Presidential Debate 19/10/16 Trump vs Hillary Clinton

by • 21 ottobre 2016 • Attualità, In evidenzaCommenti (0)493

Presidential Debate 19/10/2016 Usa 2016, Clinton-Trump: a Hillary il terzo confronto

L’ultimo duello in tv tra Hillary Clinton e Donald Trump, in scena all’Università del Nevada a Las Vegas, si è concluso con una vittoria della candidata democratica, secondo i primi sondaggi della Cnn (con il 52% contro 39%). E’ stato per la prima volta un confronto più «normale» e più composto nei toni, centrato davvero sulle questioni (dalla Corte Suprema all’economia) che interessano agli americani. Dopo la prima mezz’ora i toni si sono fatti più accesi e non sono mancate le accuse personali («Che donna ripugnante», ha detto Trump della rivale), ma non era il candidato «senza freni» che qualcuno si aspettava. Questo è stato per lui il miglior dibattito, ma a rovinargli la performance è stata una dichiarazione senza precedenti, che è destinata a dominare oggi i titoli del giornali: «Deciderò sul momento se accettare o meno il risultato delle elezioni». Nessun candidato in America aveva mai messo in dubbio così il sistema elettorale e la democrazia stessa del Paese, cavalcando l’ipotesi di un voto «truccato».

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Presidential Debate 9/10/2016 Usa 2016, Clinton-Trump: a Hillary il secondo confronto

Il primo instant poll della Cnn dà Hillary Clinton vincitrice anche stavolta con un margine ampio (57% lei, 34% lui), altri osservatori hanno definito il duello come un pareggio. Ma un pareggio non basta a Trump, che da due settimane è in calo nei sondaggi. Inoltre stavolta il duello televisivo era quasi eclissato dall’altra notizia del momento, il video del 2005 in cui Trump si vanta di afferrare le donne per le zone intime. Lo scandalo provocato da quel video domina l’attenzione e probabilmente il duello televisivo è passato in secondo piano. Chiamato in causa all’inizio del dibattito tv su quel video del 2005, Trump si è detto “imbarazzato”, si è scusato, ma lo ha minimizzato come “chiacchiere da spogliatoio maschile”; poi ha rilanciato le accuse su Bill Clinton “che fece di peggio”, nonché sulla moglie che quand’era First Lady “attaccò le donne abusate dal marito”.

Sui temi, i due sono stati prevedibili. Prendiamo le tasse: lui le vuole ridurre in modo “reaganiano” (ma lo fece anche George W. Bush) cioè abbassando soprattutto la pressione fiscale sulle imprese, quindi indirettamente sui loro ricchi azionisti. La teoria è quella del “trickle down”, aumentando gli incentivi a investire per i più ricchi, tutti ci guadagneranno. Lei lo ha accusato di fare “gli interessi di Donald”, e ha rilanciato le sue proposte di una stangata sui super-privilegiati, una minimum tax del 30% per chi guadagna più di un milione lordo all’anno (Buffett Rule) e un’altra sovratassa sui redditi oltre i 5 milioni.

Altra divisione classica è sull’energia. Trump accusa le politiche ambientaliste di Obama-Clinton di avere “distrutto l’industria energetica americana”. Strizza l’occhiolino ai petrolieri e a tutta l’industria fossile (carbone incluso) promettendogli un’America senza Environmental Protection Agency. Messaggio che piace anche a un pezzo di classe operaia, peraltro. Hillary gli oppone il fatto che l’industria energetica americana non se la cava male: il paese ha quasi raggiunto l’autosufficienza e non importa più una sola goccia di petrolio dal Medio Oriente. Lei promette di accelerare la transizione verso le energie rinnovabili, per fare dell’America “la superpotenza verde del XXI secolo”.

Trump è stato efficace nella parte distruttiva. Le sue accuse a Hillary sono semplici e chiare: fai politica da 30 anni e non hai risolto i problemi, sei tutta chiacchiere e niente azione; il Medio Oriente dopo 8 anni di politica estera democratica è un disastro. Lei dà il meglio quando entra nei dettagli (perché li conosce) e quando descrive un’America inclusiva, i cui valori sono per tutti: donne, bianchi e neri, musulmani, ispanici, immigrati, disabili. Tutte categorie che Trump ha insultato in questa o quella occasione.

