Putin apre all’ Istituto Bancario Islamico

by • 3 novembre 2017 • ECONOMIA, In evidenzaCommenti (0)253

L’economia russa è in stallo e per farla ripartire Putin si è dovuto affidare alla finanza islamica. Ieri, infatti, è stata inaugurata a Kazan, capitale della Repubblica del Tatarstan, la nuovissima filiale di AK Bars Bank: il primo istituto bancario islamico della Federazione russa.

“Stiamo vivendo momenti difficili. Circostanze economiche difficoltose ci obbligano ad intraprendere nuove vie. Dobbiamo fornire un servizio al cliente che sia, soprattutto, in conformità con la legislazione bancaria russa e non in contraddizione con la legge islamica sulle banche. Sono sicuro che, attraverso questa mossa, saremo in grado di attrarre nuovi capitali nel nostro Paese” ha dichiarato Rustam Minnikhanov, presidente della Repubblica del Tatarstan.

La AK Bars Bank dovrà reperire capitali stranieri da investire in Russia, potendo comunque finanziare privati ed imprese. C’è, però, da tener presente che l’attività della prima banca islamica russa sarà sottoposta, oltre che alla legge bancaria federale, ai dettami del Corano. O meglio ad alcune interpretazione delle Sure del Libro. L’istituto bancario, ad esempio, non potrà applicare tassi di interesse ai prestiti, i suoi clienti dovranno destinare una parte dei loro risparmi alla carità, e la banca dovrà essere attenta ad investire i propri capitali in attività socialmente e religiosamente lecite. Queste sono alcune delle regole della finanza islamica. Finanza che attualmente sta vivendo un momento aureo con una crescita di circa il 20% annuo. Secondo gli specialisti un’enormità. E ciò non è un caso se pensiamo al fatto che la finanza islamica sia formalmente in vigore in quasi tutti i Paesi del Golfo, Arabia Saudita e Qatar in testa.

La città di Kazan non è stata, di certo, scelta casualmente come sede della prima banca islamica di Russia. Nella regione tatara, distante 800 km da Mosca, vivono circa 4 milioni di abitanti e più della metà sono di fede islamica sunnita. Tra l’altro, Kazan è storicamente una roccaforte della religione di Maometto, e neppure la definitiva conquista da parte delle truppe russe nel 1552 portò alla totale conversione della popolazione tatara autoctona.

È evidente, però, che la scelta del Cremlino di affidarsi alla finanza musulmana per una ripartenza dell’economia sia stata indotta dal rinnovo delle sanzioni economiche da parte del Consiglio dell’Unione Europea entrata in vigore lo scorso 13 marzo, proroga che ha ridotto, e di parecchio, gli investimenti stranieri in Russia. E probabilmente Putin ha intravisto in alcuni Paesi musulmani il miglior partner commerciale per Mosca. Di sicuro il Presidente russo è stato agevolato in questa decisione dal rapporto privilegiato che può vantare con le comunità islamiche russe.

Un’amicizia di vecchia data quella tra Putin e l’islam che nacque formalmente nel 2003 quando l’allora Presidente della Federazione Russa, succeduto a Boris Eltsin, si rivolse a tutti i cristiani russi, chiedendo a gran voce il rispetto dei loro concittadini musulmani. Da allora Putin non ha mai smesso di rivolgersi alla umma, a quei 20 milioni di russi musulmani che vivono tra il Caucaso e le regioni del centro-nord, pronunciandosi contro l’islamofobia e a favore di una Russia multireligiosa, multietnica. E mentre contrastava fermamente la proliferazione fondamentalista in Cecenia, Putin tendeva una mano all’islam “tradizionale e moderato”, rispettando gli stati federali a maggioranza islamica. E quelle popolazioni questo non l’hanno mai dimenticato. Un rapporto ventennale quello tra Putin e le comunità islamiche, sancito definitivamente dall’inaugurazione a Mosca della più grande moschea russa lo scorso settembre, e che ha portato la Federazione ad allinearsi sempre di più a Paesi musulmani, accantonando momentaneamente la sua vocazione euroasiatica.

Ma di certo Putin ha fatto i suoi conti, tutto sommato questa amicizia inter-religiosa all’interno e fuori dalla Russia gli conviene. Il Presidente russo è, ad esempio, pienamente consapevole del fatto che ogni giorno migliaia di cittadini musulmani dei paesi ex sovietici cercano in Russia un futuro migliore. Come è a conoscenza del particolare incremento delle nascite nelle comunità islamiche russe che si contrappone alla netta diminuzione della natalità dei russi etnici: uno studio delle Nazioni Unite ha previsto che entro il 2050 i russi etnici saranno circa il 46% della popolazione totale.

Ma si sa, il pallino di Putin è il multipolarismo. Il Presidente russo è convinto che il mondo non possa essere sottoposto all’egemonia di un’unica potenza. E questo messaggio l’ha inviato a tutti i Paesi musulmani alleati di Mosca, Iran in primis. L’obiettivo geopolitico di Putin è uno solo: porsi come alternativa regionale all’Occidente, in chiave anti-americana. E per riuscirci ha dovuto tendere la mano ai leader musulmani stranieri, l’ha fatto prima con Teheran, poi con Al-Sisi in Egitto, infine con l’instabile governo iracheno. Oltre ad essere intervenuto in Siria in soccorso dell’amico Bashar al-Assad. Tutto sommato il gioco della Russia è semplice: tenersi stretti gli alleati musulmani per non lasciarli allo sbando del fondamentalismo, della chiusura territoriale, o peggio farli avvicinare a Washington. Vedremo se Putin sarà il vero protagonista della rivoluzione multipolare, per ora, di certo, non ha deluso le aspettative.

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