Trump, come funziona l’impeachment

by • 22 novembre 2019 • ESTERI, In evidenzaCommenti disabilitati su Trump, come funziona l’impeachment125

E’ iniziata la prima udienza pubblica dell’indagine sull’impeachment contro il presidente Usa Donald Trump, al quale interessava più l’apertura a Kiev di un’indagine sui Biden che la situazione in Ucraina, secondo quanto rivelato dall’ex ambasciatore Usa ad interim a Kiev Bill Taylor, testimone insieme a George Kent, vice assistente del segretario di Stato per l’Europa. Entrambi hanno confermato le loro precedenti deposizioni a porte chiuse, dando una sensazione di credibilità bipartisan. Ma Taylor ha aggiunto un nuovo elemento d’accusa, dando il calcio d’inizio ad uno show che sta tenendo l’America incollata alla tv. L’unico a non guardare il processo alla Camera, a quanto pare, è proprio Trump, che ha detto di essere “troppo occupato” per poter assistere alla diretta tv di questa “caccia alle streghe”.

Cosa sta succedendo
Come successe con Bill Clinton per il caso Lewinsky, oggi al centro dei riflettori ci sono le pressioni di Trump e del suo avvocato personale Rudy Giuliani sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky per far indagare il figlio del suo rivale Joe Biden in cambio di una visita alla Casa Bianca e dello sblocco degli aiuti militari contro Mosca. Taylor, 72 anni, diplomatico di lungo corso e veterano decorato della guerra in Vietnam, ha rivelato in un’aula gremita di folla e di tv che nei giorni scorsi un membro del suo staff gli ha raccontato di aver sentito una telefonata fra Trump e l’ambasciatore Usa in Ue Gordon Sondland mentre era con quest’ultimo in un ristorante a Kiev il 26 luglio, il giorno dopo la controversa telefonata del tycoon a Zelensky. “Trump chiese delle indagini e Sondland rispose che gli ucraini erano pronti ad andare avanti”, ha riferito Taylor. Quando poi il suo collaboratore chiese a Sondland cosa pensasse Trump dell’Ucraina, si sentì rispondere che “al presidente interessano più le indagini sui Biden, quelle per cui stava facendo pressioni Giuliani”.

Taylor ha aggiunto che Sondland gli confermò che “tutto” ciò che voleva Kiev dipendeva dall’annuncio di Zelensky dell’apertura delle indagini. Un legame che a lui appariva “folle”. L’ex ambasciatore ha ribadito inoltre che fu “allarmato” dal fatto che Giuliani avesse creato un secondo canale politico “irregolare” con Kiev, che “minava la politica estera americana in Ucraina”. Accusa condivisa anche da Kent. Trump, secondo la portavoce della Casa Bianca Stephanie Grisham, non ha guardato gli interrogatori – che proseguiranno anche nei prossimi giorni – ed è rimasto nello Studio Ovale a lavorare, in attesa di ricevere il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, anche se nel frattempo aveva sparato raffiche di tweet contro i dem, postando anche un video contro il “circo mediatico” che “non vuole i fatti”. “I dem vogliono cancellare il vostro voto, la vostra voce, il vostro futuro”, ha ammonito per mobilitare la sua base. In apertura dell’udienza, il presidente della commissione Intelligence della Camera, Adam Schiff, che presiede gli interrogatori, aveva illustrato gli scopi dell’indagine evocando un abuso di potere da parte di Trump e una condotta da impeachment. Prima di lui la speaker della Camera Nancy Pelosi aveva lanciato un messaggio di gratitudine al patriottismo dei testimoni: “Patriottismo significa mettere il Paese davanti all’ambizione politica e personale e parlare apertamente quando vedi qualcosa di sbagliato. Le persone che oggi si fanno avanti per testimoniare hanno più volte dimostrato questo patriottismo”. Ma per i repubblicani, che hanno messo sotto torchio i testi per minarne l’attendibilità, si tratta solo di uno “scadente sequel ucraino del Russiagate”. Un sequel da cui però dipende la presidenza Trump e l’esito delle prossime elezioni per la Casa Bianca.

Le tappe dell’impeachment
Quindi, con le prime testimonianze in diretta tv parte alla Camera del Congresso americano la seconda fase dell’indagine per l’impeachment. È la fase pubblica, dopo settimane di audizioni a porte chiuse, che culminerà nella decisione di mettere o meno in stato di accusa il presidente degli Stati Uniti ed eventualmente rinviarlo al giudizio del Senato. A fissare le regole del processo sono i primi due articoli della Costituzione americana. Ecco le varie tappe e come funziona.

Quando scatta l’indagine
In presenza di comportamenti eccezionalmente gravi da parte del presidente che configurano l’alto tradimento, l’attentato alla Costituzione e reati come l’abuso di potere, la corruzione e la violazione della sicurezza nazionale.

La prima fase alla Camera
Alcune commissioni parlamentari si mettono a caccia di prove raccogliendo carte e testimonianze. I risultati confluiscono in commissione Giustizia, che dovrà decidere se le accuse sono sufficienti o meno per l’ impeachment. Se sì, si va al voto a maggioranza semplice in aula.

Il processo al Senato
Scatta se l’aula della Camera avrà votato per l’ impeachment. Tutto avverrà sotto la supervisione del presidente della Corte Suprema. Il voto finale del Senato sarà a maggioranza dei due terzi. Se l’aula vota a favore, l’ impeachment è definitivo, senza possibilità di appello. Il presidente dovrà lasciare l’incarico.

I precedenti
Solo due presidenti nella storia Usa sono stati sottoposti a un’inchiesta formale di impeachment, entrambi assolti: il repubblicano Andrew Johnson (1868), che si salvò per un solo voto dall’accusa di abuso di potere, e il democratico Bill Clinton (1998), accusato di aver mentito e ostacolato la giustizia nel caso Lewinsky. Richard Nixon invece si dimise nel ’74, evitando così un sicuro impeachment per lo scandalo Watergate. Falliti i tentativi di mettere in stato di accusa George W. Bush per la guerra in Iraq.

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