USA, ultimo round della campagna elettorale

by • 23 ottobre 2020 • ESTERICommenti disabilitati su USA, ultimo round della campagna elettorale103

Le jeux sont fait, proclama il croupier della lotteria delle elezioni americane. Donald Trump e Joe Biden sono arrivati all’ultimo round della campagna elettorale che culminerà il 3 novembre nel presidents’day. D’altra parte oltre 47 milioni di cittadini, metà dei quali negli Stati chiave, hanno già espresso il loro voto per posta e resta sempre meno spazio per i colpi di scena. Non ne arrivano al secondo e ultimo duello televisivo. A Nashville, Tennessee, città della musica, Trump e Biden sembrano due pugili suonati, che insistono nelle stesse tattiche di attacco e anche stavolta non lesinano i colpi bassi, ma non hanno la forza del colpo del K.O. Ne esce un confronto più ordinato rispetto alla precedente disastrosa sfida tv di Cleveland, anche se resta aspro e velenoso. Per contenere le risse e le scorrettezze funziona il sistema del microfono chiuso: mentre parla Trump, è spento quello di Biden, e viceversa. Poi il dibattito. La moderazione di Kristen Welker è molto efficace e convincente, tiene testa ai candidati mettendo ordine, sui social la sua gestione viene promossa.

Biden ha il mandato di non fare danni, cercare di conservare il vantaggio che ancora i sondaggi gli assegnano. Lavora ai fianchi il presidente sulla pandemia, sulla sottovalutazione del virus e sul fallimento della strategia di contenimento: “Un presidente responsabile di tante morti non può rimanere al potere” afferma lo sfidante dem. Altro obiettivo chiave è mostrare il proprio volto presidenziale, parlare al popolo americano unito, proporre un modello di sviluppo post-Covid diverso dal passato.

Trump tenta invece l’affondo sui presunti affari fra la famiglia Biden e Paesi stranieri, tirando in ballo la testimonianza in Senato (a dire il vero piuttosto fumosa) di Tony Bobulinski, ex collaboratore del figlio Hunter: “Dicono che sei corrotto” tuona. Il presidente martella sull’economia, mostrandosi come l’uomo che già una volta ha reso grande l’America, prima del virus, e capace di tornare ai fasti di un tempo, contro lo sfidante dem che vuole il lockdown e più tasse, che ucciderebbe l’economia nazionale.

Sul coronavirus si vive il momento clou del dibattito televisivo. Aprire o chiudere, è la discussione che attraversa tutti i Paesi del mondo, negli Usa come in Italia. Donald Trump porta la sua esperienza personale (ma non la mascherina): “Ho avuto il Covid, sono stato ricoverato, sono migliorato molto rapidamente grazie a una terapia, ora dicono che sono immune, per 4 mesi o per tutto la vita nessuno può ancora saperlo”. La sua linea è quella della convivenza con il virus, perché “conosciamo la malattia, nel 99% dei casi si guarisce”, perché “il vaccino è pronto, J&J, Pfizer, Moderna stanno facendo molto bene. Presto sarà distribuito dall’esercito, i nostri generali sono schierati, è una distribuzione molto facile per loro, sono pronti. Non credo che avremo un inverno buio”.

Joe Biden indossa la mascherina, la toglie solo sul palco e quando parla della sua strategia la sbandiera platealmente: “Dovrete indossarla e così salveremo 100 mila vite umane. Il presidente non mai ha avuto un piano, il modo in cui lui ha risposto è stato tragico, credo che avremo un inverno molto buio. Bisogna prendere in mano la situazione, abbiamo un piano”.

Sul lockdown i candidati si accendono. “Dobbiamo imparare a convivere con il virus, non possiamo chiuderci in un sottoscala, come fa Joe. Dobbiamo aprire la Nazione, perché se la chiudiamo non avremo più una Nazione”. Replica Biden: “Dice che dobbiamo convivere, ma la gente ha imparato a morire con questo virus, ci sono sedie vuote nelle case degli americani. Quello che non dice è che è un virus pericoloso, pericoloso. Fermerò il virus, non il Paese. Il presidente avrebbe dovuto prendere decisioni, invece di giocare a golf. Per aprire il Paese servono misure standard, le mascherine, il rispetto del distanziamento sociale, regole nelle aziende, il plexiglass ai tavoli dei ristoranti. Le scuole hanno bisogno di molto denaro, di più insegnanti, più personale di controllo”. Controbatte Trump, puntando il dito contro la gestione dei governatori democratici e nominando alcuni Stati chiave nella contesa elettorale: “I suoi amici in California, Pennsylvania, Carolina del Nord, fanno lockdown durissimi, noi non li faremo, noi apriremo le scuole. Non avremo più un paese, tenendolo chiuso. Questo è un paese enorme, con un’economia enorme, la cura non può essere peggiore del problema stesso. Guardate New York, è una città fantasma, tutti se ne vanno da New York, la mia città sta morendo. Guardate alla Pennsylvania, a cosa accade con il tuo amico in Michigan, che è come una prigione, guardate la Carolina del Nord, sono uccise finanziariamente”. Non sono Stati citati a caso, evidentemente.

