Trump sottoposto all’impeachment

by • 1 gennaio 2020 • ESTERI, In evidenzaCommenti disabilitati su Trump sottoposto all’impeachment310

Donald J. Trump è il terzo presidente nella storia degli Stati Uniti sottoposto all’impeachment. La Camera lo ha incriminato, approvando due atti d’accusa; il primo per abuso di potere, a causa delle pressioni fatte sul collega ucraino Zelensky affinché indagasse sulle attività dei Biden a Kiev; e il secondo per ostruzione del Congresso, per aver ostacolato l’inchiesta sul suo comportamento che la Costituzione affida ai deputati. Il voto però è stato partitico. In entrambi i casi tutti i repubblicani, tranne Justin Amash che ha lasciato il Gop da tempo, hanno difeso il loro presidente, mentre due democratici nel primo voto, Peterson e Van Drew, e tre nel secondo, cioè gli stessi Peterson, Van Drew e Golden, si sono espressi contro l’impeachement.

Ora la procedura dovrebbe passare nelle mani del Senato, dove l’assoluzione di Trump è garantita dal fatto che i repubblicani hanno la maggioranza in questa aula. La Speaker della Camera Nancy Pelosi ha però sorpreso tutti, ipotizzando di non trasferire la questione al Senato per il processo, fino a quando non avrà la garanzia che si tenga un vero dibattimento con la convocazione di nuovi testimoni. Così ha minacciato di tenere il presidente in sospeso, impedendo il suo scagionamento fino a quando tutte le persone informate dei fatti parleranno.

Vestita di nero, come se celebrasse un funerale, la Pelosi ha avviato così il procedimento alla Camera per votare l’incriminazione di Trump: «Oggi, solennemente e tristemente, apro il dibattito sull’impeachment del presidente degli Stati Uniti. Se non agissimo ora, mancheremmo al nostro dovere. E’ tragico che le azioni sconsiderate del presidente rendano l’incriminazione necessaria. Non ci ha lasciato scelta». Doug Collins, il deputato della Georgia che guida la minoranza repubblicana nella Commissione Giustizia, le ha risposto così: «Questo è un impeachment basato sulle supposizioni. Noi vinceremo nel merito del processo, e dei fatti. Perché? Perché gli americani sapranno vedere la realtà».

Il capo della Casa Bianca, partendo per un comizio elettorale in Michigan col vice Pence, ha commentato via Twitter: «Potete credere che oggi io verrò incriminato dalla sinistra radicale, i democratici nullafacenti, e non ho fatto nulla di sbagliato! E’una cosa terribile. Leggete la trascrizione (della telefonata col collega ucraino Zelensky a cui aveva chiesto il favore di indagare sui Biden, ndr). Ciò non dovrebbe mai più accadere ad un altro presidente. Recitate una preghiera!». Martedì aveva scritto una lettera infuocata a Pelosi, accusandola di colpo di stato.

Dando per scontata la compattezza dei deputati repubblicani nella difesa del loro capo della Casa Bianca, l’unica incertezza riguardava quanti democratici avrebbero defezionato. Le sei ore di dibattito hanno seguito le posizioni ormai consolidate: da una parte i democratici, secondo cui il favore chiesto a Zelensky era la sollecitazione di un’ingerenza straniera nelle elezioni democratiche americana, e quindi un tradimento; dall’altra i repubblicani, secondo cui l’accusa non ha provato alcun crimine e quindi la rimozione della capo della Casa Bianca non è giustificata legalmente, ma è solo un’operazione politica per sovvertire il risultato del 2016.

Alla fine 230 deputati hanno votato in favore del primo atto d’accusa, e 197 contro, mentre 229 hanno approvato il secondo e 198 si sono opposti. La democratica Tulsi Gabbard, candidata alle presidenziali del 2020, si è astenuta.

Ora la pratica dovrebbe passare al Senato, dove all’inizio di gennaio è atteso l’inizio del processo. Pelosi però ha avvertito che potrebbe ritardare la consegna della documentazione, lasciando il capo della Casa Bianca nel limbo dell’impeachment fino a quando il leader repubblicano non consentirà un processo equo, con nuovi testimoni come l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Bolton e il capo di gabinetto della Casa Bianca Mulvaney, che potrebbero rivelare altre informazioni imbarazzanti per il presidente. La condanna sembra esclusa, perché i repubblicani hanno la maggioranza, e 20 di loro dovrebbero tradire Trump per farlo cadere. Se però 4 senatori del Gop si unissero ai democratici per cambiare le regole del procedimento, verrebbero convocati i nuovi testimoni che potrebbero cambiare la dinamica. I sondaggi al momento dicono che l’America è spaccata sull’impeachment, ma il capo della Casa Bianca ha scavalcato gli avversari democratici negli stati chiave per le elezioni dell’anno prossimo, e quindi sul piano politico l’operazione non sta dando gli esiti sperati dai democratici.

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