Von der Leyen la nuova presidente Ue

by • 25 luglio 2019 • ESTERI, In evidenzaCommenti disabilitati su Von der Leyen la nuova presidente Ue133

E’ il giorno di Ursula von der Leyen al Parlamento Europeo. La candidata designata dai 28 Paesi membri, delfina di Angela Merkel nella Cdu, è stata eletta presidente della Commissione europea con 383 voti favorevoli (quorum 374, superato per un soffio, appena nove voti), 327 contrari. Sull’esito della consultazione ha pesato sicuramente il ‘no’ della Lega (29 voti) che nel pomeriggio ha annunciato il suo ‘no’, dopo che Salvini si era mostrato possibilista.

Mi sento molto onorata sono sopraffatta, la fiducia che riponete in me la riponete nell’Europa, un’Europa forte e unita, pronta a combattere per il futuro invece che contro sé stessa”, le prime parole della nuova presidente. “Il compito che dovrò affrontare pesa su di me ed il mio lavoro comincia adesso”.

Il discorso della Van der Leyen
La Van der Leyen ha parlato questa mattina nella seduta plenaria a Strasburgo. La ministra tedesca ha illustrato agli eurodeputati il suo programma che incassa il sì, non scontato, del Movimento 5 Stelle. Divisi i gruppi in Aula: no dei sovranisti di Identità e democrazia e della sinistra, anche i Verdi nel pomeriggio si sfilano mentre il Pd la sostiene.

SALARIO MINIMO – In cima alla sua agenda c’è la battaglia per il salario minimo europeo: “Voglio garantire che in una economia sociale di mercato ogni persona che lavora a tempo pieno possa avere un salario minimo che garantisca una vita dignitosa – ha detto la tedesca nel discorso agli europarlamentari -. Perciò svilupperemo un quadro nel rispetto dei quadri di lavoro, l’opzione ottimale è avere contrattazioni collettive con i sindacati perché loro possono adeguare il salario minimo al settore e al comparto. So che ci sono modelli diversi ma dobbiamo creare un quadro generale”.

MIGRANTI – Von der Leyn vuole un’Europa delle pari opportunità uomo-donna a partire dai vertici (“intendo realizzare una perfetta parità di genere nella possima Commissione. Se non mi proporranno abbastanza nomi, non esiterò a chiederne altri”) e un’Europa dai “confini umani”. Tra i punti toccati dalla presidente in pectore c’è infatti il nodo migranti: “Il Mediterraneo è diventato la frontiera più letale al mondo. In mare c’è l’obbligo di salvare le vite”. Dunque “dobbiamo salvare le vite umane”, ma anche “ridurre la migrazione irregolare, lottare contro gli scafisti”. Von der Leyen propone “un nuovo patto per la migrazione e l’asilo” e il “rilancio della riforma di Dublino”. Cosa che “consentirà di tornare ad una pienamente funzionale area Schengen, che è il più importante traino per la nostra prosperità, sicurezza e libertà”. In tema di immigrazione il ministro della Difesa della Germania si impegna poi a “rafforzare l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera”, con un corpo di “10mila guardie Frontex”, al massimo entro il 2024.

SVOLTA VERDE – Prioritaria la svolta ‘green’: l’obiettivo ambizioso della candidata è quello di rendere l’Europa “il primo continente neutro al mondo a livello climatico entro il 2050”. Per riuscirci “ridurre le emissioni del 40% entro il 2030 non è sufficiente”, è necessario ridurle del “50% o meglio 55% entro il 2030”. Nei primi 100 giorni della carica Von der Leyen si impegna a presentare “un accordo verde per l’Europa”, affinché “l’obiettivo del 2050 venga tradotto in legge”.

BREXIT – Capitolo Brexit: von der Leyen si dice “disposta a garantire una ulteriore proroga al recesso nel caso in cui fosse necessario più tempo per motivi validi. In ogni caso il Regno Unito rimarrà il nostro alleato il nostro partner ed un paese amico”.