Ancora una volta l’ombra di Vladimir Putin si è allungata sulla campagna elettorale. Hillary ha evocato, tra le ragioni per cui Trump non pubblica le sue dichiarazioni dei redditi, la possibilità di conflitti d’interessi per i suoi legami affaristici con la Russia. E ha ricordato il ruolo degli hackers russi (con WikiLeaks) che sistematicamente prendono di mira i siti del partito democratico e la campagna di Hillary. Lui non ha preso le distanze da Putin neanche in questa occasione. Anzi, Trump si è dissociato dal suo vice Mike Pence che di recente ha invocato una presenza militare Usa in Siria più determinata per rintuzzare l’avanzata russa.

di FEDERICO RAMPINI

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Presidential Debate 26/09/2016

Usa 2016, Clinton-Trump: a Hillary il primo confronto
Un’ora e mezzo di dibattito, senza neppure le rituali interruzioni per gli spot pubblicitari:
Donald regge nella parte iniziale, poi cede il passo all’avversaria.

Hillary stravince il confronto come concordano gli spettatori di Cnn: 62% a 27%

CONFRONTO — Così, sull’aula magna della Hofstra University di Hempstead a Long Island (New York) sono puntati gli occhi dell’America e non solo. Un’ora e mezza di dibattito, senza neppure le rituali interruzioni per gli spot pubblicitari. Una partita verbale lunga come una di calcio. Hillary, in tailleur e pantaloni rosso fuoco, e Donald, completo nero con cravatta azzurra (invertiti i colori dei due partiti), ci arrivano quasi alla pari secondo gli ultimi sondaggi. Per il primo quarto d’ora Trump regge il campo, o forse sarebbe meglio dire il ring, alla pari con la sua avversaria. Quando per esempio contesta con un certo successo i trattati commerciali firmati con alcuni Paesi. Poi Hillary stravince il confronto come concordano gli spettatori di Cnn: 62% a 27%. Semplicemente meglio preparata, più precisa e pungente, ma anche sorridente e calma, proprio come richiesto a un vero Commander in Chief. Al contrario, Donald appare spesso agitato e nervoso e non va mai all’attacco con la sua tipica aggressività, quella che sfocia con frequenza nella maleducazione. Spettacolare lo scambio di idee sui loro rispettivi scheletri nell’armadio. Trump: “Quando renderò pubblica la mia cartella delle tasse? Quando Hillary ci farà vedere le 33 mila email che ha cancellato”. Clinton: “Perché non ci mostra il suo ‘Tax Return’? Possono esserci tre motivi per cui non lo fa: 1) Magari non è ricco come vuol far credere; 2) Non fa tutta la beneficenza che sostiene di fare o 3) Ha qualcosa di più grave da nascondere: forse deve dei soldi a qualcuno oppure non paga le tasse”.

COLPO SU COLPO — E poi, dopo averlo messo alle corde, lo colpisce ancora più duramente: “Ci sono lavapiatti, architetti, impiegati che hanno lavorato nelle sue aziende che non sono mai stati pagati”. Hillary cita fatti, Trump si difende con gli slogan: “Il mio più grande ‘asset’ è il mio temperamento: uno da vincente”. Hillary lo fa a fette: “Uno con quel temperamento che si innervosisce ricevendo un tweet non mi sembra la persona più adatta per stare vicino al bottone di un’arma nucleare”. Sono solo alcuni dei passaggi fra i più caldi della serata. Trump le chiede dove fosse in questi ultimi giorni quando lui girava l’America a fare comizi dopo gli scontri di piazza. Assist sfruttato: “Ero a casa a prepararmi per questo dibattito e per fare la Presidente di questo Paese”. Scrosciano gli applausi, proibiti, perché il pubblico dovrebbe assistere muto a questa fetta di storia americana che si srotola sotto i loro occhi. E poi la Clinton attacca di nuovo sul fronte razzismo: “Hai cominciato a far politica con una bugia razzista, accusando Obama di non essere nato in America. Hai iniziato il business non permettendo agli afro-americani di affittare gli appartamenti dei tuoi palazzi e sei stato citato più volte in giudizio”. La replica è debole: “Hillary non ha l’energia per essere Presidente. Ha speso duecento milioni di dollari per spot pubblicitari e io quasi niente. E siamo alla pari nei sondaggi”, scherza. Ma non è in serata.

ULTIMA PAROLA — L’ultima parola c’è l’ha ancora Hillary ed è velenosa: “Donald ha chiamato le donne maiale e cagne, ha detto che la gravidanza di un’impiegata è un inconveniente per il datore di lavoro e che una donna non si merita lo stesso stipendio di un uomo se non fa quel lavoro con la stessa qualità”. Sono frasi note che ora diventano boomerang poderosi davanti al Paese schierato compatto di fronte ai teleschermi. Sulla sua sconfitta non si discute, se è stato un k.o. lo diranno soltanto i prossimi sondaggi.

di Massimo Lopes Pegna
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