Quando le ossa diventano di cristallo

by • 28 ottobre 2021 • In evidenza, SALUTECommenti disabilitati su Quando le ossa diventano di cristallo150

Una malattia cronica e silente
Il professor Gherardo Mazziotti, responsabile della sezione di Ricerca, Diagnosi e Cura delle Malattie Osteo-Metaboliche dell’Unità di Endocrinologia e Diabetologia di Humanitas, definisce l’osteoporosi “una condizione patologica il cui elemento clinico determinante è la fragilità scheletrica che mette il soggetto a rischio, anche senza eventi traumatici. Interessa tutte le strutture ossee, ma in maniera molto più frequente polso, omero, vertebre, femore”. Nonostante sia una malattia molto diffusa, spesso non è facile riconoscerla in tempo: “Oltre a essere cronica, si tratta di una malattia silente: per il paziente la diagnosi arriva in molti casi solo dopo un evento fratturativo. Nei casi dove non c’è una consapevolezza pregressa e non si ricerca con le giuste metodiche, non è possibile diagnosticarla il problema”.

Le categorie a rischio
Tra le categorie più a rischio, che dovrebbero sottoporsi a un controllo prima che si verifichino fratture, ci sono le donne post-menopausa e gli uomini sopra i 65 anni. Da tenere in considerazione c’è anche il fattore della familiarità. Come ci spiega il dottore: “In un 50% dei pazienti l’insorgenza della malattia è geneticamente determinata, esiste una sorta di predisposizione. Più di uno dei nostri assistiti ha denunciato casi di fratture in famiglia”. La malattia però può insorgere anche in persone giovani. “La prima cosa da fare è quella di identificare i soggetti a rischio”, prosegue il professore. Oltre a quelle con familiarità, in questa categoria si inseriscono anche le persone con abitudini di vita non sane (l’abuso di alcol e il fumo sono due fattori di rischio ben noto) o con basso peso e scarsezza di massa muscolare, quelle che assumono certi tipi di farmaci, come gli oncologici per i casi di cancro alla mammella e alla prostata, i corticosteroidi, gli antidepressivi, o seguono terapie immunodepressive e antivirali per l’HIV. A queste poi si aggiungono i soggetti che soffrono di malattie ematologiche, del sistema immunitario, dell’assorbimento o endocrine. “Se da un lato queste patologie possono portare a diagnosticare l’osteoporosi, dall’altro può capitare che sia un evento fratturativo a rivelare ai pazienti l’insorgenza di alcuni disturbi”, precisa il dottore.

A quali esami sottoporsi
“Il primo controllo standard da fare è quello conosciuto come “MOC””, spiega il professor Mazziotti. La Mineralometria Ossea Computerizzata è inserita nella lista dei test diagnostici essenziali per tutte le donne post-menopausa, i soggetti over 65 e quelli affetti da malattie connesse all’osteoporosi. “L’esame rivela lo stato della densità dell’osso: più basso è il valore, definito “T-score”, più alto è il tasso fratturativo. A questo esame sarebbe utile anche affiancare delle analisi del sangue per stabilire il metabolismo del calcio e della vitamina D. In alcuni casi, poi, se il paziente presenta sintomi che fanno supporre un coinvolgimento delle vertebre, sarebbe bene anche andare a ricercare fratture localizzate con una radiografia della colonna”.

Come funzionano le terapie farmacologiche
Secondo il dottore, “per questa patologia la ricerca farmacologica ha fatto passi da gigante. Oggi abbiamo diversi farmaci che possono intervenire sul rimodellamento scheletrico. Infatti, spiega Mazziotti, “alla base dell’osteoporosi c’è uno sbilanciamento tra neoformazione e riassorbimento osseo. In parole semplici, si perde massa ossea”. Nei pazienti affetti da osteoporosi, le cellule specializzate nella produzione e nel riassorbimento di tessuto osseo, anche dette “osteoblasti” e “osteoclasti”, lavorano con fatica. Per incentivare la loro azione, “alcuni farmaci bloccano il riassorbimento, mentre altri stimolano le neoformazioni”. In Italia, però, c’è un grosso gap culturale riguardo a queste terapie. “I momenti di sensibilizzazione servono per dire al paziente: “Fai esami che consentano di identificare questa patologia”, ma anche per diffondere alcune informazioni importanti”. Il professore, infatti, ci racconta che “il Ministero della Salute consente di acquistare in esenzione i farmaci per l’osteoporosi. Ma capita spesso che il 50% dei soggetti che necessitano di questo tipo di medicinali, completamente rimborsabili, non si sottopongono a un trattamento osteoporotico”.

Prevenire con uno stile di vita sano
Il ruolo della prevenzione, in casi come questo, è fondamentale perché impedisce la degenerazione della malattia: “L’insorgenza della malattia per me è arrivata tardi e conduco uno stile di vita molto diverso da quello di mia madre, anche per quanto riguarda l’alimentazione che, in parte, incide sul problema. Assumo vitamina D (che, tra le altre cose, contribuisce a mantenere nella norma i livelli di calcio), di cui sono carente, e cerco di fare molto movimento, specialmente all’aperto. Riesco a fare tutto, certo, ma devo fare anche attenzione a svolgere determinate attività ed evitare il più possibile di prendere colpi o cadere per prevenire le fratture gravi”. Lo stile di vita che una persona conduce, insieme a una buona terapia, può aiutare a contenere il problema: “Con un’attività fisica non troppo pesante ma che rafforzi i muscoli, i controlli e la giusta alimentazione si conduce una vita il più normale possibile. Anche se con il passare degli anni diminuisce la voglia di muoversi perché ci si stanca prima, l’importante però è non lasciarsi andare, non mollare mai”.

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