La Corte Ue “assolve” Draghi

by • 29 dicembre 2018 • ECONOMIA, In evidenzaCommenti disabilitati su La Corte Ue “assolve” Draghi179

Il «quantitative easing» non è stato un aiuto pubblico.

«Whatever it takes to preserve euro», la Bce farà di tutto per difendere la moneta unica.

Era il 26 luglio del 2012 e queste furono le parole usate da Mario Draghi per spegnere l’incendio che durava da giorni sui mercati. Tre anni dopo, nel gennaio del 2015, Super Mario ha imbracciato il «bazooka» del Quantitative Easing varando il programma di acquisto titoli da 80 miliardi di euro al mese. Proprio ieri Draghi è stato «assolto» dalla Corte di giustizia europea che ha respinto il ricorso presentato dalla magistratura tedesca sulla validità legale del Qe. Diversi funzionari tedeschi hanno obiettato che con queste operazioni la Bce ha violato il suo statuto, che le vieta di finanziare i governi con l’acquisto di titoli di Stato. La Corte Ue ha però sentenziato che il programma di acquisti dell’Eurotower è «in linea» con il mandato dell’istituto rimarcando come le regole «impediscono l’acquisto di titoli troppo rischiosi e pongono limiti rigorosi agli acquisti su singole emissioni ed emittenti».

Un verdetto arrivato alla vigilia della riunione del consiglio direttivo che si apre oggi a Francoforte e che si concluderà giovedì con la consueta conferenza stampa di Draghi. Lancerà un’Operation Twist stile Fed che continuò il programma di reinvestimenti per tre anni dopo la fine degli acquisti netti? O si limiterà alle aste di rifinanziamento a lungo termine per le banche, sull’esempio delle passate Ltro? Le attese degli analisti sono per una conferma della cessazione del Qe a fine 2018, anche se questa sarà accompagnata da prospettive più fosche per gli anni a venire rispetto a qualche tempo fa.

Con i mercati finanziari in subbuglio per i rischi in Europa e non solo – nell’elenco figurano la Brexit, il bilancio italiano e le frizioni commerciali tra Usa e Cina – l’istituto di Francoforte dovrebbe comunque prodigarsi per assumere un tono rassicurante.

Le prossime mosse della banca centrale si intrecciano con le grandi manovre per trovare il successore di Draghi quando scadrà il suo mandato nell’autunno del 2019. La partita è ancora lunga, la scelta arriverà la prossima estate dopo le elezioni europee, e si dovrà incastrare nel puzzle con le altre grandi poltrone dell’Unione, come le presidenze di Consiglio e Parlamento che poi decideranno la nuova squadra della Commissione Europea.

Alla carica ricoperta oggi da Jean-Claude Juncker punta da tempo la Germania offrendo – si dice – in cambio alla Francia la presidenza della Bce. Ma nelle ultime settimane gli equilibri sono cambiati: la Francia fa i conti con l’indebolimento di Emmanuel Macron dopo il caos dei Gilet Gialli e la Germania con l’ultimo scandalo che ha travolto Deutsche Bank, perquisita nell’ambito di una indagine su due dipendenti che avrebbero aiutato dei clienti a fondare società offshore in paradisi fiscali.

A trarne vantaggio, in termini negoziali, potrebbero essere gli spagnoli dove il Banco Bilbao sembra essere candidato a diventare il nuovo pivot del consolidamento bancario europeo.

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