Amore non è solo amare

by • 20 dicembre 2019 • In evidenza, SOCIALECommenti disabilitati su Amore non è solo amare164

Amore e infedeltà. Vendetta o perdono?
di Valeria Randone

Mentre l’ignaro e sospettato partner si attarda sotto la doccia e l’acqua che scorre rassicura sulla sua permanenza in bagno, l’altro coniuge si intrufola nel cellulare dell’inquisito. Lo fruga, passa da una chat a un social, controlla le telefonate in entrata e quelle in uscita. Segue un controllo incrociato tra numeri telefonici, nomi e foto su Whatsapp, a cui seguono gli screenshot degli adultèri.

Questo è uno degli scenari che più frequentemente rappresenta la scoperta di un tradimento. Il cellulare, la scatola nera della nostra vita e delle nostre emozioni, diventa il peggior nemico del traditore e il miglior amico del tradito.

Non ci sono più i tradimenti di una volta
Sino a non troppo tempo addietro, la famigerata macchia rossa di rossetto distrattamente lasciata dall’amante sulla camicia dell’amato, sanciva l’avvenuto tradimento. La prova non lasciava spazio alla fantasia, ma nonostante il dolore provato non c’era possibilità alcuna di leggere le email o le chat degli amanti, e di entrare in contatto con le emozioni, solitamente straripanti di desiderio, del traditore.

C’era un prima e un dopo.

La macchia di rossetto poteva essere mistificata, negata, ammantata da incidente o da scappatella occasionale; così, talvolta, il tentativo di mettere una toppa allo squarcio da adulterio riusciva in calcio d’angolo.

Il tradimento rimane, ora e sempre, la forma più atroce di sofferenza. Rappresenta la concretizzazione di un abbandono e di un danno, accompagna i coniugi verso la perdita della fiducia e della progettualità, a volte senza possibilità di ritorno.

La scoperta del tradimento, occasionale o reiterato nel tempo, fa precipitare il tradito in un baratro di sconforto e sofferenza. Tra social e app, amori online e dating per incontri amorosi, tradire, oggi, è molto più facile di ieri.

Il web con il suo canto delle sirene facilita i tradimenti, i doppi legami e le doppie vite, per sfociare poi in un tasso di crescente aumento di separazioni e divorzi. Il concetto di fedeltà sembra essere in disuso e in caduta libera, come se rimanere in coppia, nel rispetto e nell’esclusività, fosse ormai diventato desueto.

Chi è felice tradisce?
I partner infedeli giustificano il loro bisogno di aprire il confine geografico del matrimonio ad altro dal partner con le più svariate motivazioni: solitudine, infelicità, incomprensione, tristezza, la scelta di un partner sbagliato, infelicità sessuale. La lista delle giustificazioni potrebbe continuare all’infinito, senza obbligatoriamente scomodare Freud. Insomma, sembra che la necessità di tradire si fonda soprattutto sulla mancanza. Il tradimento assume un significato compensatorio per tutti i partner, ma alcuni, con tratti psichici particolari, sono più a rischio di altri.

Alcuni traditori seriali mostrano segni di depressione o di depressione mascherata e di narcisismo, presentano inoltre disturbi pregressi dell’attaccamento, fame d’amore e dipendenza affettiva. Tra i partner candidati al tradimento abbiamo, senza dubbio, gli infelici.

Coloro che cercano nella scappatella o dell’amore meteora la panacea per tutti i loro disagi psichici o infelicità coniugale. I partner fedifraghi credono di vivere momenti di felicità rubata, molto diversi dal quotidiano e dalla fatica del vivere, momenti ad alta gradazione emozionale ed erotica, senza mettere in pericolo la loro unione principale.

Cercano nella sessualità emozioni ormai sbiadite, unitamente al piacere della conquista, del cardiopalmo e delle email d’amore e di passione, che forse hanno smarrito tra le mura domestiche.

Quindi, la tanto agognata fedeltà sembra correlare con il benessere individuale e di coppia. Una buona intimità garantisce, in linea di principio, la fedeltà. Una coppia attenta all’intimità e al dialogo, all’erotismo e al gioco, che cammina alla giusta distanza dal mondo dell’altro, senza farsi gli sgambetti o ignorarsi, è una coppia candidata alla longevità, forse immune al tradimento

Vendetta, negazione o riparazione? Uomini e donne a confronto

In passato, il rapporto clandestino è sempre stato esclusivamente di monopolio maschile, la donna non aveva accesso al tradimento, o per lo meno, non pubblicamente. Era colei che subiva e taceva, perennemente deputata alla pazienza e alla sottomissione.
Chiudeva un occhio, forse entrambi, davanti a una possibile scappatella del marito. Adesso, le dinamiche di dominanza e sottomissione sono cambiate, e le donne tradiscono tanto quanto gli uomini, ma forse, per esigenze diverse.

Anche le reazioni alla scoperta del tradimento assumono varie gradazioni di diversità, in funzione della storia di vita del partner, della sua struttura di personalità, dei traumi subiti in passato, elaborati o meno, e della paura dell’abbandono.

C’è chi nega a sé stesso l’accaduto, nasconde la sofferenza sotto il tappeto del non detto, e va avanti. C’è chi non contempla nessuna mediazione e tantomeno riparazione, non accetta una possibile terapia di coppia e approda direttamente al legale per una separazione.

C’è chi, invece, per lenire il dolore, desidera soltanto la vendetta, senza possibilità alcuna di vagliare altre traiettorie amorose.

La “legge del taglione” si insinua nella mente e nel cuore di chi subisce un tradimento: occhio per occhio dente per dente diventa prontamente amante per amante, tradimento per tradimento. Il tradimento rimane comunque un dispensatore di verità taciute. Sviscera brutalmente quello che manca e quello che non va all’interno del legame e dei singoli.

Così, alcune coppie, dopo la scoperta del tradimento, si mettono profondamente in discussione nel tentativo di leggere oltre il danno subito, e di rimettersi in cammino. Quest’ultimo percorso non è semplice e non è immune da intoppi e derive; un aiuto specialistico diventa il luogo dell’ascolto e della chiarificazione per elaborare il lutto e riprendere in mano le redini del legame in frantumi.

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