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Dalla lapide di Piazza del Comune alle tragedie della Marina Militare nella Seconda guerra mondiale: un patrimonio di memoria da custodire e trasmettere alle nuove generazioni.
In vista delle celebrazioni del prossimo 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, Valledoria è chiamata a rinnovare il proprio momento di riflessione e riconoscenza nei confronti di quanti hanno sacrificato la vita per il Paese.
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Le tragedie del mare e i giovani marinai di Valledoria
Tra i nomi che compaiono sulla lapide emergono due vicende particolarmente significative, entrambe legate al drammatico 9 settembre 1943.
La prima riguarda Francesco Altea, indicato nell’iscrizione come caduto sulla corazzata Roma.
La nave da battaglia della Regia Marina fu affondata il 9 settembre 1943 nel Golfo dell’Asinara, durante il trasferimento della flotta italiana seguito all’annuncio dell’armistizio. L’attacco tedesco provocò la morte di oltre 1.300 uomini dell’equipaggio.
La seconda vicenda riguarda Francesco Fausto Calbini, ricordato sulla lapide come appartenente al cacciatorpediniere Da Noli, anch’esso perduto nelle acque del Golfo dell’Asinara il 9 settembre 1943.
Due giovani marinai, due navi, un’unica tragica giornata che lega la storia nazionale a quella della Sardegna settentrionale e, in particolare, alla memoria della comunità di Valledoria.
Una lapide che custodisce anche il ricordo dei dispersi
La testimonianza di Piazza del Comune non si esaurisce nei nomi dei caduti identificati.
La lapide riporta anche un gruppo di uomini indicati come dispersi: Matteo Pietro Serra, Antonio Francesco Deliperi, Cosimo Dettori, Antonio Meloni, Nicolò Frau, Antonio Bianco, Francesco Bianco, Giovanni Antonio Bianco, Giovanni Maria Manca e Antonio Piga.
Accanto a loro figurano inoltre Matteo Serra, ricordato con la data del 14 dicembre 1942, e Salvatore Antonio Dettori, con l’indicazione della Marina e la data del 3 agosto 1943.
Sono nomi che meritano un approfondimento storico e documentale. Per ciascuno sarebbe importante ricostruire il luogo di nascita, il servizio militare prestato, le circostanze della morte o della scomparsa e, quando possibile, le testimonianze dei familiari.
Un lavoro di ricerca che potrebbe trasformare una lapide commemorativa in un vero e proprio archivio della memoria cittadina.
Il significato del 4 novembre: ricordare il passato, comprendere il presente
Il 4 novembre ricorda l’entrata in vigore, nel 1918, dell’armistizio di Villa Giusti, che pose fine alle ostilità tra il Regno d’Italia e l’Impero austro-ungarico, segnando una tappa fondamentale nel completamento dell’unità nazionale.
Oggi la ricorrenza è riconosciuta dalla legge 1° marzo 2024, n. 27, come Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.
È una giornata dedicata alla memoria dei caduti di tutte le guerre, al riconoscimento del ruolo delle Forze Armate e alla riaffermazione dei valori costituzionali, della libertà, della democrazia e della pace.
In questo contesto, la storia dei marinai ricordati a Valledoria rappresenta un ulteriore tassello della memoria nazionale. Le loro vicende, pur appartenendo a un periodo storico diverso da quello della Prima guerra mondiale, testimoniano il sacrificio di un’intera generazione travolta dal secondo conflitto mondiale.
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Valledoria si prepara al 4 Novembre. Partecipare per non dimenticare.
La città di Valledoria si prepara a vivere uno dei momenti più solenni e significativi della memoria civile nazionale. L’Amministrazione comunale invita la cittadinanza a partecipare alla cerimonia dedicata alla Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, che si terrà mercoledì 4 novembre 2026 alle ore 10.30 presso il Monumento ai Caduti, nella Piazza del Comune.
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Un appuntamento che rappresenta molto più di una celebrazione istituzionale. È il momento in cui una comunità si ritrova per custodire il ricordo di quanti hanno sacrificato la propria vita per la Patria, riaffermando valori che continuano a essere patrimonio condiviso del Paese: il senso del dovere, la solidarietà, il rispetto delle istituzioni e la responsabilità verso le generazioni future.