EUROPEISMO – Membro della Cdu tedesca e delfina di Angela Merkel, Von der Leyen eredita la linea anti-sovranista della cancelliera. “Per me solamente una cosa è importante, l’Europa va rafforzata e chi la vuole fare fiorire mi avrà dalla sua parte, ma chi vuole indebolire questa Europa troverà in me una dura nemica”. Com’era prevedibile, il gruppo ID (Identità e Democrazia), in cui siedono gli eurodeputati della Lega e del Rassemblement National di Marine Le Pen, ha annunciato stamattina il suo voto contrario all’elezione della tedesca. “Sono sollevata – replica lei – per me è un premio per tutto quello che ho fatto”.

M5S VOTA SI‘ – Voterà sì invece il Movimento Cinque Stelle. Lo annuncia in Aula l’eurodeputata Tiziana Beghin: “Signora von der Leyen, dopo il nostro incontro, lei ha fatto suoi i punti principali del nostro programma, per questo il M5S intende sostenere la sua candidatura ma ogni giorno dovrà dimostrarsi degna di questa fiducia, non ci faremo remore a contrastarla anche duramente se non rispetta gli impegni presi”.

LEGA VOTA NO – In mattinata Matteo Salvini si era detto possibilista su un possibile appoggio alla Von der Leyden. Sensazioni che cambiano nel pomeriggio. “Il suo discorso è stato un pò troppo spostato a sinistra – dice Lorenzo Fontana, ministro leghista deglli Affari Ue -. So che non è solo da noi che ha avuto un riflesso non positivo. È stato il discorso stamattina che ha irrigidito molto gli europarlamentari”. Fontana conferma quindi il ‘no’ della Lega, spiegando che la scelta non è legata alla partita per il commissario italiano.

CONTE APPREZZA – “Ho apprezzato il discorso della candidata Presidente della Commissione von der Leyen – twitta il premier italiano Giuseppe Conte – I temi economici, sociali, ambientali evocati così come la lotta ai traffici illeciti lasciano sperare in una Europa finalmente più capace di avere cura del suo futuro e dei bisogni dei cittadini”.

BIOGRAFIA di Ursula von der Leyen – Curriculum impeccabile, Ursula è nata a Bruxelles, figlia di uno dei primi funzionari pubblici europei, a lungo presidente del Land della Bassa Sassonia. Parla correntemente tre lingue: francese, inglese e ovviamente tedesco. L’inizio della sua carriera politica è stato contraddistinto da una coraggiosa proposta di istituire gli Stati Uniti d’Europa, sul modello degli stati federali come la Svizzera, la Germania o gli Usa. Molti commentatori sottolineano i progressi fatti sotto la sua guida nell’integrazione della difesa europea, come la missione Nato nell’Egeo nel 2016 per arginare la crisi dei migranti che invasero Grecia e Turchia. Quando era ministro della Famiglia, tra il 2005 e il 2009, aumentarono i posti negli asili nido e le retribuzioni per i congedi parentali. Due anni fa aveva votato a favore dei matrimoni gay, superando le contrarietà della stessa Merkel.

GRADIMENTO – Da quando è titolare della Difesa tedesca, nel 2013, la popolarità di Ursula von der Leyen è scesa ai minimi, tanto che oggi risulta penultima nella classifica dello Spiegel sul gradimento dei titolari di dicasteri in Germania. È un dato di fatto che la neoeletta presidente sia riuscita a sopravvivere allo scandalo che ha infangato la reputazione della Difesa tedesca, riconducibile direttamente alla ministra: una commissione parlamentare indaga su accuse di nepotismo in relazione a contratti multimilionari affidati ad appaltatori esterni. Uno di questi appalti era stato affidato alla McKinsey, società di consulenza nella quale lavora anche un figlio della Leyen.

