Olbia, dal primo novembre entra in vigore l’imposta di soggiorno

by • 10 novembre 2017 • In evidenzaCommenti (0)463

Dal primo novembre la tassa applicata nelle strutture ricettive.

L’incontro con le associazioni di categoria relativamente all’imposta di soggiorno che verrà applicata in tutte le strutture ricettive del territorio comunale a partire dal 1 novembre.

Lo spirito della riunione è stato quello di coinvolgere i rappresentanti del settore. “Un incontro costruttivo volto a condividere l’iniziativa, che ha lo scopo di aumentare il gettito finanziario per servizi che saranno dedicati ad incrementare i servizi turistici nella nostra città. Attendiamo le loro proposte sull’utilizzo della tassa prima del bilancio di previsione 2018″, ha detto il sindaco di Olbia Settimo Nizzi e ricorda che la tassa sarà applicata a partire dal primo novembre in avanti e per tutto l’anno.

“Riteniamo che i servizi che si potranno effettuare grazie a questi nuovi proventi, costituiranno un ritorno per gli operatori del settore turistico e per i cittadini, prosegue Nizzi. Avremo inoltre l’opportunità di incrementare gli eventi, che hanno sempre una ricaduta importante sul territorio, non solo come attrazione turistica, ma anche in termini di ritorno di immagine”. Olbia è una città a vocazione turistica e l’attuale amministrazione intende sviluppare questo settore. Per poter incentivare le presenze, occorre investire in tale ambito con un costante impegno di risorse finanziarie, migliorando ed offrendo adeguati servizi pubblici, realizzando eventi e intervenendo per la conservazione ed il miglioramento del patrimonio artistico ed ambientale.

L’imposta è determinata per persona e per pernottamento ed è articolata in maniera differenziata tra le strutture, in modo da tener conto delle caratteristiche, dei servizi offerti e delle tariffe. L’imposta verrà pagata direttamente alle strutture ricettive, che poi gireranno i proventi al Comune attraverso l’Aspo.

L’imposta di soggiorno, detta anche tassa di soggiorno, è un’imposta di carattere locale applicata a carico delle persone che alloggiano nelle strutture ricettive di territori classificati come località turistica o città d’arte.

La sua storia è antica: istituita nel 1910 per le sole stazioni termali e balneari fu estesa, nel 1938, alle altre località di interesse turistico, per poi essere abolita a decorrere dal mese di gennaio del 1989. Fra le motivazioni per le quali in Italia era stata soppressa occorre ricordare i campionati mondiali di calcio del 1990. In quell’occasione si considerò che l’abolizione dell’imposta avrebbe consentito prezzi più bassi da parte degli alberghi e degli altri esercizi ricettivi durante l’evento e che ci sarebbe stata una maggiore competitività. Nel 2009 arrivò la sua reintroduzione.

La norma nazionale dà facoltà alle amministrazioni comunali, con proprio regolamento, di adottare o meno l’imposta a seconda di autonome esigenze di bilancio o scelte politiche, diverse da comune a comune. Nel 2013 sono stati 500 i Comuni italiani che hanno applicato l’imposta di soggiorno garantendosi un incasso di oltre 287milioni di euro, pronti a diventare oltre 382milioni nel 2014. Cosa prevede la norma per l’utilizzo delle somme raccolte? In primo luogo i proventi dovrebbero essere utilizzati per manifestazioni ed eventi culturali, per la sostenibilità ambientale, per il sostegno alle istituzioni, per i servizi di trasporto pubblico e, in misura più limitata, per la promozione.

Tuttavia dalla rilevazione effettuata dall’Osservatorio Nazionale sulla Tassa di Soggiorno curato dal centro studi Panorama Turismo, emerge soprattutto che le Amministrazioni Comunali faticano a dichiarare con chiarezza gli investimenti che fanno con i proventi dell’imposta di soggiorno. Di certo si assiste ad una notevole diversità nella gestione di tali fondi: sono pochi i casi in cui i rappresentanti del Comune decidono, insieme alle associazioni di categoria, dove investire tali proventi, perché nella maggior parte dei casi le Amministrazioni gestiscono i fondi in maniera autonoma, senza concertazione con le categorie. L’importante è non deludere i turisti.

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