Petrolio e oro, cosa accadrà ?

by • 23 luglio 2020 • ECONOMIA, In evidenzaCommenti disabilitati su Petrolio e oro, cosa accadrà ?197

Le quotazioni del Brent sono crollate del 35% da inizio anno, mentre quelle dell’oro si sono impennate del 19%. Storicamente, i prezzi di queste due “commodities” sono positivamente correlati, vale a dire che viaggiano nella medesima direzione, per quanto non vi sia un’influenza diretta verificabile. In effetti, quando il petrolio costa di più, i prezzi alla produzione salgono e si riflettono in tassi d’inflazione più alti, i quali a loro volta stimolano al rialzo i prezzi dell’oro, tramite la corsa all’acquisto del metallo tra gli investitori per proteggersi dalla perdita del potere di acquisto.

Il rapporto tra oro e greggio si mostra storicamente debole, tuttavia, come avvertono gli analisti di Morgan Stanley, i quali per contro invitano a tenerlo in debita considerazione nelle fasi estreme, quale sarebbe quella attuale. A inizio 2020, per acquistare un’oncia di oro servivano meno di 23 barili di Brent, mentre ai prezzi di oggi ne occorrono più di 42. Considerate che la media dell’ultimo decennio sia stata di 18, per cui allo stato attuale ci troviamo a un metallo divenuto molto più caro rispetto al Brent di circa il 135% rispetto al suo andamento dal 2010.

Più volte abbiamo notato come non si giustificherebbe alla lunga un petrolio a buon mercato o dal prezzo persino calante e un oro contemporaneamente sempre più costoso sui mercati internazionali. Le aspettative d’inflazione presso tutte le principali economie mondiali restano basse, anzi analisti e investitori non escludono neppure che nei prossimi mesi e forse per qualche anno ci troveremo ad affrontare un periodo di lieve deflazione, a causa della crisi dei consumi, a sua volta provocata da quella dell’economia dopo l’emergenza Covid-19.

Brent e oro, cosa accadrà ?
Fino a quando si protrarranno le tensioni sanitarie e geopolitiche (vedi scontro commerciale USA-Cina), probabile che il dollaro si manterrà forte e lo stesso oro, da bene rifugio, continui a sostare su livelli storicamente elevati o si apprezzi ulteriormente. Peraltro, se è vero che resti di circa 110 dollari sotto i record massimi toccati nel settembre 2011, quando passiamo a calcolarne il prezzo nelle altre valute (euro, yen, sterlina, dollaro australiano, dollaro canadese e franco svizzero) scopriamo che proprio in questa fase sia diventato più caro che mai.

A questo punto, o il Brent risale almeno ai livelli pre-Covid o non vi sarebbe da qui a pochi mesi alcuna giustificazione per acquistare oro a prezzi così alti. Potremmo assistere a uno scenario intermedio, ossia a una risalita parziale del greggio e a uno sgonfiamento anch’esso parziale dell’oro. Del resto, il metallo è sostenuto anche dal crollo dei rendimenti obbligazionari, stavolta americani compresi, i quali sono per esso concorrenti sul piano degli investimenti; trattandosi di un asset che non stacca alcuna cedola, soffre parecchio quando i bond offrono rendimenti in rialzo.

Ma a loro volta, i titoli obbligazionari sono diventati molto cari per il semplice fatto che il mercato stia scontando nel breve e medio-lungo termine un’inflazione molto bassa per via di un’economia globale meno dinamica, al netto dell’effetto rimbalzo atteso dopo il crollo di questi mesi. E se i prezzi del greggio sembra che abbiano già incorporato tali previsioni, non lo stesso dicasi del metallo, che sconta le incertezze e i timori del mercato di questa fase, anche perché nemmeno si capisce bene se la fase emergenziale sia realmente cessata o se ci aspetta una seconda ondata di contagi, con tutto quanto ne consegue sul piano economico, finanziario e (geo)politico.

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