Draghi, la ragione del suo successo

by • 2 luglio 2021 • In evidenza, SOCIALECommenti disabilitati su Draghi, la ragione del suo successo192

Mario Draghi ha mutato radicalmente nel giro di 4 mesi il modo in cui si pone e si propone al Paese.

Nel suo discorso alle Camere, era autorevole ma algido. Comunicava la serietà attraverso il tono, il lessico, la postura. Era un professionista al capezzale di una impresa grandiosa e quasi impossibile: modernizzare l’Italia e contenere l’epidemia e la crisi economica.

Ciò che traspariva era anche l’umiltà di chiedere quello che non sapeva (lo sbaglio passando in rivista il picchetto d’onore, lo sbaglio a sedersi durante il discorso)

Col passare dei mesi, sotto la corazza professionale, ha fatto capolino l’emozione.

È stato un processo graduale, ma adesso io credo che sia evidente.

La funzione di Capo del Governo ha interagito con alcune caratteristiche sottotraccia della sua personalità. Lo ha insieme coinvolto e cambiato. Ma non nel senso che sarebbe ovvio (megalomania, egocentrismo, seduzione della visibilità, sensibilità alla lusinga sbucano spesso in chi governa, direi che sono caratteristiche del ruolo).

Invece, Mario Draghi è cambiato, sì. Ma diversamente.

Direbbe Schellbaum, che nel teatro dei ruoli della politica, Draghi si sta spostando nella direzione del “Padre”.

Ha cambiato il lessico contaminando il linguaggio tecnico della affidabilità e della competenza con gli aggettivi degli affetti. “Mi riempie di tristezza”, “un pensiero ai bimbi” (tragedia del Mottarone, a caldo), “sono molto addolorato “(sul sindacalista investito e ucciso), “non dobbiamo dimenticare” (su Luana d’Orazio), “milioni di ragazze si trovano a dover imparare ogni giorno che non possono realizzare i loro sogni” (al Women Political Leaders Summit).

Anche la prossemica è cambiata. Segnali di contrizione (sguardo basso), segnali di riprovazione (tono alzato di 2\3 punti, pause a effetto). Segnali di partecipazione (saluto con la mano di tipo affettivo e non istituzionale).

E ancora non gli possiamo vedere la mimica facciale….

Penso che questo cambiamento di Draghi ci dica due cose.

La prima: la ragione per cui ancora ottiene quasi il 60% dei consensi. È rimasto competente, ma ha trovato i modi per dare anche voce alla sua umanità di persona comune.

La seconda, più aleatoria ma plausibile. Credo che questo cambiamento del Draghi pubblico indichi che difficilmente abbandonerà il suo incarico tra 6 mesi, per andare a sedersi al Quirinale.

Penso che l’impresa di restituire all’Italia le sue magnifiche sorti e progressive lo abbia completamente catturato.

È esattamente lo stesso atteggiamento per cui è già passato una volta alla Storia, il famoso “whatever it takes” con cui salvò l’euro e l’Europa, da Banchiere Centrale, il 26 luglio del 2012.

È vero che ha scadenzato le riforme (45) in modo da concluderle in tempo per il Quirinale.

Tuttavia, credo che, per il suo carattere, la sfida di passare all Storia da statista (alla Churchill, alla Roosevelt) sia sempre più preponderante. Del resto, si è ormai consolidato il suo stile di governo. Informarsi, raccogliere i pareri e le opinioni di tutti, politici, parti sociali, società civile. E poi decidere in responsabile solitudine, prendendo sulla sua persona ogni rischio.

Si è detto che corrisponde al suo curriculum di uomo delle istituzioni a cui non interessa il consenso elettorale. Ma io credo che sia, piuttosto, un aspetto fondante della sua personalità. Un ragazzo rimasto orfano da adolescente, che ha saputo prima che dovuto, prendere sulle sue spalle, non solo la propria vita e il proprio futuro, ma anche la sorte della sua famiglia.

E immagino che si troverà una soluzione-ponte per offrirgli il Quirinale a impresa avviata (magari prima del 2026).

Antonella Boralevi
Scrittrice

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