Putin smantella l’arsenale di armi chimiche

by • 13 ottobre 2017 • ESTERI, In evidenzaCommenti (0)440

La notizia è di quelle importanti, di primaria grandezza: nella giornata di mercoledì 27 settembre, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che il suo Paese ha definitivamente adempiuto alla convenzione internazionale sulle armi chimiche ratificata da Mosca nel 1997, completando il definitivo smantellamento del suo arsenale inizialmente previsto per il 2020.

L’annuncio, coreograficamente ben preparato, è stato dato attraverso un videomessaggio alla nazione russa preceduto dalle immagini raffiguranti Putin nel centro di trattamento di Kizner, intento a ricevere da Valery Kapashin, ufficiale responsabile del programma di smantellamento, la notizia del completamento del processo di azzeramento dell’arsenale chimico russo. Putin ha definito un “evento storico” il completamento di un’opera ventennale salutata come un grande successo e una vera e propria “pietra miliare” dal turco Ahmed Uzumcu, direttore dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche. Lo smaltimento di 40.000 tonnellate di armi chimiche è stato frutto di un processo che ha visto la Russia, a partire dal 2009, rilanciare nettamente gli investimenti nel settore e, soprattutto, promuovere una dinamica volta a favorire l’innovazione e la tecnologizzazione dei processi di messa in sicurezza del suo ex arsenale. Tali investimenti hanno contemplato la realizzazione di due principali centri in cui la Russia ha concentrato gli sforzi per disattivare il potenziali di un arsenale in cui predominavano agenti nervini come il Sarin, il Soman e il VX: lo stesso sito Kizner e quello di Pochep, nell’oblast di Bryansk.

Come scritto da Pino Cabras su Megachip, “la Russia in questi anni ha padroneggiato strategicamente il tema dell’eliminazione delle armi chimiche, al punto da ottenere grandi dividendi politici nelle negoziazioni internazionali: nel 2013 Mosca impedì l’aggressione diretta delle forze armate occidentali alla Siria mettendo sul piatto della bilancia la completa eliminazione dell’arsenale chimico siriano” , sviluppato dal governo di Damasco per controbilanciare la supremazia nucleare israeliana nella regione.

La fine positiva del processo russo è stata riportata sotto traccia dai mezzi d’informazione occidentali: Andrew Higgins del New York Times vi ha dedicato un breve articolo, focalizzandosi sul presunto bisogno di Putin di mascherare la propria personalità bellicosa e ripulire la sua immagine agli occhi dell’opinione pubblica mondiale. La superficiale analisi di Higgins merita di essere citata per dimostrare la sconcertante acriticità con cui ogni notizia proveniente dalla Russia viene filtrata dai mezzi d’informazione mainstream: il fatto che sia stata portata a compimento l’eliminazione di un grave pericolo per la sicurezza mondiale quale l’arsenale chimico di origine sovietico viene banalizzato come un semplice puntiglio propagandistico, in modo tale da non venire meno alla retorica della Russia espansionista e del suo “Zar” intento a minacciare quotidianamente la sicurezza dell’Occidente. Piuttosto, è preferibile soffermarci sul contenuto implicito dell’accadimento: la lunga campagna russa dimostra come, sul lungo periodo, sono ipotizzabili e effettivamente fattibili programmi volti alla riduzione su larga scala degli arsenali di armi di distruzione di massa e, al tempo stesso, le tempistiche della mossa dimostrano una volta di più la sicurezza strategica di Mosca, che attraverso l’annuncio solenne invia un deciso messaggio distensivo non opportunamente colto dalle cancellerie occidentali.

Infine, è importante sottolineare come il completamento dello smantellamento ponga l’Occidente di fronte agli oggettivi limiti riscontrati dagli Stati Uniti nel loro analogo tentativo, che il Dipartimento di Stato dichiara destinato a concludersi nel 2023 ma che da tempo ristagna per inefficienze e carenze organizzative, e soprattutto di fronte all’elevato scollamento tra narrazione politico-mediatica e realtà. Mentre attaccano quotidianamente il presunto “espansionismo atavico” di Mosca e le tendenze perturbatrici dell’ordine mondiale della Federazione Russa, le nazioni NATO non esitano ad alzare continuamente il tono dello scontro e la concretezza della contrapposizione: in contemporanea all’annuncio di Putin sulle armi chimiche, la NATO ha annunciato la sua indisponibilità a compiere un primo passo importante nella direzione della riduzione degli arsenali nucleari mondiali. La russofobia continua a costituire un utile pretesto per i progetti geopolitici dell’Alleanza Atlantica: iniziative come quella russa sulle armi chimiche, in ogni caso, intervengono a scompigliare le carte della NATO, mettendo le sue strategie di fronte alle loro contraddizioni interne.

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