La commemorazione vedrà la partecipazione della sindaca Beatrice Serra, del vicesindaco Ettore Puttolu, degli amministratori comunali, delle associazioni e dei cittadini che vorranno unirsi a un momento di raccoglimento e gratitudine davanti al Monumento ai Caduti.
Dietro ogni nome inciso nella pietra si conservano storie che appartengono alla memoria collettiva della comunità. Giovani vite spezzate dalla guerra, famiglie segnate dal dolore e sacrifici che hanno contribuito alla costruzione dell’Italia moderna. Ricordare quei nomi significa riconoscere il valore di uomini e donne che hanno servito il Paese con coraggio e generosità, lasciando alle generazioni
successive un’eredità fatta di libertà e democrazia.
L’Amministrazione comunale attribuisce a questa ricorrenza un profondo significato civico ed educativo. Mantenere viva la memoria dei Caduti significa infatti trasmettere ai più giovani la consapevolezza del valore della pace e dell’unità nazionale, affinché il ricordo della storia diventi strumento di crescita civile e di coesione sociale. Ecco perché è importante “Partecipare per non dimenticare”
In un tempo in cui il contesto internazionale richiama quotidianamente l’attenzione sull’importanza del dialogo e della convivenza tra i popoli, il 4 novembre assume una valenza ancora più attuale. Non soltanto una commemorazione del passato, ma anche un’occasione per riflettere sul presente e sul futuro della comunità.
Per questo l’Amministrazione comunale rinnova il proprio invito a tutta la cittadinanza affinché la cerimonia diventi un momento realmente condiviso, capace di unire istituzioni e cittadini nel segno della memoria, del rispetto e dell’identità nazionale.
Partecipare per non dimenticare.
Mercoledì 4 novembre, alle ore 10.30, presso il Monumento ai Caduti nella Piazza del Comune Valledoria per ricordare, ringraziare e onorare coloro che hanno scritto, con il proprio sacrificio, una parte fondamentale della storia della Nazione.
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Costa Paradiso chiude il contenzioso con Abbanoa: definita una vertenza da oltre 1,6 milioni di euro
Accordo raggiunto e debito definitivamente estinto
A cura della redazione di Sardegna News
La Comunità di Costa Paradiso comunica il perfezionamento della transazione extragiudiziale con Abbanoa, conclusione di un lungo e complesso percorso amministrativo e negoziale che ha consentito di definire una posizione debitoria pari a euro 1.681.032,20.
L’intesa raggiunta rappresenta uno dei risultati più rilevanti degli ultimi anni per la Comunità, poiché consente di chiudere definitivamente una vertenza che si trascinava da tempo e che aveva assunto dimensioni tali da incidere significativamente sugli equilibri economici e finanziari del Villaggio.
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Una questione aperta da anni
La problematica trae origine dai rapporti economici relativi al servizio idrico integrato e si è progressivamente consolidata nel corso di diverse gestioni amministrative, fino a determinare un’esposizione superiore a un milione e seicentomila euro.
Per lungo tempo il contenzioso con Abbanoa ha rappresentato una delle principali criticità della Comunità, generando incertezza e limitando la possibilità di programmare con maggiore serenità investimenti, interventi infrastrutturali e nuovi servizi a favore dei proprietari.
Una riduzione straordinaria dell’importo dovuto
L’aspetto più significativo dell’accordo riguarda le condizioni economiche ottenute nel corso della trattativa. La transazione ha infatti consentito il riconoscimento di una riduzione complessiva pari a euro 936.994,43 sugli importi maturati nel periodo compreso tra il 2020 e il 2025.
Si tratta di un risultato di particolare rilievo che ha permesso di rideterminare in modo sostanziale l’importo oggetto della vertenza, rendendo possibile la sua definitiva chiusura e il conseguente azzeramento della posizione debitoria.
Il lavoro dell’attuale Consiglio di Amministrazione
La definizione dell’accordo è stata raggiunta sotto la guida dell’attuale Consiglio di Amministrazione della Comunità di Costa Paradiso, presieduto da Emanuele Pileri, con vicepresidente Stefano Angeli, che ha condotto una complessa attività di interlocuzione e negoziazione finalizzata alla ricerca di una soluzione condivisa e sostenibile.
Il risultato conseguito assume particolare importanza non soltanto per gli effetti economici immediati, ma anche per il valore strategico che riveste in termini di stabilità amministrativa e di programmazione futura.
