Brexit, lite infinita

by • 17 settembre 2020 • ECONOMIA, ESTERI, In evidenzaCommenti disabilitati su Brexit, lite infinita214

La Commissione europea ha dato tempo al Regno Unito fino alla fine del mese per ritirare un disegno di legge che rimette in discussione alcuni impegni per la Brexit. Per Bruxelles, quel testo ha “seriamente minato” la fiducia reciproca, motivo per cui l’Ue non esiterà a “ricorrere ad azioni legali”. La dichiarazione fa seguito a un incontro convocato d’urgenza a Londra tra il ministro britannico Michael Gove e il vicepresidente della Commissione europea Maros Sefcovic, che “ha invitato il governo britannico a rimuovere queste misure dal disegno di legge il prima possibile e, comunque, entro la fine del mese”, secondo un comunicato dell’esecutivo europeo.

Il governo di Londra però non cede: difende il disegno di legge sottolineando che “il Parlamento è sovrano in materia di leggi nazionali” e “non agirà in modo incostituzionale”.

La legge che ha fatto infuriare Bruxelles
La crisi – che rende più concreto lo scenario di un ‘No deal’ – deriva dall’approvazione, da parte del Parlamento britannico, di una legge che riscrive il patto siglato con l’Ue e punta a ripristinare dei confini fra le due Irlanda. “Violiamo il diritto internazionale, ma in modo molto specifico e limitato”, ha riconosciuto nei giorni scorsi il segretario di Stato britannico per l’Irlanda del Nord, Brandon Lewis, riferendosi all’Internal Market Bill, la cui presentazione è prevista per venerdì prossimo al Parlamento britannico.

La legge in questione, interpretativa dell’accordo di divorzio sottoscritto da Boris Johnson con l’Ue l’anno scorso, dopo lunghe ed estenuanti trattative, riscrive il delicato protocollo che impegna a garantire il mantenimento di un confine senza barriere fra Irlanda e Irlanda del Nord e finisce per svuotare l’accordo stesso il cui baricentro era proprio la questione irlandese.

Bruxelles minaccia
Bruxelles esorta il governo britannico a ritirare le misure che violano l’accordo sulla Brexit dal progetto di legge “nel più breve tempo possibile e comunque entro la fine del mese” ricordando che “l’accordo di ritiro contiene una serie di meccanismi e rimedi legali per affrontare le violazioni degli obblighi giuridici contenuti nel testo che l’Unione europea non esiterà a utilizzare”.

Non tarda ad arrivare la risposta del governo britannico: “Il Parlamento è sovrano per quanto riguarda il diritto interno e può approvare una legislazione che viola gli obblighi del Regno Unito nel trattato” e “non agirà in modo incostituzionale nell’attuare tale legislazione”. Ancora una volta, tra Londra e Bruxelles è muro contro muro. Per arrivare a un accordo serve fiducia, il Regno Unito cambi quella legge, è il monito del commissario agli Affari economici dell’Ue Paolo Gentiloni.

Gentiloni: “Per accordo serve fiducia, Gb cambi legge”
Per avere un accordo che eviti una ‘hard Brexit’ economica, senza accordo sulla relazione futura, l’Ue ha bisogno di avere nel Regno Unito un partner “fidato”. Pertanto, è “essenziale” che venga modificato l’Internal Market Bill nelle parti che violano l’accordo di ritiro di Londra dall’Ue. Lo sottolinea il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni, intervistato da Bloomberg Tv. La proposta di legge sul mercato interno presentata dal governo britannico ai Comuni, dice Gentiloni, “ha danneggiato molto seriamente la fiducia reciproca. Ora sta al governo britannico lavorare per ripristinare questa fiducia. Il tempo corre”. E’ essenziale, sottolinea, raggiungere “un accordo entro un mese: serve una decisione all’inizio di ottobre”. Per arrivarci, è essenziale “ristabilire la fiducia: cambiamenti a questa proposta di legge sono essenziali e molto urgenti”.

Un’uscita senza alcuna intesa, continua Gentiloni, “non è la soluzione per cui lavoriamo, ma per avere un accordo bisogna essere in due. Se non c’è alcuna serietà nel rispetto degli accordi che sono la base del negoziato che stiamo conducendo, le cose diventeranno molto difficili tra l’Ue e il Regno Unito. Abbiamo bisogno di un partner fidato, per raggiungere un accordo”, conclude.

Londra non arretra
Nella sua nota Londra riconosce il principio di diritto internazionale che impone “l’obbligo di attuare gli impegni di un trattato in buona fede”. “Tuttavia – aggiunge – in circostanze altamente difficili ed eccezionali come quelle in cui noi ci troviamo”, nell’ambito dei negoziati sul dopo Brexit, è pure “importante ricordare il principio fondamentale della sovranità del Parlamento”.

“Il Parlamento – prosegue il governo britannico in aperta sfida a Bruxelles, riferendosi al progetto di legge contestato denominato Internal Market Bill – è sovrano in materia di legislazione interna e può approvare una legge che sia in contrasto con obblighi assunti dal Regno Unito in un trattato. Approvando una tale legge il Parlamento non agirebbe in modo incostituzionale”.

Del resto, conclude Londra, “la legislazione attuativa dell’Accordo di Recesso, che include il Protocollo sull’Irlanda del Nord, è espressamente soggetta al principio della sovranità parlamentare. E il diritto del Parlamento (di Westminster) di approvare disposizioni destinate ad avere la precedenza sull’Accordo di Recesso è esplicitamente confermata dall’articolo 39 dell’European Union (Withdrawal Agreement) Act del 2020”, legge attuativa dell’accordo votata dalle stesse Camere britanniche, “con uno specifico riferimento al concetto dell’ ‘effetto diretto’ delle leggi Ue”. Il braccio di ferro continua.

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