Superare la Green Economy

by • 15 novembre 2018 • In evidenza, SOCIALECommenti disabilitati su Superare la Green Economy202

Intervista a Gunter Pauli, teorico della “Blue Economy”, un modello economico ispirato alla natura e agli ecosistemi.

Ci spiega cosa è la Blue Economy?

«È un modo innovativo e concreto con il quale possiamo sviluppare i nostri territori in una maniera ecologica. È un superamento della Green Economy nella quale tutto ciò che è ottimale per l’uomo e la natura è costoso. Cosa che produce metodologie adatte solo alle popolazioni più ricche e che sono insostenibili, perché oggi abbiamo bisogno di un’economia con la quale usiamo ciò che abbiamo e rigeneriamo valore».

Bene ma nel concreto?

«La chiave è quella di generare valore con tutte le occasioni e le risorse disponibili. Si tratta di sviluppare economie piccole che generano valore a cascata, con processi che sono legati. Questa concatenazione riduce i costi».

Piccole economie a prezzi più bassi. Sembra un pensiero economico in controtendenza a quello dominante. È possibile?

«L’economia dei piccoli volumi non è conosciuta e se si applicano i parametri dell’economia tradizionale si pensa che sia più costosa. La Blue Economy prescrive che si faccia business come se si fosse in un ecosistema naturale. Faccio un esempio. Negli ecosistemi un albero non è solo un albero, ma è un sistema che fornisce servizi, ai funghi, ai batteri e ai lombrichi. Con un approccio eco sistemico si possano avere benefici multipli anche in economia».

Ma questo moltiplicatore come funziona?

«Per esempio beviamo un caffè espresso, dopo si ha un residuo da utilizzare per la coltivazione dei funghi e il cui residuo è a sua volta un ottimo mangime per polli che deporranno le uova. Così anziché un solo flusso di cassa se ne hanno quattro. E così la realizzazione degli oggetti è meno costosa».

Sul fronte della politica come ci si deve muovere?

«Serve un nuovo rinascimento nei processi decisionali. Oggi la solita politica prova a gestire l’esistente con le stesse metodologie e non cambia nulla. Abbiamo bisogno di decisori politici con coraggio e idee chiare per la trasformazione. Ed è molto difficile che ciò succeda con la politica e le lobby tradizionali. È necessario rompere gli schemi. C’è un modo migliore per realizzare cose che abbiamo sempre fatto».

Cosa possiamo fare sotto al profilo della produzione?

«Per la transizione dal sistema economico attuale a quello futuro, che non sarà soggetto alla globalizzazione, al prezzo più basso e alla distruzione ambientale e sociale, noi dobbiamo immaginare un sistema alternativo. In periferia che è ai margini dobbiamo agire subito. Si tratta di zone dove sia l’economia, sia la politica tradizionali non hanno grandi interessi e dove possiamo occuparci della transizione, senza aspettare e senza chiedere permessi a nessuno».

Molti affermano che in futuro si perderà occupazione a causa della robotica e dell’intelligenza artificiale. La Blue Economy può compensare ciò?

«Oggi partiamo da un’economia che ha un alto tasso di disoccupazione. Se con le nuove applicazioni, come intelligenza artificiale, robotica e Internet of things usiamo la stessa economia peggioreremo la situazione. Generando più valore possiamo creare nuovi posti di lavoro. A El Hierro una delle isole Canarie grazie alla ridefinizione di una risorsa naturale come l’allevamento delle capre, effettuata con la riapertura del macello locale e la realizzazione di prodotti di maggiore valore, fatti anche con banane e ananas biologici prodotti e venduti in loco, gli allevatori fatturano 2.65 euro per litro, dieci volte il sussidio dell’Unione Europea. Il risultato è che molti giovani spagnoli si stanno trasferendo a El Hierro visto che bastano 50 capre che producono due litri di latte al giorno per fatturare 100mila euro l’anno. Il foraggio è gratuito, le capre limitano la diffusione degli infestanti e il costo della vita è più basso, ma non bisogna superare il numero dei 50 capi perché è se le capre in gregge sono troppe la produzione cala. Ciò dimostra che per generare più valore dobbiamo cambiare modello di business. Con questa logica è rapido e facile generare entrate multiple che consentono di produrre valore anche per i servizi sociali».

Quindi in sintesi quali sono le priorità?

«La principale è il lavoro. Dobbiamo immaginare noi, imprenditori, politici e studiosi, come generare lavoro per restituire dignità alle persone. Dobbiamo insegnare alle persone, fin da piccoli, a come entrare nel mercato in maniera attiva, guardando alla natura, se no avremmo sempre esclusione sociale. Nell’ecosistema forestale nessun soggetto è disoccupato. Ognuno ha un ruolo, un lavoro e contribuisce al meglio secondo le proprie capacità. Questo è il modello di cui abbiamo bisogno, quello della Blue Economy. Non bastano zero emissioni e rifiuti, ma è indispensabile anche zero disoccupazione».

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