L’INCARICO – La carica di presidente della Commissione, con sede a Bruxelles, è un concentrato di poteri che ruotano attorno alla principale istituzione dell’Unione Europea. Improponibile un confronto con il ruolo dei capi di governo dei singoli stati membri, che sono sempre sotto i riflettori, relativamente liberi di prendere di petto le iniziative, anche se esposti agli alti e bassi dell’opinione pubblica. Il presidente della Commissione ha piuttosto il ruolo di mastino, moderatore, volta per volta cane da guardia e riformatore delle istituzioni europee, compito tutt’altro che facile vista la difficoltà di far funzionare una struttura così complessa, incapace, per definizione, di esprimere una linea di politica estera univoca coerente. In particolare, la presidente dovrà vigilare sull’applicazione dei Trattati e degli atti vincolanti da parte dei governi, spesso in rotta di collisione per motivi politici o per meri interessi economici. Basti pensare alle scintille tra il presidente francese, Macron, e il vicepremier italiano, Salvini, sulla ridistribuzione dei migranti, e le diatribe sulle grandi manovre industriali (vedi lo scontro sull’acquisizione Fincantieri-Stx, o i paletti che l’Eliseo avrebbe posto a Renault all’indomani della proposta di fusione con FCA). Tutte questioni che lasciano intravedere il difficile ruolo di mediazione demandato alla presidenza della Commissione Ue.

DIPLOMAZIA – Esistono poi altre funzioni che investono il ruolo che Ursula von der Leyen andrà a rivestire nei riguardi delle sovranità nazionali. Ad esempio dovrà affrontare presto la grana della Brexit incompiuta, con tutto quello che ne consegue nei difficili rapporti con il Regno Unito. Verso Est dovrà guardare con attenzione al Gruppo di Visegrad (alleanza politico militare tra Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) e fare i conti con l’asse Parigi–Berlino, sodalizio preponderante, che introduce di fatto una corsia preferenziale tra due leader europei, condizionando tutti gli altri partner.

PREROGATIVE – Ma perché la presidente Ue riesce a esprimere un potere forte nonostante sia costretta a giocare, per così dire, di rimessa? Prima di tutto perché può richiamare quelli che sgarrano impugnando le armi della diplomazia con opportuni deterrenti, procedure d’infrazione e via di questo passo. Dispone del potere d’iniziativa legislativa, partecipa alla formazione degli atti del Consiglio dell’Unione Europea e del Parlamento Europeo, gestisce direttamente i programmi e il bilancio dell’Unione e la rappresenta, fatta eccezione come si diceva prima per i temi della politica estera e della sicurezza, dove i giochi sono molto più articolati. Quindi di fronte alla Russia di Putin, vedi la ferita aperta Ucraina Donbass, toccherà piuttosto alla Nato fare da sentinella. Ma su altre questioni, quali le politiche energetiche ambientali, i rapporti commerciali con Pechino, la via della Seta da un lato, e l’interfaccia con l’America di Trump dall’altro, entra in campo anche il prestigio personale e la capacità di coinvolgimento, che costituisce la reale scommessa che Ursula si gioca attorno al ruolo della presidente della Commissione Ue.

CURRICULUM – Appassionata del sogno di una Europa federale e fedelissima di Angela Merkel, Ursula von der Leyen ha 61 anni, di cui 14 trascorsi ininterrottamente da ministro della Cdu. Medico, di sangue blu (discende da un barone di Brema diventato ricco commerciando con la Russia alla fine dell’Ottocento) è madre di sette figli nati in dodici anni dal matrimonio con un altro medico divenuto poi imprenditore. Decisamente europea, visto che è nata a Bruxelles ed è cresciuta nella capitale dell’Europa, dove ha vissuto fino ai 13 anni, da studentessa a Londra dovette adottare un nome falso: era in una lista di obiettivi di una organizzazione terroristica tedesca al tempo degli anni di piombo.

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