Si apre una nuova fase per Costa Paradiso
Con il pagamento dell’importo residuo previsto dall’accordo, il debito risulta integralmente estinto.
La chiusura della vertenza permette oggi alla Comunità di concentrare le proprie risorse e le proprie energie sulle sfide che riguardano il futuro del comprensorio: il miglioramento delle infrastrutture, la qualità dei servizi, la tutela del patrimonio comune, la valorizzazione immobiliare e il rafforzamento dell’attrattività turistica di Costa Paradiso.
La conclusione positiva del contenzioso con Abbanoa dimostra come il dialogo istituzionale, la responsabilità amministrativa e la capacità negoziale possano consentire di raggiungere risultati concreti anche di fronte a questioni particolarmente complesse.
Oggi Costa Paradiso non celebra soltanto la definizione di una controversia economica. Archivia una delle più significative criticità della propria storia recente e pone le basi per una nuova stagione fondata sulla solidità finanziaria, sulla programmazione e sullo sviluppo dell’intera Comunità.
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Valledoria 22 ottobre 2026 – Le immagini che arrivano dalla foce del Coghinas e dal litorale di Valledoria raccontano una realtà che fino a qualche anno fa sarebbe stata difficile immaginare a fine ottobre: parcheggi occupati da camper provenienti da diverse regioni europee, vele colorate che solcano il mare e numerosi appassionati di windsurf e kitesurf che continuano a scegliere la costa anglonese come meta privilegiata.
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La sindaca Beatrice Serra, sin dall’inizio del proprio mandato, aveva indicato nella destagionalizzazione una delle sfide prioritarie per il futuro economico della comunità. Un indirizzo condiviso dall’intera amministrazione comunale e sostenuto dal vicesindaco Ettore Puttòlu, nella convinzione che Valledoria possieda risorse naturali, ambientali, paesaggistiche e archeologiche capaci di attrarre visitatori durante tutto l’anno.
La presenza di camperisti e sportivi in un periodo tradizionalmente considerato di bassa stagione rappresenta un indicatore significativo. Non si tratta soltanto di numeri o presenze turistiche. Dietro questo movimento si riflettono ricadute positive per l’intero sistema economico locale. Bar, ristoranti, strutture ricettive, attività commerciali e servizi possono beneficiare di una domanda distribuita lungo un arco temporale più ampio, contribuendo a rendere meno dipendente l’economia locale dai soli mesi di luglio e agosto.
L’autunno 2026 sembra offrire segnali incoraggianti in questa direzione. Le immagini delle spiagge frequentate, delle vele in mare e delle aree di sosta animate rappresentano una testimonianza concreta di come il territorio possa continuare a generare attrattività anche oltre la stagione tradizionale.
Naturalmente sarà il tempo a misurare con precisione l’efficacia delle politiche di sviluppo turistico e delle strategie amministrative avviate negli ultimi mesi. Tuttavia, quanto si osserva in queste settimane costituisce un primo riscontro positivo per una visione che punta a fare di Valledoria una destinazione fruibile e attrattiva lungo l’intero arco dell’anno.
Se il turismo estivo e l’agricoltura restano il motore principale dell’economia locale, l’obiettivo oggi appare più ambizioso: costruire un territorio capace di vivere, produrre valore e generare opportunità ben oltre i confini della stagione balneare. E l’autunno 2026, con il suo inatteso sapore d’estate, sembra indicare che quella strada è già stata imboccata.
Grazie Beatrice , grazie Ettore. L’economia della città cresce.
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RIFORMA BARRACELLI – UNA RESPONSABILITÀ VERSO DI LORO
È proprio questo il punto centrale che oggi merita di essere ribadito.
A cura della redazione di Sardegna News
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Accanto al lavoro dell’Avv. Salvatore Pinna di Valledoriaoccorre riconoscere il ruolo svolto dal Dott. Vincenzo Gerardo Di Rosa, Segretario Generale Regionale della CONFSAL FESICA Sicurezza, dal Dott. Francesco Pillitu e dal consigliere regionale Dott. Michele Ciusa, che hanno contribuito ciascuno, con responsabilità diverse ma complementari, a mantenere aperto un tavolo di confronto su una riforma attesa da decenni.
