La storia di Taiwan dal 1895 a oggi

by • 5 novembre 2021 • ESTERI, In evidenzaCommenti disabilitati su La storia di Taiwan dal 1895 a oggi139

Nel 1895, il Giappone vinse la prima guerra sino-giapponese, e il governo Qing dovette cedere Taiwan al Giappone. Dopo la Seconda guerra mondiale, il Giappone si arrese e rinunciò al controllo del territorio che aveva preso dalla Cina.

La Repubblica di Cina, uno dei vincitori della guerra, pose fine a duemila anni di dominio imperiale in Cina e iniziò a governare anche a Taiwan con il consenso dei suoi alleati, Stati Uniti e Regno Unito. Ma negli anni successivi scoppiò una guerra civile in Cina e le truppe dell’allora leader Chiang Kai-shek furono respinte dalle armate comuniste di Mao Zedong. Chiang e i resti del suo governo del Kuomintang (KMT) fuggirono a Taiwan nel 1949. Questo gruppo, chiamato cinese continentale e che allora contava 1,5 milioni di persone, ha dominato la politica di Taiwan per molti anni, anche se rappresenta solo il 14% della popolazione. Avendo ereditato un’efficace dittatura, affrontando la resistenza della popolazione locale risentita dal governo autoritario e sotto la pressione di un crescente movimento democratico, il figlio di Chiang, Chiang Ching-kuo, ha dato il via a un processo di democratizzazione.

Il presidente Lee Teng-hui, conosciuto come il “padre della democrazia” di Taiwan, ha guidato i cambiamenti costituzionali verso un assetto politico più democratico, che alla fine ha portato all’elezione del primo presidente non KMT dell’isola, Chen Shui-bian, nel 2000. Quando Taiwan ha eletto presidente Chen Shui-bian, aperto sostenitore dell’indipendenza, Pechino si è allarmata. Un anno dopo la rielezione di Chen nel 2004, la Cina ha approvato una cosiddetta legge anti-secessione, affermando il diritto della Repubblica popolare di usare “mezzi non pacifici” contro Taiwan se avesse cercato di separarsi dalla Cina. A Chen è succeduto Ma Ying-jeou, che, dopo essere entrato in carica nel 2008, ha cercato di migliorare le relazioni con la Cina attraverso accordi economici. Otto anni dopo, nel 2016, viene eletta l’attuale presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen. Tsai Ing-wen è alla guida del Partito Democratico Progressista (DPP), che propende per un’eventuale indipendenza ufficiale dalla Cina.

Botta e risposta tra Cina e Stati Uniti
“L’attività militare della Cina vicino all’isola è destabilizzante, rischia di spingere Pechino a calcoli errati e ha il potenziale per minare la pace e la stabilità regionali”, ha detto il segretario di Stato americano Antony Blinken lo scorso 6 ottobre. La risposta cinese non si è fatta attendere: il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Zhao Lijian, ha risposto che gli Stati Uniti stanno “alimentano il confronto geopolitico” vendendo armi a Taiwan, facendo atterrare aerei militari statunitensi sull’isola e inviando navi da guerra attraverso lo stretto di Taiwan.

Il 9 ottobre il presidente cinese Xi Jinping è tornato a ribadire che è “inevitabile” la “riunificazione” di Taiwan, considerata una “provincia ribelle” per Pechino. Pochi giorni fa, il 21 ottobre, tocca al presidente americano Joe Biden chiudere questo primo round di dichiarazioni: “Gli Stati Uniti – ha spiegato nel corso di un dibattito trasmesso sulla Cnn – hanno preso un sacro impegno per quel che riguarda la difesa degli alleati della Nato in Canada e in Europa e vale lo stesso per il Giappone, per la Corea del Sud e per Taiwan”.

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