Supereuro in Borsa

by • 20 luglio 2017 • ECONOMIACommenti (0)155

Ne beneficiano solo i turisti che trascorreranno Oltre Oceano queste vacanze estive, magari facendo shopping a New York grazie a un cambio euro/dollaro passato dagli 1,05 di aprile agli attuali 1,15. Ieri la valuta comune ha toccato i nuovi massimi da maggio 2016, sostenuta dalla debolezza mostrata dal presidente americano Donand Trump che ha subito un pesante ko sulla riforma sanitaria e sulle attese di una stretta nella politica monetaria delle banche centrali.

E potrebbe non essere finita qui. «Mi attendo che l’euro ripieghi leggermente e si porti a 1,11-1,12 sul biglietto verde. A settembre, con il probabile annuncio della data che segnerà l’inizio della fine del quantitative easing, ovvero il riacquisto di titoli da parte della Bce, il cambio dovrebbe tornare poi a salire per attestarsi a 116-1,17» sostiene Vincenzo Longo di Ig.

La debolezza del dollaro, che ieri ha toccato i minimi degli ultimi dieci mesi anche rispetto al «dollar index» (un paniere di valute) è destinata a proseguire anche per Swisscom che, a sua volta, sottolinea «l’esitazione da parte della Fed di procedere alla normalizzazione di politica monetaria (il rialzo dei tassi, più volte rinviato, è ora preannunciato per fine anno ndr): i governatori della banca centrale americana temono che, alzando i tassi, la super-indebitata economia a stelle e strisce possa deragliare in una recessione. La seconda causa della debolezza del dollaro è rappresentata dalla struttura fondamentalmente debole del tessuto economico Usa».

Domani intanto, al temine della due giorni della Bce, il governatore Mario Draghi terrà una conferenza stampa da cui potrebbero emergere nuove indicazioni. Gli osservatori più attenti tuttavia hanno già segnato in rosso altre due date che potrebbero rivelarsi cruciali per l’annuncio del calendario del tapering, ovvero del rallentamento degli stimoli monetari che, a fine anno, dovrebbe portare gli acquisti effettuati dalla Bce nell’arco temporale di efficacia del quantitative easing a 2,3 trilioni di euro. La prima occasione è il vertice della Fed di Jackson Hole (24 al 26 agosto) a cui è invitato a parlare lo stesso Draghi. La seconda data è la riunione della Bce del 7 settembre quando i funzionari di Francoforte avranno tra le mani dati e stime più aggiornati su cui basare la decisione.

In questo scenario l’intero made in Italy che, grazie all’export e alla produzione locale fattura in dollari e riporta a bilancio in euro lancia un grido di dolore. «Ad esser potenzialmente penalizzati da un euro forte sono diversi brand tricolori come Luxottica e Campari, ma anche Prysmian, Stm, Fca e Cnh che generano parte del fatturato in dollari» sottolinea Longo secondo cui sotto pressione potrebbero esserci anche i titoli petroliferi posto che il greggio e i suoi derivai sono scambiati i dollari. «A iniziare da Eni, Saipem e Tenaris» conclude Longo.

Tra i vincitori invece Marco Palacino di Bny Mellon annovera «le grandi multinazionali Usa che esportano verso l’Europa come Microsoft, che vanta una clientela stabile e consolidata anche in Europa (soprattutto nel settore b2b), e Procter&Gamble, con brand forti e un fatturato che potrebbe beneficiare non solo dell’euro forte ma anche della ripresa degli indici di fiducia al consumo».

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