Da una parte vi è stato il contributo tecnico dell’Avv. Salvatore Pinna di Valledoria, fondatore della Compagnia Barracellare di Valledoria e protagonista di oltre diciotto anni di esperienza come Capitano barracellare. Dall’altra vi è stata l’azione sindacale e istituzionale di Vincenzo Gerardo Di Rosa e Francesco Pillitu, che hanno portato le istanze del comparto ai tavoli regionali, e la disponibilità politica del consigliere regionale Michele Ciusa, che ha trasformato tali istanze in un concreto percorso legislativo.
Sono fatti. Non opinioni.
Per questo motivo appare sorprendente che proprio nel momento in cui il percorso di riforma sta finalmente trovando uno sbocco istituzionale emergano attacchi personali e tentativi di delegittimazione rivolti a chi, da anni, lavora per raggiungere il medesimo obiettivo: il superamento di una normativa unanimemente considerata superata.
Anche il recente Coordinamento Operativo Regionale dei Barracelli, costituito soltanto nel 2026, ha infatti dichiarato pubblicamente la necessità di superare la legge regionale n. 25 del 1988 e ha espresso apprezzamento verso i consiglieri regionali promotori della riforma.
È proprio qui che emerge una evidente contraddizione.
Gli stessi soggetti che oggi criticano alcuni protagonisti del processo riformatore riconoscono pubblicamente la necessità del cambiamento, sostengono l’esigenza di aggiornare il quadro normativo e salutano favorevolmente l’avvio dell’iter legislativo.Se tutti concordano sulla necessità della riforma, allora il confronto dovrebbe concentrarsi esclusivamente sui contenuti e sulle proposte migliorative, non sulle persone.
C’è poi un altro aspetto che merita attenzione.
Il Coordinamento Operativo Regionale dei Barracelli utilizza una denominazione che richiama una dimensione regionale. Tuttavia, dalle informazioni pubblicamente disponibili emerge che lo stesso Coordinamento è nato come iniziativa promossa dai propri fondatori per colmare un vuoto organizzativo e che tale percorso, secondo le loro stesse dichiarazioni, “non è ancora formalizzato dalla Regione”.
Una domanda appare quindi legittima: il termine “Regionale” corrisponde a un riconoscimento istituzionale formale oppure rappresenta una definizione scelta autonomamente dai promotori?
Parimenti, meriterebbe un chiarimento oggettivo anche il tema della rappresentatività effettiva. Alcuni comunicati riconducibili al Coordinamento parlano “grandi numeri di compagnie aderenti”, ma che allo stato attuale risultano provenire dagli stessi comunicati dell’organizzazione e che sarebbe utile vedere confermati attraverso dati ufficiali e verificabili.
Anche sul tema dell’età operativa del Barracello, il dibattito merita maggiore equilibrio.
In alcuni interventi polemici è stato sostenuto che il modello dei Mossos d’Esquadra prevede il congedo a 65 anni e che ciò smentirebbe le proposte avanzate dal comparto tecnico guidato dall’Avv. Salvatore Pinna di Valledoria.
In realtà accade esattamente il contrario.
L’ispirazione ai modelli europei non significa mantenere personale ultrasessantacinquenne nelle attività operative più gravose. Lo stesso principio richiamato nei Mossos conferma l’esigenza di tutelare gli operatori giunti a una determinata età. La proposta avanzata dal comparto tecnico CONFSAL FESICA Sicurezza non punta infatti a imporre servizi operativi sul campo oltre i limiti fisiologici dell’età, ma a valorizzare l’esperienza accumulata attraverso ruoli di riserva, funzioni onorifiche, attività di formazione, tutoraggio e supporto, secondo modelli già presenti nelle Forze Armate e nei corpi di polizia moderni.
Per questa ragione la discussione non dovrebbe essere ridotta allo slogan “oltre i 65 anni sì oppure no”.La vera domanda è un’altra: l’esperienza maturata in decenni di servizio deve essere dispersa oppure messa al servizio delle nuove generazioni?
Infine, vi è un elemento che i lettori più attenti hanno già colto.Da una parte troviamo comunicati istituzionali, elaborazioni tecniche, documenti normativi e confronto costante con le istituzioni regionali.
