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Ok del Consiglio di Stato alle unioni civili

by • 26 agosto 2016 • In evidenzaCommenti (0)316

Non solo la sentenza che dichiara illegittima la distinzione tra la fecondazione omologa e quella eterologa. Ponendo a carico della coppia, in questo secondo caso, i costi del relativo trattamento.
Da Palazzo Spada arriva anche l’atteso parere sul decreto che istituisce i registri per le unioni civili.
Un parere che sgombra il campo dagli effetti che la temuta obiezione di coscienza dei sindaci avrebbe potuto produrre. E che apre ottimisticamente la strada alla celebrazione della prima unione già prima di Ferragosto.

Tema sul quale «con tutta evidenza la legge nulla dice», spiega del resto il presidente della sezione consultiva sugli Atti normativi Franco Frattini. «Il provvedimento non parla di sindaci ma di Ufficiali di Stato Civile, quindi una platea molto ampia». Il compito di trascrivere le unioni civili può essere, infatti, delegato «ad altre figure che rivestono altra qualifica». Insomma, «la platea è molto ampia e si evita il rischio che si paralizzi l’attuazione della normativa». Il parere muove dalla necessità di tutelare «un diritto che si fonda sull’articolo 2 della Costituzione, il quale indica l’unione della coppia come una formazione sociale da tutelare», chiarisce Frattini.

E include l’auspicio che il decreto sui registri venga varato contemporaneamente a quello del ministero degli Interni relativo alle formule da utilizzare. «Sarà così possibile in 15 giorni registrare la prima unione civile», prosegue Frattini. Ulteriore suggerimento è quello di sottoporre al parere del garante della privacy, da qui a dicembre, l’impianto complessivo delle norme in materia dal momento che vengono utilizzati dati sensibili. Infine, un ulteriore appello ad adottare nei termini i decreti attuativi e a non perdere la scadenza indicata del 5 dicembre prossimo: «Una cosa è un registro disposto con un provvedimento d’urgenza, altra è disciplinare un’intera situazione – ha detto Frattini – da qui il consiglio a compiere un monitoraggio sul funzionamento del decreto e il suggerimento a produrre circolari informative».

Quanto all’attività della giurisdizione amministrativa, dal 2011 al 2015 è proseguito senza sosta l’impegno per la riduzione dell’arretrato. «I ricorsi pendenti presso i Tar e il Consiglio di Stato sono passati da 536.726 (al 31 dicembre 2010) a 268.246 (al 31 dicembre 2015): un arretrato più che dimezzato in 5 anni», spiega il presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno. «Anche la produttività annua è aumentata – sottolinea –. Nel 2010 i ricorsi definiti tra Tar e Consiglio di Stato, esclusi i numerosissimi decreti di perenzione, erano circa 48 mila; nel 2015 sono stati oltre 60 mila: un incremento del 20 per cento in 5 anni che francamente, ci pare oggi impossibile incrementare ulteriormente».

Insomma, numeri di tutto rispetto, che Pajno rimarca rifiutando l’etichetta dell’atavica lentezza della macchina giudiziaria nazionale. «Quando si parla di “giustizia-lumaca” in Italia vorrei si facesse più chiarezza sulle diverse realtà della giustizia amministrativa». Anche se, conclude il presidente, i progressi fatti nell’abbattimento dell’arretrato «rischiano di essere compromessi dall’attuale grave carenza di organico». Nel dettaglio, «per i Tar abbiamo 284 magistrati in servizio, mentre ne dovremmo avere 403. Per il Consiglio di Stato ne abbiamo 72 mentre dovremmo averne 114 (circa il 30 per cento di scopertura in organico; per il Consiglio di Stato arriviamo al 37 per cento). Su tre magistrati che dovrebbero lavorare, ne abbiamo di fatto meno di due».

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