Il segreto della monarchia britannica

by • 8 ottobre 2020 • ESTERICommenti disabilitati su Il segreto della monarchia britannica140

Due noti costituzionalisti del think tank Constitution Unit, Bob Morris e Robert Hazell, hanno spiegato con rigore accademico lo straordinario successo di un’istituzione che spesso viene sottovalutata e trattata come un retaggio feudale. La tesi del loro libro “The Role of Monarchy in Modern Democracy: European Monarchies Compared” ha fatto molto discutere nel Regno Unito. Secondo i due autori la Corona britannica è molto più efficiente rispetto alle altre monarchie europee: costa meno ed è più produttiva. “E’ un ottimo rapporto qualità-prezzo”, spiegano i due accademici con una punta di ironia. Stando ai loro calcoli le spese annuali della famiglia reale sono pari a 1,14 sterline per ogni cittadino. Una cifra irrisoria che a loro dire viene onorata dai Windsor.

I reali vengono trattati come delle celebrità ma la loro vita quotidiana è molto più ordinaria di quanto si racconta. La loro giornata tipo consiste nell’inaugurazione di fiere, mostre e attività di beneficienza negli angoli più remoti del paese. “La monarchia non è un’istituzione nazionale ma locale”, spiega Lord Robert Janvrin, ex segretario privato della Regina Elisabetta, intervenendo alla presentazione del libro: “Queste iniziative locali, che raramente vengono raccontate dai grandi giornali, sono l’attività principale della famiglia reale che in questo modo contribuisce alla vita del paese”.

Nel 2018 i reali hanno partecipato a 3,793 iniziative di ogni tipo: dalle visite all’estero all’inaugurazione delle feste di provincia. Nessuna monarchia continentale regge il confronto con quella britannica. Sei dei dieci reali europei che hanno partecipato al maggior numero di eventi appartengono alla dinastia dei Windsor. Secondo i due autori il segreto è avere una famiglia allargata e relativamente discreta che riesce a fare sentire la propria presenza in ogni parte del paese senza destare imbarazzo. “In questo modo i reali britannici riescono a entrare in contatto con tutte le componenti della società, soprattutto quelle più fragili ed emarginate”, spiega Bob Morris. La monarchia è un grande strumento di soft power, il cui obiettivo principale è “diffondere dei sentimenti positivi in tutto il Regno Unito”. Per Jonny Dymond, che segue la famiglia reale per la Bbc, l’istituzione è “un ministero della felicità” che tuttavia “riceve un’attenzione esagerata e morbosa rispetto a ogni altro dipartimento di stato”.

Il libro è per certi versi una controstoria della monarchia britannica, che viene disprezzata dai critici per la sua ricchezza sconfinata e immeritata. Eppure gli autori la pensano diversamente: i reali non hanno scelto di vivere sotto i riflettori. Non sono dei privilegiati bensì delle vittime. “L’opinione pubblica spesso non riconosce tutto ciò che la famiglia reale non può fare. I suoi membri vivono in una gabbia d’oro”, spiega Dymond: “Non hanno alcuna libertà né alcun diritto alla privacy. Non possono fare molte cose che noi diamo per scontato”.

Ma il vero segreto dei Windsor è il proprio riserbo. La regina Elisabetta, che nei suoi 67 anni al trono si è sempre tenuta lontano dall’attualità politica e dagli scandali, continua a godere di un alto indice di gradimento. Anche sotto questo punto di vista, i monarchi europei dovrebbero prendere spunto dai britannici. Il re Juan Carlos di Spagna ha abdicato nel 2014 dopo avere seminato diversi scandali che ne hanno scalfito la reputazione. Enrico di Lussemburgo è stato costretto a rinunciare alla proprie competenze legislative dopo essersi rifiutato di firmare una legge sull’eutanasia nel 2008. “La monarchia può sembrare l’antitesi di un’istituzione democratica, concludono i due autori, ma la sua sopravvivenza dipende dal sostegno dei sudditi”.

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