità. Questa sua instabilità destabilizzante si prolunga in una giovinezza infinita che è poi un’infinita adolescenza, negli studi universitari e nella ricerca del primo impiego. E anche in quei casi in cui non si studia all’università e ci si inserisce prima nel mondo del lavoro, permane questa sensazione di eterna attesa e di eterna adolescenza.

L’adolescenza è quindi destabilizzazione per eccellenza. Lo fu in maniera divertente e musicale negli anni ’50, psichedelica e idealista nei ’60, cupamente utopica nei ’70, e poi si è quasi paradossalmente stabilizzata nella sua labilità e nella sua natura di età imperfetta negli anni successivi.

È vero che l’allargarsi delle libertà individuali e delle possibilità di realizzazione personale rende più problematica quest’età sospesa nella quale non si realizza ancora una vera e completa partecipazione sociale e gli scopi personali non sono ancora chiari e ben definiti. Accade quindi che per un adolescente l’impegno nello studio possa essere messo in atto per compiacere i genitori in una relazione di dipendenza, o possa essere lo strumento per raggiungere una maggiore autonomia attraverso il successo scolastico. Oppure che l’affermazione di sé possa realizzarsi attraverso comportamenti pericolosi e ad alto rischio, come l’uso di droghe, o con comportamenti socialmente utili, come l’impegno a favore degli altri.

Lo studio dei comportamenti a rischio adolescenziali è recente e ha acquisito maturità scientifica solo dagli anni Ottanta del secolo scorso, quando si è compreso come la maggior parte delle cause di malattia e di morte in quell’età dipendano da comportamenti a rischio. Comportamenti pericolosi per la salute come l’uso di sostanze, il comportamento sessuale precoce o rischioso, la guida pericolosa, il comportamento suicida e omicida, i disordini alimentari e la delinquenza. Questi comportamenti mettono in pericolo il benessere psicologico, sociale e fisico: l’attività sessuale precoce e non protetta che può portare a una gravidanza precoce, la guida pericolosa e il fumo di sigaretta.

Tuttavia, questi comportamenti a rischio hanno un senso e una funzione. Questi comportamenti consentono al ragazzo o alla ragazza di mettere alla prova le proprie abilità e competenze, di mettere alla prova i livelli di autonomia e controllo raggiunti e di sperimentare nuovi stili di comportamento. L’assunzione del rischio e la sperimentazione aiutano gli adolescenti a raggiungere indipendenza, maturità e a costruire una propria identità. Tuttavia, tale assunzione di rischio può portare a mettere in atto comportamenti estremamente dannosi per la salute propria e altrui.

Accanto alla necessità di mettersi alla prova, di saggiare le proprie forze, vi sono altri due fattori alla base dei comportamenti destabilizzanti dell’adolescenza: l’ottimismo irrealistico e la ricerca di sensazioni (sensation seeking). Il primo è una distorsione cognitiva che fa sottostimare all’adolescente il rischio che corre. Questa distorsione ha il suo senso, perché concorre a incoraggiare l’adolescente a mettersi alla prova. Naturalmente però concorre anche alla devianza e alla destabilizzazione. La ricerca di sensazioni è il desiderio e la ricerca attiva di novità e di intensità nelle esperienze. Che però si correla con comportamenti sessuali precoci e non protetti, l’uso di droga e alcol e altri comportamenti a rischio.

Insomma, l’adolescente è catapultato in una condizione nuova, sospeso tra i due estremi di una condizione perduta di certezza, l’infanzia, e una nuova di affascinante e terrificante incertezza, l’età adulta; tra gli agi e le sicurezze di quando era fanciullo, accudito dai genitori e dalle figure di riferimento, e la libertà e le nuove responsabilità della condizione adulta. I comportamenti, rischiosi e normali, messi in atto dai soggetti durante l’adolescenza hanno lo scopo di fornire una soluzione ai diversi compiti di sviluppo, che appaiono spesso indefiniti. Tra i comportamenti a rischio messi più frequentemente in atto oggi vi è l’utilizzo di stupefacenti, e in particolare di cannabis, che è la sostanza psicoattiva illegale maggiormente diffusa nel mondo.

Uno dei luoghi comuni tra gli adolescenti è che la cannabis sia un prodotto pressoché innocuo, anche se ormai la sua pericolosità sia a breve che a lungo termine è stata accertata.
Una destabilizzazione chimica, che ingannevolmente aiuta l’adolescente a sopportare la lunga attesa, la lunga anticamera che deve affrontare. Aiuto ingannevole, che anzi toglie armi mentali che saranno preziose nell’agognata età adulta successiva.

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