America’s Cup, tornano le notti di Luna Rossa

by • 27 dicembre 2020 • SPORT, In evidenzaCommenti disabilitati su America’s Cup, tornano le notti di Luna Rossa213

Prada America’s Cup World Series Auckland e delle Christmas Race, i due assaggi di America’s Cup, prima della Prada Cup e della finale dell’America’s Cup che proseguiranno nel 2021. Il 17 è il giorno da segnarsi sul calendario, quando alle 03.00 del mattino, ora italiana, vedremo la prima sfida, Luna Rossa Prada Pirelli Team contro Emirates Team New Zealand (in tv su Rai2 e Sky Sport). A seguire lo scontro tra gli altri due challenger, Ineos Team UK e New York Yacht Club American Magic. Il tutto nel golfo di Hauraki, dove si erano tenute le edizioni del 2000 e nel 2003, la prima dell’esordio del team italiano che vinse la Louis Vuitton Cup.

Il 17 dicembre sarà anche la prima volta che vedremo in azione nel match-race gli Ac75, i nuovi monoscafi volanti, macchine molto complesse che sono state sviluppate in segreto in questi ultimi anni.

VOLANTE MA NON TROPPO
Tutti pensano agli AC 75 come a delle barche volanti, ma cosa succede quando toccano l’acqua? Non hanno un vero bulbo. I foil a S zavorrati all’estremità, che terminano con una componente a T (zavorrata da un piccolo bulbo nei casi di Luna Rossa e American Magic, meno voluminosa in Team New Zealand), hanno una portanza ridotta ed è facile immaginare quanto sarà complesso condurre queste barche di bolina nel vento leggero, quando il full foiling sarà difficile da tenere: immaginiamo per esempio le situazioni di pre-partenza, nei cambi di mura, o in tutte quelle condizioni in cui le barche navigheranno nelle fasi di pre foiling. Non avendo una vera chiglia avranno la tendenza allo scarroccio e una superficie bagnata da gestire. Gli americani hanno prodotto una prima barca completamente piatta sotto, che sembra preoccuparsi principalmente delle fasi di volo puro (quindi con vento da almeno 8 nodi in su), ma che quando toccherà l’acqua avrà un’importante superficie di trascinamento e nessuno appoggio dinamico in carena. I kiwi hanno realizzato quella che sembra una “pancetta“, un volume di galleggiamento a centro scafo, che avrà la funzione di impedire al resto della barca di immergersi quando non sarà sui foil. Un volume rotondo, che sosterrà la barca quando il decollo non sarà ancora effettivo, o quando malauguratamente scenderà dai foil dopo un cambio di mura.

Nel caso di Luna Rossa notiamo una scelta che somiglia, ma non troppo a quella dei neozelandesi. Nella foto che vi proponiamo in apertura si nota chiaramente un volume a V in carena, quasi una piccola chiglia lunga. Qualcosa di simile ma in fin dei conti diverso da quello che hanno fatto i kiwi. Il segreto sta nelle due forme. Rotondo, morbido, e meno lungo il volume dei neozelandesi. Più fine e lungo quello della barca italiana.

LA CHIGLIA LUNGA DI LUNA
Due forme, due possibili funzioni differenti. Con un ruolo principale di galleggiamento il volume neozelandese, con una probabile funzione anti scarroccio quello di Luna Rossa. La “chiglia lunga” di Luna servirà infatti in parte a dare galleggiamento e in parte, grazie alla forma più a V, farà un po’ il lavoro delle carene di un tempo, ovvero evitare che la barca scarrocci. Un particolare importante? In certe condizioni potrebbe essere decisivo, al netto del fatto che all’inizio della Coppa America mancano ancora quasi 2 anni e queste sono solo le prime barche dei team.

Un particolare che potrebbe rivelarsi importante per esempio nei circling pre partenza, dove le barche navigheranno in condizioni miste, di foiling e di dislocamento. Quando per esempio ci sarà da bloccare l’avversario in un ingaggio da sottovento avere una barca che riesce a scarrocciare poco servirà a “chiudere la porta”, o al contrario se Luna Rossa dovrà difendersi da una barca che attacca da sottovento riuscire a orzare meglio senza scarrocciare, o scarrocciando meno, rappresenta una carta in più. Ricordiamo che nella nuova formula dei match race la partenza tornerà a essere di bolina, quindi vedremo degli stop controvento e barche che dovranno ripartire da ferme quando la portanza dei foil sarà nulla fin quando la barca non tornerà ad accelerare. Sarà interessante vedere che angolo di poggia, e quanto scarroccio, avranno bisogno queste barche per ripartire da una condizione di prua al vento e velocità ridotta. Più questo angolo sarà ridotto più sarà manovriera e agile la barca nelle delicate fasi di prestart.

Tutti questi ragionamenti devono tenere conto però del fatto che ancora non conosciamo i range di vento previsti dal regolamento di regata. Più il limite minimo sarà basso, più una barca come quella di Luna Rossa, e anche quella dei kiwi in parte, saranno avvantaggiate.

Molto meno a suo agio in queste condizioni ibride, almeno apparentemente, la barca degli americani dato che non ha alcun volume in chiglia, ma piuttosto è molto più sviluppata la parte aerodinamica.

E A PRUA?
Un altro paragone interessante va fatto sulle prue. Non basta dire che quella di Luna Rossa sembra più “classica” e in effetti ha un’estetica che strizza l’occhio ai vecchi ACC, ma non è certo una scelta nostalgica quella fatta dal design team degli italiani.
Ancora una volta qui entrano in gioco le previsioni che fanno i progettisti. Il problema sembra sempre quello di affrontare la fase in cui la barca tocca l’acqua e qui entrano in gioco due situazioni differenti: una è il momento dello “splash”, ovvero quando la barca scende bruscamente dai foil (per errore umano o per esempio per un calo del vento), e in questo caso serviranno volumi consistenti per evitare che la prua affondi troppo nell’acqua.

Le scelte di American Magic e dei kiwi sembrano rispondere maggiormente a questa problematica sia pur con strade diverse, con un semi scow gli americani e con una superficie piatta sotto la prua i neozelandesi.
Ma attenzione anche alla seconda situazione: quella in cui la prua tocca l’acqua perché la barca è in fase di semi foiling o sta accellerando dopo la partenza o dopo una virata. E qui entra in gioco la prua di Luna Rossa, che ha si dei volumi non eccessivamente magri (si allarga quasi subito) ma ha un ingresso comunque più sottile e senza spigoli, quindi potenzialmente in grado di scivolare meglio. Due risposte diverse a due problemi differenti. Appare chiaro insomma che i team abbiano imboccato strade eterogenee alla ricerca di ipotetici compromessi in base a ciò che prevedono.

Una cosa è certa e il varo di Luna ce lo conferma. Se da un lato l’aerodinamica avrà un ruolo cruciale e quindi tutto ciò che è fuori dall’acqua è stato studiato per offrire la superficie con il minore attrito possibile (ve lo spieghiamo QUI), dall’altro esiste nella mente dei progettisti un “problema acqua”. Ovvero bisognerà fare i conti anche con le fasi in cui queste barche toccheranno l’acqua e dalle scelte che vediamo potrebbe essere una situazione anche più frequente di quanto si possa immaginare. Non dimentichiamoci che la Coppa America ad Auckland si disputerà, tra round robin e AC match vero e proprio, da gennaio a marzo, in piena estate australe. La possibilità di regatare in giornate di vento leggero è quindi concreta. Chi avrà avuto ragione?

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