drone-ape

Questi mini-droni possono impollinare le piante al posto delle api

by • 10 marzo 2017 • Attualità, TECNOLOGIACommenti (0)314

Minuscoli droni, potenzialmente capaci di fungere da api ed impollinare le piante se per qualche motivo le “vere” api non dovessero essere in grado di farlo: è questo ciò su cui stanno lavorando alcuni scienziati giapponesi, anche se la loro tecnologia è a dir poco agli albori e necessiterà di essere intensivamente testata prima che si possa procedere ad un simile utilizzo.

L’impollinazione è ciò che porta il polline dalle parti maschili a quelle femminili degli apparati riproduttivi di una pianta o di più piante. In altri termini, si tratta del meccanismo che consente alle piante di riprodursi.

La cosiddetta impollinazione incrociata o eterogama, ossia quella che richiede lo spostamento del polline da una pianta ad un’altra, avviene principalmente grazie al polline che rimane attaccato sul corpo di api ed altri insetti che si spostano da una pianta ad un’altra. Questa procedura, oltre a permettere la fioritura, com’è facile intuire garantisce una maggiore diversità genetica rispetto all’auto-impollinazione, permettendo raccolti più ricchi e di migliore qualità.

Il problema è che in molte aree del mondo il numero delle api e degli altri insetti impollinatori è in netto calo, per diverse ragioni che vanno dal cambiamento climatico all’uso di determinati pesticidi. Ed è qui che hanno pensato di entrare in gioco i ricercatori del giapponese National Institute of Advanced Industrial Science and Technology con i loro droni-api.

Come spiegato in un paper pubblicato su Chem, Eijiro Miyako ed il suo team intendono sfruttare il principio dell’impollinazione incrociata per permettere ad un drone di trasportare il polline tra i fiori. L’aeromobile in questione è davvero minuscolo: ha una larghezza di 4 centimetri e pesa solamente 15 grammi. Un’area sul lato inferiore è coperto di peli di cavallo cosparsi con uno speciale gel: lo scopo di questo componente è ovviamente quello di catturare il polline di un fiore per poi trasportarlo.

Gli esperimenti compiuti dal gruppo nipponico sono stati finora positivi: il drone è stato infatti in grado di impollinare con successo dei gigli giapponesi (Lilium japonicum). L’aspetto più significativo è che i peli animali utilizzati sul drone sembrano essere sufficientemente morbidi e delicati da non danneggiare stami e pistilli dei fiori quando il piccolo aeromobile si posa sopra il fiore.

Per essere precisi, il drone è riuscito a catturare il 41% del polline disponibile nel giro di tre atterraggi ed ha impollinato con successo il fiore nel 53% dei tentativi. Secondo Miyako, il tasso di successi potrebbe essere significativamente migliorato migliorando la tecnologia a bordo, come ad esempio GPS, fotocamere ad alta risoluzione e sistemi di intelligenza artificiale per permettere ai droni di tracciare autonomamente la loro rotta tra i fiori ed atterrarci sopra nel modo migliore.

“Speriamo che questo aiuti a contrastare il problema del declino delle api. Ma la cosa importante è che api e droni vengano utilizzati insieme”. La cosa richiederà però ancora molto lavoro, e peraltro c’è scetticismo sul fatto che questi mini-aeromobili possano effettivamente essere utilizzati come impollinatori.

Secondo Saul Cunningham dell’Australian National University di Canberra, una tecnologia di questo tipo non sarebbe economicamente sostenibile: “Pensate all’industria delle mandorle, ad esempio: ci sono coltivazioni che si estendono per chilometri ed ogni singolo albero può supportare 50.000 fiori”; ha spiegato il ricercatore a New Scientist. La scala su cui si dovrebbero operare gli impollinatori robotici è incredibile”.
Anche Elizabeth Franklin, bioscienziata della Bournemouth University, trova difficile che questa invenzione possa essere sfruttata su larga scala, ma non per questo la ritiene inutile. “Penso che questi droni possano essere utilizzati in ambienti inadatti agli impollinatori naturali, come un laboratorio di ricerca nel quale è necessaria la precisione nell’incrociare le specie di piante”.

“O anche in una biocupola su Marte dove uno sciame di api mellifere potrebbero non essere la soluzione più sicura”, ha scritto la scienziata su The Conversation UK. “Sarà interessante vedere cos’altro la robotica potrà apprendere dai nostri insetti impollinatori e su cosa si potrà migliorare”.
________________________________________________________________
schermata-2016-10-01-alle-19-19-06
COSTA PARADISO NEWS RAGGIUNGE 351.186 VISUALIZZAZIONI DI PAGINA IN 131 STATI E 946 LOCALITÀ ITALIANE (Google analytics 17 gennaio 2017)
_______________________________________________________________

I commenti agli articoli e gli annunci delle rubriche sono gratuiti e devono rispettare tutte le leggi e i regolamenti vigenti in Italia.
Gli annunci vengono pubblicati sempre sotto la sola responsabilità dell’utente, che all’atto della richiesta dell’annuncio dichiara altresì di conoscere e accettare le Condizioni Generali di Servizio.

La redazione di Costaparadisonews non potrà essere ritenuta responsabile ad alcun titolo per quanto descritto dagli utenti e per la loro condotta.

Le relazioni intrattenute tra gli utenti del Servizio, incluso l’acquisto, lo scambio di informazioni, anche per il tramite del form di risposta all’annuncio, la consegna o il pagamento di beni o servizi, avvengono esclusivamente tra utenti senza che Costaparadisonews sia parte della relazione.
______________________________________________________________
Informativa sulla Privacy
______________________________________________________________
Questo sito usa i cookie per migliorare l’informazione.
Puoi disabilitare i cookie sul tuo browser, oppure accettarli e continuare a navigare

Informazioni sui cookie

Come disabilitare i cookie mediante configurazione del browser
______________________________________________________________

.

Pin It

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>