Bce: banche promosse, i banchieri no

by • 7 febbraio 2020 • ECONOMIA, In evidenzaCommenti disabilitati su Bce: banche promosse, i banchieri no733

Il deterioramento di controlli e gestione
Le banche europee sono ormai solide, ma i banchieri devono mettersi in linea con le regole: come ha sottolineato il presidente del Consiglio di Vigilanza Unica Bce, Andrea Enria, nelle banche dell’eurozona si registra un «deterioramento» relativamente ai controlli e alla gestione. C’è soprattutto un tema di «condotta» da parte dei banchieri, di non efficaci controlli antiriciclaggio e di regole ancora troppo lasche sulle caratteristiche dei manager bancari (il cosiddetto «fit and proper»).

Enria non fa nomi ma hanno destato scandalo le vicende anche penali che hanno riguardato in Europa colossi come Ing, Deutsche Bank e Danske Bank, a Malta e in Lettonia. E se le banche sono condotte male, spiega Enria, ci sono troppi rischi in più e questo allontana gli investitori.
Inoltre c’è il tema di redditività: gli utili sono inferiori al costo del capitale e quindi gli istituti devono spingere sull’adeguamento dei modelli di business, sul miglioramento dei criteri di concessione dei crediti e sul taglio dei costi.

La Bce e le fusioni
In quest’ottica la Bce non ostacola le «aggregazioni». Enria ha anzi specificato che la Vigilanza spiegherà i suoi orientamenti sul tema. Molte fusioni sono infatti frenate dal timore dei banchieri di una richiesta di ulteriore capitale da parte della Vigilanza. Enria si dice comunque «soddisfatto» complessivamente dell’esercizio «Srep» sul fronte del capitale: dei 109 istituti analizzati, solo in 6 restano sotto la soglia. Di questi, quattro hanno risolto i problemi di capitale già a fine 2019.
Per la prima volta è stato pubblicato il dato sulla richiesta di capitale aggiuntivo, di «secondo pilastro» (pillar 2), che le banche di solito non pubblicavano, tranne le italiane che risultano tra le meno rischiose.

Il primato del Credem
In testa in Europa tra le banche commerciali, e terza nell’eurozona, c’è il Credem, con una richiesta dell’1% di capitale supplementare. Mediobanca è ottava (1,25%),con Bnp e Apobank. Intesa Sanpaolo (1,5%) 11esima, Unicredit (1,75%) al 23esimo posto con altre 16 banche; seguono Bper (2%), Ubi, Banco Bpm e Ccb (2,25%) Iccrea.
In coda Mps e Popolare di Sondrio (richieste del 3%). Le banche sono migliorate anche nei crediti deteriorati, dimezzandosi dai mille miliardi di euro di npl del 2014 ai 543 miliardi di fine 2019.

Le classifiche
Il Credem sale sul podio delle banche europee giudicate meno rischiose dalla Banca centrale europea e alle quali la vigilanza bancaria, a conclusione dell’esame Srep 2019 ha chiesto meno capitale aggiuntivo (pillar 2) rispetto a quello stabilito per legge (pillar 1). All’istituto emiliano è stato chiesto di aumentare il Cet1 ratio (il capitale di miglior qualità) dell’1%: solo a Crh, una banca francese specializzata nel rifinanziamento di mutui, e a Sfil, una banca pubblica di sviluppo, sempre francese, la richiesta è stata più bassa.

Mediobanca, Intesa e le altre italiane
Tra le 108 banche che hanno autorizzato la pubblicazione dei risultati dello Srep, entra nella top ten anche Mediobanca (1,25%), ottava assieme a Bnp e Apobank. Intesa Sanpaolo, con una richiesta di capitale aggiuntivo dell’1,5%, è undicesima assieme ad altre 11 banche, e tra le prime se si considerano gli istituti commerciali di grandi dimensioni.
Unicredit (1,75%) è appaiata nel gruppo di 17 banche che si trovano in 23/a posizione. Bper con il 2% figura tra le banche che si dividono la 42/a posizione, Ubi, Banco Bpm e Ccb (2,25%) si trovano nel gruppo che condivide il 59° posto, seguite al 77° posto da Iccrea e altre sei banche. Chiudono l’elenco Mps e la Popolare di Sondrio che figurano nel gruppo in 91/a posizione a cui viene chiesto un cuscinetto di Cet1 del 3%.

I requisiti
Il requisito di capitale di secondo pilastro viene fissato dalla Bce per ogni banca al termine dello Srep «l’esercizio annuale (Processo di Revisione e Valutazione Prudenziale – Supervisory Review and Evaluation Process) in cui il supervisore esamina i rischi delle banche e conseguentemente determina i requisiti di capitale individuale e la guidance per ogni banca, in aggiunta al minimo di capitale richiesto legalmente».

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