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  • Iva, 35,4 miliardi di evasione

    24 settembre 2020 • ECONOMIA • 520

    Secondo un recente studio pubblicato dalla Commissione Europea, nel 2018 i paesi europei hanno perso circa 140 miliardi di euro di entrate provenienti dall’imposta sul valore aggiunto (IVA).

    Il divario IVA complessivo, ossia la differenza fra le entrate previste negli Stati membri dell’UE e le entrate effettivamente riscosse, sempre nel 2018, è migliorato leggermente rispetto agli ultimi anni, anche se il trend potrebbe presto invertire a causa dell’emergenza sanitaria del coronavirus e delle relative politiche di contenimento adottate di Paesi membri.

    In termini assoluti i maggiori divari IVA si sono osservati in Italia (35,4 miliardi di euro), nel Regno Unito (23,5 miliardi di euro) e in Germania (22 miliardi di euro).

    Italia maglia nera
    In Italia si è riscontrato il maggiore divario tra iva attesa e riscossa.

    Il nostro Paese, secondo il rapporto della Commissione europea, detiene il record di evasione, con una perdita, nel 2018, di ben 35,4 miliardi di imposta sul valore aggiunto, mentre occupa la quarta posizione nella classifica che misura il divario tra gettito IVA previsto e riscosso.

    Ottimismo dalle istituzioni Europee
    I dati, tutto sommato, sono positivi. Paolo Gentiloni, Commissario per l’Economia, ha dichiarato: “I dati odierni mostrano che gli sforzi per eliminare le opportunità di frode e di evasione dell’IVA hanno prodotto progressi graduali, ma anche che resta ancora molto da fare. La pandemia di coronavirus ha drasticamente modificato le prospettive economiche dell’UE ed è destinata a incidere seriamente anche sul gettito IVA. Ora più che mai i paesi dell’UE non possono permettersi simili perdite. Per questo motivo dobbiamo fare di più per potenziare la lotta contro le frodi all’IVA con rinnovata determinazione, semplificando nel contempo le procedure e migliorando la collaborazione transfrontaliera”.

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  • La crisi del greggio potrebbe essere definitiva

    24 settembre 2020 • ECONOMIA, In evidenza • 608

    Tra agosto e settembre, il prezzo del Brent si era portato sui 45 dollari al barile, quasi il triplo dei livelli minimi toccati in aprile, all’apice dell’allarme pandemia. La tendenza è quella di stabilizzarsi poco sopra i 40 dollari, soglia sfondata al ribasso nel corso delle sedute precedenti sui timori del mercato per una seconda ondata di contagi.

    Le previsioni sulla domanda appaiono fosche. L’Agenzia energetica internazionale le ha abbassate a una media giornaliera di 91,4 milioni di barili per il 2020, meno dei 91,7 milioni attesi in agosto. Rispetto al 2019, trattasi di un crollo di 8,4 milioni di barili.

    Gli analisti dell’Aei si aspettano adesso una ripresa della domanda in decelerazione nel corso del secondo semestre, sostenendo che essa sarebbe grosso modo già avvenuta e che resterebbe fiacca, a causa della crescita più lenta delle attese in India e altre economie asiatiche, nonostante la robusta crescita prosegua in Cina.

    E parole sconfortanti per il comparto petrolifero sono arrivate niente di meno che dal report pubblicato da British Petroleum, secondo cui la domanda di greggio potrebbe avere raggiunto il picco già nel 2019. Secondo lo scenario ordinario di BP, che contempla preferenze dei consumatori e dei legislatori invariate per i prossimi anni, il picco arriverebbe entro il 2025 e tra il 2025 e il 2030 la domanda si stabilizzerebbe, dando vita a un plateau. Successivamente, declinerebbe.

    Tuttavia, spiega lo stesso report, tra maggiore efficienza nei consumi, volontà dei governi di abbattere le emissioni inquinanti, rischio di una seconda ondata di contagi e mutamenti strutturali nei comportamenti dei consumatori provocati dalla pandemia, probabile che tra il 2020 e il 2025 non si registri più alcuna crescita della domanda rispetto ai livelli del 2019, che potrebbe, pertanto, essere stato l’anno di picco.

    L’allarme è stato lanciato anche da diversi analisti alla recente S&P Global Platt’s Asia Pacific Petroleum Virtual Conference, i quali hanno messo in guardia da una possibile seconda ondata dei contagi, che per Ed Morse di Citi rappresenterebbe “l’ultima battaglia” per salvare il comparto. Altri hanno avvertito anche sulle difficoltà che stanno incontrando i paesi esportatori fortemente dipendenti dalla materia prima e che adesso dispongono di scarse risorse da destinare ai pagamenti degli stipendi pubblici, della sanità e dell’istruzione.