Dall’altra emergono spesso comunicazioni caratterizzate da ironie, attacchi personali, delegittimazioni e toni aggressivi. La differenza non la stabiliranno le polemiche. La differenza la faranno il linguaggio, la credibilità costruita nel tempo e la capacità di contribuire concretamente alla riforma.
Perché dopo quasi quarant’anni di attesa, ciò che serve ai Barracelli della Sardegna non è una guerra tra sigle o associazioni.
Serve una riforma.
E chiunque lavori seriamente per raggiungere questo traguardo dovrebbe essere considerato un alleato del cambiamento, non un avversario da colpire.
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Riforma dei Barracelli, la svolta prende forma: il lavoro dell’Avv. Salvatore Pinna di Valledoria al centro del confronto tra sindacato e Regione
Articolo a cura della redazione di Sardegna News
Oltre diciotto anni di esperienza come Capitano barracellare, Presidente del Tavolo Tecnico Comparto Barracellare e Vigilanza della CONFSAL FESICA Sardegna e redattore della proposta organica di riforma. L’Avv. Salvatore Pinna di Valledoria è oggi tra le figure che maggiormente hanno contribuito alla costruzione del progetto destinato a superare la legge regionale n. 25 del 1988 e a ridisegnare il futuro delle Compagnie Barracellari della Sardegna.
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Dietro il percorso di riforma che sta progressivamente prendendo forma nelle sedi istituzionali regionali emerge un articolato lavoro tecnico, sindacale e politico che negli ultimi mesi ha contribuito ad aprire una nuova fase per il comparto barracellare sardo. Un percorso nel quale spicca il ruolo dell’Avv. Salvatore Pinna di Valledoria, professionista, Capitano barracellare con oltre diciotto anni di esperienza operativa e Presidente del Tavolo Tecnico Comparto Barracellare e Vigilanza della CONFSAL FESICA Sardegna.
L’esperienza maturata sul territorio ha consentito a Pinna di trasformare le esigenze raccolte nel corso degli anni all’interno delle compagnie barracellari in una proposta normativa organica che oggi rappresenta una delle basi del confronto sulla riforma. Non a caso, nella versione integrata del disegno di legge il suo nome compare espressamente come redattore e ricercatore del progetto, sviluppato insieme al gruppo di lavoro del Tavolo Tecnico CONFSAL FESICA Sardegna.
L’esperienza sul campo diventa progetto legislativo
La particolarità del contributo dell’Avv. Salvatore Pinna di Valledoria risiede proprio nell’unione tra conoscenza giuridica ed esperienza operativa. Per oltre diciotto anni ha vissuto dall’interno la realtà barracellare, confrontandosi con i problemi legati alla vigilanza rurale, alla tutela ambientale, alla prevenzione degli incendi e alla sicurezza del territorio.
Da questa esperienza nasce la convinzione che il sistema attuale necessiti di una profonda modernizzazione. Una convinzione che trova sintesi nella dichiarazione che negli ultimi mesi è diventata una delle espressioni simbolo del dibattito sulla riforma:
«La dignità del Barracello passa attraverso l’autonomia e la professionalità».
Una frase che racchiude il senso di un progetto orientato a garantire maggiore formazione, adeguate tutele e un riconoscimento coerente con le responsabilità sempre più ampie esercitate dagli operatori sul territorio.
Il ruolo determinante di Vincenzo Gerardo Di Rosa
Se il contributo di Pinna rappresenta il cuore tecnico della riforma, il percorso di valorizzazione politica e istituzionale del progetto è stato sostenuto con determinazione da Vincenzo Gerardo DiRosa, Segretario Generale Regionale e legale del team giuridico della CONFSAL FESICA Sicurezza.
Di Rosa ha svolto un ruolo fondamentale nel portare le istanze del comparto all’attenzione delle istituzioni regionali, promuovendo il dialogo con il Consiglio regionale e sostenendo il lavoro del Tavolo Tecnico. Proprio grazie a questa attività di raccordo è stato possibile consolidare un confronto politico che ha progressivamente trasformato le proposte del comparto barracellare in una concreta iniziativa legislativa.
In più occasioni il Segretario Generale Vincenzo Gerardo Di Rosa ha rimarcato la necessità di riconoscere il valore sociale e operativo dei Barracelli, sottolineando come il loro contributo rappresenti una risorsa strategica per la sicurezza delle comunità locali e per la tutela del patrimonio ambientale della Sardegna.
