Perfezionismo e abuso di alcol

by • 8 febbraio 2019 • In evidenza, SOCIALECommenti disabilitati su Perfezionismo e abuso di alcol76

Cercare di essere costantemente all’altezza delle aspettative può portare a bere eccessivamente. La necessità di gestire le emozioni negative, quelle derivanti dal bisogno di presentarsi agli altri in un certo modo e di nascondere le proprie imperfezioni, può spingere i perfezionisti verso la bottiglia. Una predisposizione non indotta invece dalla semplice spinta a voler essere perfetti.

Lo mostra un lavoro canadese apparso sulla rivista Journal of Research in Personality che ha indagato il legame tra perfezionismo e abuso di alcol, una relazione ambigua dal momento che, in genere, i perfezionisti tendono a non bere molto, ma quando bevono hanno mediamente più problemi degli altri.

Il perfezionismo, definito dalla professoressa Roz Shafran dell’UCL di Londra come «un’eccessiva dipendenza della valutazione di sé́ dall’inseguimento e dal raggiungimento di standard personali esigenti e autoimposti», può diventare un problema. In particolare, se gli standard molto elevati che l’individuo si autoimpone non vengono raggiunti, a risentirne pesantemente è l’autostima e la percezione che l’individuo ha del proprio valore. Se poi sono raggiunti, gli obiettivi vengono generalmente adattati al rialzo. Per sfuggire a questa pressione costante, l’alcol può sembrare un utile alleato contro la frustrazione perenne di non essere e fare abbastanza bene.

«La relazione tra perfezionismo e psicopatologia è nota, ma molto complessa, anche perché il perfezionismo è un costrutto psicologico multidimensionale e, infatti, ci sono diversi strumenti utilizzabili per la sua valutazione e anche delle sottoscale» spiega la professoressa Maria Grazia Strepparava del dipartimento di medicina e chirurgia dell’Università di Milano Bicocca. Un perfezionista rimugina sul fatto di dover essere perfetto e all’altezza degli standard ideali che esso si è auto imposto per non provare un costante senso di inadeguatezza.

Alle aspettative che nutre verso se stesso si aggiungono quelle altrui. Ad esempio, un perfezionista può pensare e fare di tutto per dover essere perfetto altrimenti «è una catastrofe» o perché altrimenti «l’altro mi giudica»: «Una doppia polarità, una rivolta verso l’interno e una verso l’esterno – commenta la professoressa – aspetti che possono essere presenti contemporaneamente e possono diventare problematici se portano a comportamenti disfunzionali».

Lo studio. I partecipanti allo studio, 263 bevitori giovani adulti, con un’età media di 27 anni e per la maggioranza donne (80%), hanno risposto quotidianamente per tre settimane a dei questionari per valutare perfezionismo, stati emotivi, motivi del bere e problemi indotti dall’alcol, come ad esempio trascurare le proprie responsabilità, litigare, assumere comportamenti rischiosi e rovinare rapporti personali. Ne è emersa una relazione tra un particolare aspetto del perfezionismo e problemi con l’alcol.

A contare sono, infatti, le preoccupazioni dovute al bisogno di nascondere comportamenti imperfetti per presentarsi al meglio agli altri al fine di ottenerne l’approvazione. Il non riuscirvi porta a stati d’animo negativi come la vergogna e la rabbia e, quindi, al consumo di alcol per farvi fronte. «Il ricorso all’alcol è qui una forma di evitamento per non sentire le emozioni negative che tutto ciò impone» spiega la professoressa Strepparava.

«Dopotutto, questa è una delle due principali spinte nei giovani al consumo di bevande alcoliche, di cui ricercano a volte l’effetto disinibente altre quello “anestetizzante”. L’importante, per individuare situazioni problematiche come il consumo eccessivo, è capirne la motivazione».

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