    Petrolio mai più a 50-60 dollari?
    E pensare, spiegano, che la fine della stagione estiva dovrebbe frenare un po’ i consumi. In ogni caso, ribadisce Martin Fraenkel, presidente dell’S&P Global Platts, nel 2021 la domanda sarà ancora inferiore ai livelli del 2019. Altri, come il ceo di Ecopetrol, Felipe Bayon, nota come i camion e le merci stiano riprendendo a girare per le strade, mentre sottolinea come la ripresa appaia ben più lunga per il carburante degli aerei. In effetti, non s’intravede un traffico aereo almeno ai livelli dello scorso anno da qui al 2023, stando a numerosi esperti del settore.

    Domanda giù e offerta che non si riduce agli stessi ritmi, anche perché tutti i produttori stanno avendo l’esigenza di mantenere i ricavi quanto più alti possibile per pagare i debiti, tenere il passo con i costi o, nel caso delle compagnie statali, per massimizzare le entrate pubbliche. Per non parlare dei meccanismi di mercato e geopolitici, per cui nessuno intende lasciare ad altri quote di produzione, pur essendo stati annunciati tagli agli investimenti per 80 miliardi di dollari, il 30% del budget destinato nel 2019. Se da anni si specula sul fatto che potremmo non rivedere più i 100 dollari al barile, registratisi per l’ultima volta nel 2014, adesso la prospettiva più temuta sembra essere di non arrivare più a vedere i 50-60 dollari del periodo pre-Covid.
    E per numerosi paesi esportatori sarebbe un disastro.

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  • Cosa il Fisco non può portarvi via

    24 settembre 2020 • In evidenza, SOCIALE • 935

    Il 15 ottobre si rimette in moto la macchina del Fisco, e cesserà il temporaneo stop dei procedimenti di notifica di pagamento e di quelli di accertamento, sia da parte dell’Agenzia delle Entrate che degli Enti locali per quanto riguarda i tributi loro dovuti (Tari ed Imu su tutti). Dal momento in cui ci sarà il via libera inizieranno nuovamente anche tutte le attività di riscossione forzosa nei confronti degli inadempienti, che colpiranno i beni degli stessi attraverso il sistema dei pignoramenti.

    Quali saranno quelli pignorabili e quelli invece esclusi dalla lista dell’Agenzia delle Entrate? Partendo dai redditi, la legge prevede che quelli derivati da lavoro dipendente non siano pignorabili oltre il 20% del loro importo. Si aggiunga a ciò che lo stipendio mensile non potrà essere confiscato per più di un quinto del totale se si parla di cifre oltre i 5000 euro, un settimo per cifre comprese tra 2500 e 5000 euro e un decimo se al di sotto della soglia dei 2500 euro. Anche il conto corrente su cui viene accreditato la stipendio verrà preso di mira dal Fisco. I pignoramenti non potranno eccedere la cifra pari a tre volte il totale dell’assegno sociale: per il 2020 si parla di 459,83 euro, ragion per cui il totale confiscabile non potrà mai andare oltre i 1379,49 euro.

    Diverso invece, ad esempio, il discorso per i redditi legati ad un’attività imprenditoriale o autonoma, che potranno essere interamente pignorati in caso di debito.

    Restano salve almeno per il momento le pensioni minime, per il fatto che si valuta come somma indispensabile per vivere quella ricavata dalla moltiplicazione per 1.5 dell’assegno sociale: non saranno oggetto di pignoramenti per il 2020, pertanto, cifre al di sotto di 689,74 euro.

    Esclusi da pignoramento assegni e pensioni di invalidità, così come gli indennizzi previsti per malattie, maternità e povertà (incluso anche il tanto contestato reddito di cittadinanza). Non pignorabili neppure gli oggetti casalinghi di stretta necessità (come ad esempio letti, frigoriferi, lavatrici, tavoli, armadi, biancheria, abiti e stoviglie) nè gli animali da compagnia. Il pignoramento potrà essere previsto solo nel caso in cui gli animali siano allevati per trarre un profitto. Salva dalla tenaglia del Fisco anche la prima casa, unicamente quando si tratti del solo bene immobile di proprietà del debitore (e ovviamente non rientri nella categoria di lusso) e che quest’ultimo abbia ivi la sua residenza.

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  • Patrimoniale come la Svizzera non regge

    24 settembre 2020 • ECONOMIA, In evidenza • 1255

    Il paragone con la Svizzera non regge
    Ma veniamo al paragone con la patrimoniale in Svizzera che De Benedetti ricorda davanti alle telecamere de La 7.

    E’ vero che i Cantoni e i Comuni elvetici applicano da tempo un prelievo forzoso ricorrente sulle grandi ricchezze, detta “imposta sulla sostanza”, che è progressiva e variabile in base al luogo di residenza (può arrivare fino a 0,9%). Ma è altrettanto vero che in Svizzera non esiste la pressione fiscale che c’è in Italia.