Francesco Pillitu e il lavoro di squadra
Accanto a Vincenzo Gerardo Di Rosa, un ruolo importante è stato svolto da Francesco Pillitu, che ha partecipato al percorso di confronto e di elaborazione delle proposte avanzate dalla CONFSAL FESICA Sicurezza.
La sua attività si è sviluppata in un costante lavoro di ascolto delle esigenze provenienti dai territori e dalle compagnie barracellari, contribuendo alla definizione di una piattaforma condivisa che oggi trova spazio nel dibattito regionale. La presenza congiunta di Di Rosa e Pillitu nei tavoli di confronto istituzionale ha contribuito a rafforzare la rappresentanza del comparto e a consolidare il dialogo con gli interlocutori politici chiamati a valutare la riforma.
Michele Ciusa, la sponda istituzionale della riforma
Sul piano politico emerge la figura del consigliere regionale Michele Ciusa, indicato come primo firmatario della proposta di legge dedicata alla riforma del Corpo Barracellare.
Il confronto sviluppato negli ultimi mesi tra il consigliere regionale e i rappresentanti della CONFSAL FESICA Sicurezza ha consentito di creare un punto di incontro tra l’esperienza maturata sul campo dagli operatori e il necessario percorso legislativo regionale.
Nel corso degli incontri istituzionali, Ciusa ha manifestato attenzione e disponibilità nei confronti delle proposte provenienti dal comparto barracellare, riconoscendo il valore del contributo tecnico fornito attraverso emendamenti e osservazioni elaborate dal Tavolo Tecnico guidato dall’Avv. Salvatore Pinna di Valledoria.
Un nuovo modello per la Sardegna
La proposta di riforma punta a ridefinire in maniera organica il ruolo dei Barracelli nella Sardegna contemporanea. Tra gli elementi caratterizzanti figurano il rafforzamento delle attività di vigilanza ambientale, il contrasto ai reati contro il patrimonio agro-pastorale, l’integrazione nelle attività di protezione civile, la formazione permanente e l’introduzione di maggiori tutele per il personale.
L’impianto elaborato dal Tavolo Tecnico guarda inoltre a un’organizzazione più moderna e strutturata, capace di valorizzare le competenze professionali degli operatori e di garantire una maggiore uniformità operativa sull’intero territorio regionale.
Una riforma attesa da decenni
La riforma delle Compagnie Barracellari non nasce però dall’iniziativa di un singolo protagonista. È il risultato di un lavoro collettivo nel quale il contributo tecnico dell’Avv. Salvatore Pinna di Valledoria si è intrecciato con l’azione sindacale di Vincenzo Gerardo Di Rosa e Francesco Pillitu, nonché con la disponibilità istituzionale del consigliere regionale Michele Ciusa.
Proprio questa convergenza tra competenze operative, rappresentanza sindacale e iniziativa politica rappresenta oggi l’elemento che potrebbe consentire al progetto di compiere il passo decisivo verso l’approvazione definitiva, consegnando alla Sardegna una riforma attesa da oltre trent’anni e restituendo ai Barracelli un ruolo sempre più centrale nella tutela del territorio e delle comunità dell’Isola.
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Proprio quando, dopo mesi di contrapposizioni, sembrava aprirsi uno spiraglio per ricostruire l’unità della Compagnia Barracellare, un nuovo episodio riporta l’attenzione sul clima che da troppo tempo accompagna questa vicenda.
A cura della redazione di Sardegna News
Valledoria, 8 ottobre 2026
ASCOLTA L’AUDIO
Uno dei barracelli dimissionari che recentemente aveva manifestato disponibilità a partecipare a un percorso di ricomposizione è stato interessato da una perquisizione eseguita dai Carabinieri di Valledoria a seguito di una segnalazione relativa alla detenzione di armi. Dal verbale emerge che l’arma era regolarmente denunciata e che, una volta richiesto di indicarne la collocazione, l’interessato ha immediatamente accompagnato i militari nel luogo in cui si trovava il fucile, consegnandolo spontaneamente senza alcuna opposizione.
Parallelamente, la perquisizione eseguita presso l’abitazione ha avuto esito negativo e non risultano ulteriori armi o munizioni detenute abusivamente.