Seconda questione calda, il nodo della sicurezza nazionale e delle interferenze di Paesi esteri sul voto americano. “Qualunque paese interferisca nel voto americano, pagherà un prezzo. Cina, Russia, Iran pagheranno un conto, se io sarò eletto. Non si interferisce con la sovranità americana” afferma Joe Biden, secondo cui “i russi vogliono essere sicuri che io non sia eletto, perché mi conoscono”. Lo sfidante dem mostra il fianco all’affondo di Donald Trump, che rilancia le accuse alla famiglia Biden: “Hai avuto 3,5 milioni di dollari dalla Russia, attraverso Putin. Ci sono mail terribili sui soldi che tu e la tua famiglia ricevevate, io penso che, indipendentemente da me, dovresti dare una spiegazione al popolo americano. I russi vogliono che io perda, non c’è nessuno più duro di me contro la Russia”. Biden smentisce affari con Paesi esteri – “non ho mai preso neanche un centesimo” – e rilancia le accuse: “Io ho fatto vedere tutte le mie dichiarazioni dei redditi per 22 anni, perché lei le nasconde? I paesi esteri la stanno pagando, la Russia, la Cina, perché non ci fa vedere le dichiarazioni dei redditi”. Ma il presidente assicura di aver pagato “milioni di dollari di tasse”, anzi di averle “prepagate”, “sono stato trattato molto male dall’agenzia delle entrate”.

Violenti gli scambi anche sull’immigrazione, sul razzismo, sul cambiamento climatico. Ma hanno la forza di scaramucce, perché i due pugili appaiono senza forza, stanchi, logorati dalla campagna elettorale, avviluppati nelle polemiche. Oltretutto la vittoria alle elezioni americane si assegnerà su Covid ed economia.

Alle 21:21 ora di Nashville Joe Biden commette lo stesso grave errore di Bush senior nel 1992 durante il dibattito con Clinton e Perot: guarda l’orologio. Un gesto letto come un segno di impazienza o di difficoltà che vale più di una risposta sbagliata e che fa subito il giro dei siti web e dei social.

Biden però può essere soddisfatto del finale, quando Kristen Welker concede l’ultimo minuto per un estratto dei rispettivi possibili discorsi di insediamento alla Casa Bianca. Donald Trump punta sul ritorno al passato, agli Usa pre-Covid, spiegando che la ricchezza porterà la soluzione di tutti i problemi, economici e sociali: “Dobbiamo avere un paese di grande successo” afferma Trump, spiegando che prima del coronavirus la solidità economica, la grande capacità di garantire lavoro a tutti, alle minoranze e alla popolazione con minori livelli di istruzione, faceva sì che “tutti volevano stare insieme, volevano unirsi. Il successo ci porterà a essere uniti e stiamo andando lungo la strada del successo. Io voglio ridurre le tasse, lui vuole aumentarle, vuole aumentare la regolamentazione. Ci ucciderà, se vincerà ci sarà una depressione senza precedenti, sarà un giorno molto triste per questo paese”.

Molto più presidenziale Joe Biden, evidentemente molto meglio preparato all’eventualità di questa domanda. “Sono un presidente americano, rappresento tutti voi sia che abbiate votato per me sia che non lo abbiate fatto. Voglio garantirvi che vi darò speranza, andremo avanti, sceglieremo la scienza e non la fiction, la speranza e non la paura. Sceglieremo di andare avanti, perché abbiamo grandissime opportunità per migliorare le cose. Possiamo far crescere l’economia, affrontare il razzismo sistemico e allo stesso tempo garantire che la nostra economia venga gestita dall’economia pulita, creando milioni di posti di lavoro. Questo è ciò che faremo, quello che è in gioco è il carattere, la personalità di questa nazione: onore, dignità, rispetto, garantire che tutti abbiano una possibilità, quello che non avete avuto negli ultimi quattro anni”.

Il 3 novembre si completerà il voto, potrebbe volerci tempo per assegnare la vittoria, un’eventualità che spaventa nel clima di grandissima tensione che si respira nel Paese. Nei sondaggi non c’è gara sul voto su base nazionale, con Biden in nettissimo vantaggio. Al momento dello spoglio bisognerà osservare 5-6 Stati chiave, dove questa distanza è più contenuta. Trump ha fatto il colpaccio quattro anni fa, probabilmente dalle sue parole emerge una minore convinzione del passato, ma la sensazione è che sul nome da scrivere sul citofono di 1600 Pennsylvania Avenue i giochi non siano ancora fatti.

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