GLI ULTIMI DATI SUL REDDITO DI CITTADINANZA

by • 18 luglio 2019 • In evidenza, SOCIALECommenti disabilitati su GLI ULTIMI DATI SUL REDDITO DI CITTADINANZA103

Il Reddito di cittadinanza continua il suo percorso nel welfare italiano e superano gli 1,2 milioni le domande presentate al 31 maggio scorso.

Secondo i dati forniti dall’Inps, al 31 maggio 2019 sono arrivate all’istituto di previdenza 1.252.148 domande: di queste ne sono state già lavorate oltre 960mila e 674mila sono state accolte. Con 277mila richieste respinte e 9mila in evidenza il tasso di rifiuto è attualmente al 26%. L’importo medio del Reddito di Cittadinanza corrisposto è di 540 euro mentre l’importo medio delle Pensioni di Cittadinanza finora liquidate, circa 81mila, è di 210 euro.

PERCHÉ I PIÙ DEBOLI RIMANGONO FUORI
Ciò accade per la scarsità di informazioni e di orientamento sulla presentazione della domanda che costituisce uno dei fattori che più ostacola la possibilità che sia inoltrata da parte della popolazione potenzialmente interessata, in particolare i più fragili dal punto di vista culturale e delle reti di relazione. Dunque, i più emarginati vengono tagliati fuori, cosa che accadeva meno con il Rei, il Reddito di inclusione introdotto dal governo Gentiloni, perché la consulenza era affidata ai Punti unici di accesso, sportelli istituiti presso i Comuni.

Nel caso del Rdc, invece, le richieste sono ricevute esclusivamente da Caf, patronati e poste, che hanno la sola competenza amministrativa di caricare la richiesta, mentre non è più previsto alcun servizio di informazione e di orientamento da parte delle istituzioni pubbliche. Il governo si è limitato infatti a realizzare alcune campagne mediatiche, via televisione, web ed altri strumenti di comunicazione, per far conoscere l’esistenza del Rdc. Secondo l’ideatore e coordinatore scientifico dell’Alleanza contro la Povertà in Italia gli unici soggetti pubblici che, grazie al loro radicamento territoriale, possono svolgere compiti di informazione sono i Comuni, che sono però esclusi dalla prima fase dell’iter ed entrano in gioco solo successivamente, una volta accolte le domande.

IL RUOLO DEI COMUNI E LE CONSEGUENZE DELLA LORO DISMISSIONE
Secondo alcuni operatori aver abolito la presentazione della domanda ai Comuni è servito a sgravarli da una mansione burocratica che li distoglieva dai loro compiti di sostegno alle famiglie in povertà. Tuttavia, non bisogna confondere la funzione di informazione/orientamento con quella di ricezione delle richieste. Si poteva almeno mantenere gli sportelli informativi/consulenziali che pure avevano, nel Rei, un’efficacia diversa nei vari contesti locali e molto restava ancora da fare.
Da questa situazione emergono tre conseguenze a partire dalla “privatizzazione gratuita”: un crescente numero di persone si rivolge ad associazioni, Caritas e altre realtà del terzo settore, per capire cosa fare. Sono soggetti che hanno sempre svolto in parte questa funzione, ma non è possibile scaricarla interamente su di loro.

Esiste poi il caso della “privatizzazione remunerata”. Qui il rischio è di ripetere quanto avvenuto in Grecia con la misura nazionale contro la povertà introdotta nel 2017 (il reddito di solidarietà sociale). Per la mancanza di adeguati servizi pubblici di informazione e orientamento, il 40 per cento dei richiedenti, per essere aiutato a inoltrare la domanda, ha pagato privatamente una figura esterna al sistema del welfare. Si tratta di singoli privati che, senza alcun inquadramento regolare, svolgono impropriamente tale attività nel mercato sommerso. Di questo parla un paper della Banca Mondiale pubblicato a gennaio 2019 dal titolo “A Quantitative Evaluation of the Greek Social Solidarity Income”.

L’AIUTO DELL’INPS
Il terzo effetto è la “supplenza dell’Inps”. Il Presidente dell’ INPS ha di recente sottolineato gli ostacoli che “allontanano i più fragili tra gli ultimi dalla possibilità di fruire della misura” e in varie occasioni ha parlato dei “tanti poveri che non hanno nemmeno la capacità, intellettuale o materiale, di presentare la domanda”. Per questo sono state annunciate iniziative mirate per fronteggiare il problema come il progetto “Camper Inps”, che dovrebbe raggiungere i poveri in aree particolarmente disagiate. Si tratta di proposte che serviranno certamente, seppur su piccola scala. Pare tuttavia difficile immaginare che possano supplire alla chiusura per legge dei circa 5 mila punti di accesso Comunali attivati con il Rei.

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