Sarà naturalmente compito delle Autorità competenti valutare ogni aspetto della vicenda nelle sedi opportune. Su questo non vi possono essere anticipazioni, interpretazioni o conclusioni.
Esiste tuttavia un dato che non può essere ignorato sul piano istituzionale e politico: la coincidenza temporale tra questo episodio e il tentativo, ancora fragile, di riportare attorno allo stesso tavolo i barracelli dimissionari.
Nei giorni scorsi si era infatti tornati a parlare della possibilità di una Compagnia unitaria, capace di superare una crisi che ha prodotto divisioni, dimissioni collettive, polemiche e una lunga stagione di conflitti amministrativi.
Persino dalle parole della Sindaca Beatrice Serra era emersa la volontà di perseguire un obiettivo condiviso:
“Fare un’unica grande Compagnia sarebbe perfetto per Valledoria.“
Una prospettiva che molti cittadini hanno accolto con favore, perché fondata non sulla contrapposizione, ma sulla ricerca di una soluzione.
Proprio per questo motivo il momento attuale richiede equilibrio e responsabilità da parte di tutti.
Se davvero si vuole ricostruire la Compagnia Barracellare, occorre evitare che ogni nuovo episodio produca automaticamente nuove fratture, nuovi sospetti e nuove incomprensioni.
Valledoria ha già pagato un prezzo elevato in termini di tensioni, divisioni e contenziosi. Continuare lungo quella strada significherebbe allontanare ulteriormente una soluzione che appare oggi più necessaria che mai.
La vera domanda che la comunità dovrebbe porsi non è chi vincerà una disputa o chi avrà ragione in una singola vicenda, ma se esista la volontà concreta di ricostruire un’istituzione che per decenni ha rappresentato un presidio di servizio, sicurezza e identità territoriale.
Il reintegro dei barracelli dimissionari, ove praticabile e condiviso, non rappresenterebbe una vittoria personale di qualcuno. Sarebbe piuttosto il segnale che Valledoria ha finalmente deciso di chiudere una stagione di contrapposizioni per aprirne una fondata sul dialogo, sulla legalità e sulla collaborazione.
Perché oggi più che mai il vero interesse pubblico non è alimentare nuove divisioni, ma restituire alla comunità una Compagnia Barracellare forte, credibile e unita.
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Costa Paradiso, non più una polemica: ora la parola è agli investigatori
Bilanci, verbali, conflitti di interesse, rimborsi esplosi e documenti contestati. Una vicenda che ha superato i confini dell’Assemblea
A cura della redazione di Sardegna News
Informazione indipendente dal 2013
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Costa Paradiso, 30 settembre 2026
Per anni a Costa Paradiso ogni contestazione è stata liquidata come una normale dialettica tra favorevoli e contrari al Consiglio di Amministrazione.
Oggi non è più così.
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Oggi esistono una denuncia-querela e successive integrazioni formalmente depositate presso la Procura della Repubblica di Tempio Pausania, con trasmissione alla Prefettura di Sassari e al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Sassari, aventi ad oggetto fatti, documenti, verbali e procedure amministrative che si ritiene meritino accertamenti da parte delle Autorità competenti.
La più recente integrazione è stata depositata il 26 settembre 2026 dall’Avvocato Salvatore Pinna di Valledoria attraverso il Portale Deposito Atti Penali del Ministero della Giustizia.
Il punto centrale non è stabilire oggi se esistano o meno responsabilità.
Questo è compito esclusivo della magistratura.
Il punto è comprendere perché una serie di circostanze abbiano generato un livello di allarme istituzionale tale da rendere necessario l’intervento degli organi dello Stato.
I conflitti di interesse definiti “inaccettabili” e “spudorati”
Fra le questioni più gravi vi è quella dei conflitti di interesse.
Non si tratta di un tema marginale.
In qualunque ente collettivo il conflitto di interessi rappresenta una delle situazioni più delicate perché mette in discussione il principio fondamentale dell’imparzialità amministrativa.
Secondo quanto denunciato e già oggetto di valutazioni critiche contenute nella documentazione istituzionale prodotta nel tempo, alcune situazioni sarebbero state considerate talmente evidenti da essere qualificate come “istituzionalmente inaccettabili”e addirittura “spudorate”.
Parole pesanti.
Parole che non riguardano divergenze politiche.
Riguardano il rapporto tra interesse privato e interesse collettivo.
