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Criminalità Giovanile. Non è Colpa dei “Tempi Moderni”

by • 26 agosto 2025 • In evidenza, OLTRE LA NOTIZIA di Pasquale Ferrara, SOCIALE • Commenti disabilitati su Criminalità Giovanile. Non è Colpa dei “Tempi Moderni” • 529

Giovani e Crimine: l’Allarme Non è l’Emergenza. Alla Radice di un Fenomeno Antico che Chiede Risposte Moderne

Dall’antica Roma alle gang metropolitane, la devianza minorile è una costante storica. Oggi, però, l’evoluzione digitale e la frammentazione sociale richiedono un nuovo patto educativo tra famiglia, scuola e istituzioni. L’analisi degli esperti: “Serve prevenzione, non solo repressione”.
di Pasquale Ferrara

Costa Paradiso 26 agosto 2025
La cronaca nera torna troppo spesso a parlarci di loro: ragazzi, a volte bambini, autori di reati che vanno dal bullismo allo spaccio, dalle risse all’interno di gang fino ai furti e agli atti vandalici. Un fenomeno, quello della criminalità giovanile, che sembra esplodere periodicamente nell’opinione pubblica come un’emergenza senza precedenti. Eppure, sociologi e storici sono concordi: la devianza minorile non è un’invenzione dei nostri tempi, ma un dato strutturale delle società complesse, documentato fin dall’antichità.

Ciò che cambia, e drammaticamente, sono le forme in cui si esprime, il contesto socio-culturale in cui matura e, soprattutto, la percezione che ne abbiamo. Comprendere questa distinzione è il primo, fondamentale passo per smettere di guardare al sintomo e iniziare a curare le cause.

Una Storia che Viene da Lontano: Non è Colpa dei “Tempi Moderni”

«Gioventù sfrenata»: così si lamentava il filosofo Socrate nel V secolo a.C. Nell’antica Roma, l’imperatore Augusto promulgò leggi specifiche per contrastare la delinquenza dei iuvenes. Nel Medioevo e nel Rinascimento, bande di giovani erano fonte di disordini nelle città. Il fenomeno delle baby gang, insomma, ha radici profonde. «Pensare che “una volta non fosse così” è un errore storiografico e sociologico», spiega la Professoressa Elena Marchetti, docente di Sociologia della Devianza all’Università di Milano. «Quello che è cambiato è l’occhio dei media, che amplifica ogni evento, e la natura dei reati. Oggi agiscono in un mondo iperconnesso, dove il disvalore della violenza si mischia alla ricerca di visibilità sui social network. Il reato non è più fine a se stesso, ma spesso diventa un contenuto da mostrare per ottenere riconoscimento».

Il Ritratto di Oggi: tra Disagio Esistenziale e Nuove Povertà

Le ricerche più recenti delineano un quadro multifattoriale. All’origine dei comportamenti criminali non c’è una sola causa, ma un intreccio pericoloso di elementi:

Fragilità del nucleo familiare: assenza di figure genitoriali di riferimento o modelli educativi incoerenti, che oscillano tra l’iper-permissività e l’assenteismo.
Povertà educativa: il divario più profondo non è solo economico, ma culturale e di opportunità. La mancanza di accesso a istruzione di qualità, attività sportive, culturali e ricreative crea un vuoto esistenziale in cui attecchisce la devianza.
Crisi delle agenzie di socializzazione: scuola e comunità locale faticano sempre più a svolgere il loro ruolo di “fari” educativi, lasciando i giovani in balia di modelli distorti proposti dalla rete e dal gruppo dei pari.
Il richiamo della “famiglia” criminale: in contesti ad alta densità mafiosa, la criminalità organizzata offre un surrogato di identità, protezione e successo facile, attirando giovani privi di alternative e prospettive.
Prevenzione vs. Repressione: la Sfida per le Istituzioni

La risposta dello Stato non può limitarsi alla sola dimensione repressiva. Il sistema penale minorile italiano, fondato sul recupero e la rieducazione (D.P.R. 448/88), è considerato tra i più avanzati al mondo. Tuttavia, rischia di essere l’ultimo anello di una catena che si è già spezzata prima.

«Investire nella prevenzione primaria significa agire prima che il disagio si trasformi in reato», afferma Carlo Bianchi, presidente di un’associazione che lavora nel quartiere difficile di una grande città. «Servono politiche coraggiose che rafforzino i servizi sociali, potenzino le scuole nelle zone periferiche, finanzino centri di aggregazione giovanile e supportino le famiglie in difficoltà. Un giovane che trova un senso nella palestra, nella musica, nello studio o in un lavoro dignitoso, difficilmente lo cercherà in un’azione criminale».

Verso un Nuovo Patto Sociale
La criminalità giovanile è lo specchio opaco di una comunità. Riflette le sue paure, le sue ingiustizie e i suoi fallimenti. Combatterla efficacemente richiede un cambio di paradigma: dall’allarme sociale alla responsabilità collettiva. Significa che genitori, insegnanti, educatori, amministratori locali e politici nazionali devono tornare a fare squadra, riconquistando la periferia non solo geografica, ma soprattutto esistenziale, di troppi giovani.

Perché, come conclude la professoressa Marchetti, «un ragazzo che delinque è prima di tutto un ragazzo che soffre e che chiede, nel modo più sbagliato e distorto possibile, di essere visto e ascoltato. Sta a noi, adulti, avere l’intelligenza e la volontà di capire quel grido».

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Articolo a cura della redazione di Costa Paradiso News. Immagini: Reuters, AFP, elaborazione interna.

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Redazione Costa Paradiso News
26 agosto 2025 alle 6:47

© 2025 Costa Paradiso News

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