Dopo la denuncia di Pasquale Ferrara, il Ministero fornisce alla Prefettura ciò che finora mancava
Articolo redazionale di Pasquale Ferrara per Sardegna News
La crisi di Costa Paradiso non è più una questione tecnica né un semplice ritardo amministrativo.
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È un caso complesso che coinvolge due livelli di responsabilità completamente diversi: da una parte il Comune, dall’altra il CDA della Comunità, organo privatistico che gestisce il villaggio.
E oggi, con la comunicazione del Ministero dell’Ambiente del 3 settembre 2026, la Prefettura dispone finalmente di un quadro normativo chiaro per adottare misure straordinarie.
1. Comune e CDA: due responsabilità diverse
Il Comune di Trinità d’Agultu e Vignola, guidato dal sindaco Giampiero Carta, ha competenze pubbliche: deve eseguire le ordinanze del TAR, emanare gli sgomberi, garantire l’accesso ai cantieri e vigilare sulla legalità.
Il CDA della Comunità, presieduto da Emanuele Pileri, è invece un organo privatistico che gestisce il villaggio, le risorse economiche, alcune infrastrutture interne e la loro manutenzione.
Ed è proprio sul piano privatistico che si sono accumulate le criticità più gravi.
2. Conflitti di interesse del presidente Pileri: “inaccettabili e spudorati”
Le relazioni protocollate e le denunce formali hanno evidenziato conflitti di interesse definiti “inaccettabili e spudorati”.
Non si tratta di opinioni, ma di fatti documentati:
- — affidamenti e decisioni gestionali in potenziale conflitto con ruoli personali;
- — scelte economiche non trasparenti;
- — gestione opaca delle risorse;
- — assenza di vigilanza effettiva da parte del CDR.
- — tutte le perdite idriche e i consumi fino al 04/12/2025 sono responsabilità della Comunità;
- — dal 5 dicembre 2025 la gestione è in capo ad Abbanoa;
- — il Cda non ha previsto nei bilanci la copertura dei debiti pregressi, aggravando la situazione finanziaria.
- — gli scarichi sul suolo e nel sottosuolo sono vietati in modo assoluto;
- — gli scarichi domestici sul suolo sono reato penale;
- — la sanzione non è amministrativa, ma arresto fino a tre anni (art. 137, comma 11);
- — gli scarichi non sono autorizzabili neppure in astratto;
- — la violazione è diffusa e collettiva.
- — sanzioni penali,
- — procedimenti giudiziari,
- — chiusura del villaggio,
- — revoca delle autorizzazioni provvisorie degli enti sovraordinati.
- — Accelerare la risoluzione della crisi amministrativa, oggi aggravata da ritardi e inerzie.
- — Normalizzare gli allacci fognari, obiettivo primario e non più rinviabile, evitando:
- — la chiusura del villaggio,
- — pesanti sanzioni amministrative,
- — e soprattutto sanzioni penali per chi non è ancora allacciato.
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Deposito dell’Atto di Denuncia‑Querela (link)

Questi elementi hanno contribuito a creare un clima di sfiducia e a rallentare la normalizzazione degli allacci fognari, aggravando una situazione già critica.
3. Il passaggio della gestione idrica ad Abbanoa: 4 dicembre 2025
Un punto fondamentale spesso ignorato:
la gestione dell’acqua è passata ad Abbanoa il 4 dicembre 2025.
Questo significa che:
Il passaggio ad Abbanoa è un dato certo, documentato e decisivo per comprendere la portata della crisi.
4. Il documento MASE del 3 settembre 2026: la Prefettura ora può intervenire
La comunicazione del Ministero dell’Ambiente del 3 settembre 2026 è un punto di svolta.
Il MASE ha chiarito che:
Questo documento fornisce alla Prefettura un quadro normativo chiaro per adottare misure straordinarie, se necessario.
La fognatura non è più un’opera da completare:
è un obbligo di legge che, se non rispettato, espone il territorio a responsabilità penali.
5. La mancata conclusione della fognatura: non più rischio amministrativo, ma rischio penale collettivo
Il documento MASE è inequivocabile:
la mancata conclusione della rete fognaria espone centinaia di proprietari a un rischio penale.
Ogni abitazione non allacciata al pozzetto bordo lotto si trova in una condizione di potenziale violazione dell’art. 137, comma 11.
Una condizione che può coinvolgere l’intero comprensorio.
La fognatura non è un’opera “utile”:
è l’unico argine che separa Costa Paradiso da:
6. Una eventuale nomina commissariale: accelerazione decisiva
È noto che Pasquale Ferrara ha richiesto agli organi sovraordinanti la valutazione di una nomina commissariale.
Se disposta, una nomina commissariale avrebbe due effetti immediati:
Una eventuale nomina commissariale non sarebbe un atto politico:
sarebbe un atto di tutela del territorio e della legalità.
Le responsabilità distinte, verità unica
Il Comune ha obblighi pubblici.
Il CDA ha responsabilità privatistiche.
La Prefettura ha ora il quadro normativo per intervenire.
E la mancata conclusione della fognatura è diventata un rischio penale collettivo.
Costa Paradiso non ha più tempo.
E non ha più alibi.
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