Ed è proprio su questo terreno che oggi si attendono verifiche documentali complete.
L’esplosione dei rimborsi spese
Ancora più impressionante è la questione dei rimborsi spese.
I dati contestati evidenziano un incremento del 625% rispetto ai valori precedenti.
Un aumento di tale portata, in qualsiasi ente che amministra denaro collettivo, non può essere considerato una normale variazione gestionale.
Un incremento del 20%, del 30% o persino del 50% può avere spiegazioni operative.
Un incremento superiore del 625% impone invece inevitabilmente domande precise:
— chi ha autorizzato tali spese;
— con quali criteri;
— a beneficio di chi;
— con quale documentazione giustificativa;
— con quale controllo interno.
Sono domande elementari.
Ma sono anche le stesse domande che qualsiasi revisore, qualsiasi organismo di controllo e qualsiasi contribuente formulerebbe di fronte a numeri di questa dimensione.
I 446 mila euro che raccontavano solo una parte della storia
In questo quadro si inserisce la comunicazione del 28 febbraio 2026.
Al Consiglio vengono rappresentate disponibilità liquide per circa € 445.932.
Ma nello stesso momento la Comunità risultava coinvolta nella vicenda Abbanoa S.p.A., successivamente descritta dalla stessa amministrazione come caratterizzata da un debito storico di oltre € 1,5 milioni e da un’esposizione potenziale prossima ai € 2 milioni.
Nella comunicazione non compaiono:
— il debito;
— gli interessi;
— le passività straordinarie;
— il fondo di riserva;
— i vincoli esistenti sulle risorse.
Compaiono solo i saldi bancari.
È proprio questa rappresentazione selettiva ad aver alimentato ulteriori interrogativi sulla completezza dell’informazione fornita agli organi sociali.
Il verbale che ha fatto scattare la seconda integrazione
Particolarmente significativa è la seconda integrazione depositata alla Procura.
L’atto riguarda il verbale attribuito al Collegio dei Rappresentanti del 10 luglio 2026 relativo all’approvazione del bilancio consuntivo 2025/2026. (link PDF del verbale)
Secondo quanto esposto nell’integrazione non risulterebbero indicati elementi fondamentali quali:
— i componenti presenti;
— gli assenti;
— il quorum;
— le modalità di votazione;
— il risultato della votazione;
— eventuali astensioni o voti contrari.
La denuncia chiede alla magistratura di verificare convocazioni, originali, presenze, documentazione di supporto e regolarità del procedimento deliberativo.
L’ombra del sigillo notarile
Come se non bastasse, nella documentazione circolata compaiono bilanci caratterizzati dalla presenza di un sigillo notarile, pur in assenza di una evidente attestazione notarile, di una relata o di una certificazione del contenuto economico del documento stesso.
La domanda è inevitabile:
perché utilizzare un elemento grafico che richiama l’autorità notarile se non viene contestualmente chiarito il titolo giuridico che ne legittima l’apposizione?
Per il cittadino comune un sigillo notarile equivale ad una certificazione.
Per questo motivo il tema non può essere minimizzato.
Non una battaglia politica
Chi continua a descrivere questa vicenda come uno scontro tra opposte fazioni non ha compreso ciò che sta accadendo.
Qui non si discute più soltanto di bilanci.
Si discute di:
— correttezza delle procedure;
— trasparenza nella gestione delle risorse;
— conflitti di interesse;
— aumenti eccezionali di rimborsi spese;
— completezza dell’informazione finanziaria;
— regolarità dei verbali;
— coerenza della documentazione amministrativa.
Sono questioni che esulano dal confronto politico.
Appartengono alla sfera del controllo istituzionale.
Adesso servono risposte
Le denunce presentate costituiscono un fatto rilevante che sia stata ritenuta necessaria l’attivazione della Procura della Repubblica, della Prefettura e della Guardia di Finanza.
Per questo oggi il problema non è più difendere o attaccare il Consiglio di Amministrazione.
Il problema è un altro.
Mettere a disposizione delle Autorità e dei partecipanti tutti gli atti, tutti i documenti, tutte le convocazioni, tutti i verbali e tutte le pezze giustificative necessarie affinché ogni dubbio possa essere definitivamente chiarito.
Perché quando si amministrano risorse collettive la trasparenza non è un favore ai cittadini.
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