Il corpo degli uomini cambia con la paternità

by • 6 agosto 2021 • In evidenza, SALUTE, SOCIALECommenti disabilitati su Il corpo degli uomini cambia con la paternità155

Come antropologa che studia la paternità umana all’Università di Oxford, mi sono imbattuta in una convinzione diffusa e profondamente radicata tra i padri: che poiché i loro corpi non hanno subìto la miriade di cambiamenti biologici associati alla gravidanza, alla nascita e all’allattamento al seno, non sono così biologicamente e psicologicamente “preparati” alla custodia dei figli come lo sono le donne”.

Anna Machin introduce così alla lunga riflessione che fa sul New York Times circa il cambiamento del corpo degli uomini quando diventano padri.

Secondo l’antropologa inglese, infatti, dare alcune spiegazioni “scientifiche” circa la preparazione fisica degli uomini alla paternità, aiuta a fugare più di qualche dubbio sull’insicurezza che molti hanno circa il loro essere “buoni padri”.

Come dettano le mie esperienze personali e professionali, è improbabile l’idea che i padri siano biologicamente “meno preparati” per la genitorialità”, spiega Anna Machin. “Gran parte del ruolo dei genitori non è istintivo per nessuno. (Ricordo la ripida curva di apprendimento di quei primi giorni di maternità: imparare il significato di ogni pianto del mio bambino, padroneggiare il cambio rapido del pannolino e destreggiarsi con l’enorme quantità di attrezzature necessarie solo per uscire dalla porta)”, spiega.

Non c’è dubbio che i cambiamenti biologici subiti dalla donna durante la maternità siano evidenti e facilmente intuibili. Ma da dieci anni a questa parte, la scienza sta investigando anche quelli degli uomini e le scoperte sono davvero interessanti. Pare infatti, come riportato sull’articolo del New York Times, che sia gli uomini che le donne subiscano cambiamenti ormonali e cerebrali che preannunciano questa transizione chiave nella vita di un genitore. In sostanza, essere un papà è un fenomeno biologico quanto essere una mamma.

Il testosterone sembra calare
Una delle scoperte più interessanti riguarda il grado di testosterone. L’ormone “maschile”, che svolge un ruolo importante nello sviluppo e nella pubertà del feto maschile ed è in gran parte responsabile della motivazione degli uomini a trovare partner, durante la paternità cala.

In uno studio pionieristico quinquennale pubblicato nel 2011, ad esempio, Lee Gettler, un antropologo americano, ha seguito un gruppo di 624 uomini single e senza figli nelle Filippine tra i 21 e i 26 anni. Il Dr. Gettler ha scoperto che mentre tutti gli uomini nello studio hanno sperimentato normali cali di testosterone legati all’età, i 465 uomini che sono diventati papà durante quel periodo di cinque anni hanno subito un calo più significativo – una media del 34% (se misurata di notte) – rispetto a quelli che sono rimasti single o sposati.

A livello globale, studio dopo studio, compresi i miei risultati non pubblicati nel Regno Unito, hanno trovato risultati simili, osservando che questa riduzione del testosterone può verificarsi appena prima e subito dopo la nascita del primo figlio di un uomo”, spiega l’antropologa. “E sebbene non sia chiaro esattamente cosa provochi questo calo, il dottor Gettler ha affermato che i suoi risultati preliminari suggeriscono che più il calo è forte, maggiore è l’effetto che sembra avere sul comportamento di cura di un uomo”, aggiunge.

In altre parole hanno scoperto che calo del testosterone negli uomini equivale a crescita del sentimento di cura e protezione nei confronti del figlio e della famiglia. Inoltre questo legame familiare fa sì che si sviluppi ossitocina e dopamina, gli ormoni della felicità, dell’appagamento e del calore.

I cervelli sembrano cambiare
Anche il cervello sembra subire cambiamenti strutturali per garantire che i padri mostrino le abilità chiave della genitorialità. Nel 2014, Pilyoung Kim, neuroscienziata dello sviluppo presso l’Università di Denver, ha sottoposto 16 neopapà a una risonanza magnetica: una volta tra le prime due o quattro settimane di vita del loro bambino, e di nuovo tra le 12 e le 16 settimane. Il dottor Kim ha scoperto che i cambiamenti cerebrali rispecchiavano quelli visti in precedenza nelle neomamme: alcune aree all’interno di parti del cervello legate all’attaccamento, alla cura, all’empatia e alla capacità di interpretare e reagire in modo appropriato al comportamento di un bambino avevano più materia grigia e bianca tra le 12 -16 settimane di vita del bambino rispetto alle 2-4 settimane.

Il dottor Kim pensa che questo ingombro del cervello rifletta un aumento delle abilità associate alla genitorialità” spiega l’antropologa “come nutrire e comprendere i bisogni del bambino. In particolare, poiché gli uomini non sperimentano i picchi ormonali che accompagnano la gravidanza e il parto, imparare a legare emotivamente con i propri bambini può essere una parte particolarmente importante per diventare padre”.

Non solo. Se, infatti, sia gli uomini che le donne sviluppano sentimenti di empatia e di cura nei confronti dei propri figli, pare che le parti del cervello che si “attivano” nell’uomo sono diverse da quelle che si “attivano” nella donna. Secondo uno studio del 2012 condotto da neuroscienziati dell’Università Bar-Ilan in Israele, per le mamme si attivano le regioni più vicine al nucleo del cervello, che consentono loro di prendersi cura, nutrire e rilevare i rischi. Per i papà, le parti che brillavano di più sono situate sulla superficie esterna del cervello, dove si trovano funzioni cognitive più elevate e più consapevoli, come il pensiero, l’orientamento agli obiettivi, la pianificazione e la risoluzione dei problemi.

Shir Atzil, psicologo presso l’Università Ebraica di Gerusalemme in Israele e autore principale dello studio, ha affermato che il cervello dei papà sembra essersi adattato in modi simili ma diversi per garantire che possano legarsi e prendersi cura dei loro bambini, pur non avendoli partoriti”, dice Anna Machin.

Oltre a ciò, le diverse aree di attivazione cerebrale possono riflettere una differenza di ruolo e attaccamenti diversi ma ugualmente forti. È un luogo comune che i bambini corrano dalla mamma per un abbraccio quando sono feriti, mentre il papà è il genitore “divertente”. La questione è un’altra: madri e padri ottengono “ricompense” neurochimiche diverse dopo determinati comportamenti genitoriali.

In parole semplici: nella donna si attivano gli ormoni della felicità (ossitocina e dopamina) quando si prendono cura dei figli; negli uomini si verifica quando giocano con loro. E poiché il cervello dei bambini piccoli sembra imitare gli stessi livelli di ossitocina dei loro genitori, riceveranno un’esplosione di benessere simile quando giocano con papà e quando vengono nutriti dalla mamma.

Ci sono, naturalmente, molte domande ancora a cui rispondere nel campo relativamente nuovo della biologia della paternità”, conclude l’antropologa. “Dopo 10 anni di studi, ora dobbiamo replicare i nostri risultati su gruppi più ampi e diversificati. Ma mi sento di dire ai neo-padri che l’evoluzione li ha preparati a diventare genitori proprio come ha preparato le donne”.

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