    Oltre confine le imposte sulle aziende e le persone fisiche sono più basse che da noi: l’onere fiscale, fra imposte federali, cantonali e comunali arriva al massimo al 25% (da noi è mediamente il doppio). Anche gli utili sono tassati meno del 8%. L’imposta sul reddito personale va dal 5% al 27%. Da noi si parte dal 23% con lo scaglione più basso e si arriva al 41%. In Svizzera, poi, l’Iva arriva al massimo al 8% (da noi è al 22%) e non si paga alcuna tassa di successione sui discendenti diretti.

    Patrimoniale svizzera o imposta sulla sostanza
    Inoltre, la patrimoniale svizzera, come dice De Benedetti, già esiste da noi. Si chiama Imu e imposta di bollo sugli strumenti finanziari. Messi insieme, superano il prelievo forzoso elvetico. L’imposta sulla sostanza arriva infatti al massimo allo 0,9% del patrimonio posseduto (immobili, imbarcazioni, strumenti finanziari, ecc.). In Italia, l’Imu vale mediamente 0,86% sulle seconde case, ma poi c’è il prelievo forzoso sui depositi che vale 0,20% all’anno e le varie imposte di bollo che gravano sui conti correnti. Quindi, a conti fatti, la patrimoniale già c’è in Italia da anni. E pesa complessivamente più che in Svizzera.

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  • Importo deducibile assegno all’ex coniuge

    24 settembre 2020 • In evidenza, SOCIALE • 1603

    Con divorzi e separazioni sempre più frequenti, il legislatore continua a prevedere la deducibilità, dal reddito complessivo, dell’assegno periodico versato all’ex coniuge, anche se residente all’estero. A sancirlo è l’art. 10, comma 1, lett. c), del TUIR, il quale prevede, nel dettaglio che:

    Sono deducibili dal reddito complessivo i versamenti periodici effettuati al coniuge, anche se residente all’estero, a seguito di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura indicata nel provvedimento dell’autorità giudiziaria o nell’accordo raggiunto, a seguito della convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati o dinanzi all’Ufficiale dello stato civile, di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o scioglimento del matrimonio, di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio, di cui agli articoli 6 e 12 del decreto legge n. 132 del 2014.

    La deduzione spetta solo per l’assegno destinato all’ex coniuge
    La deducibilità è ammessa solo per la parte dell’assegno periodico destinato al mantenimento dell’ex coniuge e non anche per la quota parte destinata al mantenimento dei figli. In genere lo stesso provvedimento di separazione riporta l’indicazione di tali quote.

    Tuttavia, è stabilito che laddove ciò non sia indicato, si presume che il 50% dell’importo stabilito dal giudice per l’assegno periodico sia destinato all’ex coniuge ed il restante 50% al mantenimento dei figli.

    Quindi, se ad esempio, il provvedimento di separazione indica che il marito deve corrispondere 1.000 euro mensili all’ex coniuge e sono presenti anche i figli, significa che se il provvedimento nulla indica, si presume che 500 euro siano destinate all’ex coniuge e 500 euro ai figli.

    Pertanto, sulla base della predetta regola, sarà deducibile dall’ex marito solo l’importo di 500 euro desinato all’ex coniuge. Per contro, se il provvedimento indicasse che dei 1.000 euro, solo 400 euro sono destinati all’ex moglie ed i restanti 600 euro al mantenimento dei figli, la deduzione troverebbe applicazione solo per i 400 euro.
    Deduzione dell’assegno periodico all’ex coniuge anche per gli arretrati
    Occorre, tuttavia, distinguere quali sono le voci che concorrono all’importo deducibile dell’assegno corrisposto all’ex coniuge e quali, invece, restano fuori. In soccorso ci viene la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 19 del 2020.

    C’è, ad esempio da considerare l’eventuale aggiornamento ISTAT. In questo caso l’adeguamento ISTAT è deducibile solo laddove la sentenza di separazione del giudice prevede un adeguamento automatico dell’assegno periodico.

    Deducibili sono anche gli importi versati a titolo di arretrati e ciò anche se il versamento avviene in unica soluzione. In questo caso, infatti, tali arretrati rappresentano una integrazione degli assegni periodici corrisposti in anni precedenti, e, pertanto, sono a questi ultimi assimilati.

    La deducibilità del contributo casa e della rata del mutuo corrisposti all’ex coniuge
    Rientra nell’importo deducibile anche il c.d. “contributo casa”, ossia le somme disposte dal giudice e versate periodicamente all’ex coniuge per il pagamento del canone di locazione e delle spese condominiali dell’alloggio. A questo proposito l’Amministrazione finanziaria ritiene che se il provvedimento del giudice prevede il contributo casa senza però specificare l’importo esatto da corrispondere, allora questo è determinato “per relationem” (quindi, se ad esempio il provvedimento dice che il marito deve versare all’ex coniuge anche l’importo del canone di affitto della casa, allora il contributo sarà pari al canone mensile come da contratto di locazione). L’Agenzia delle Entrate ha, tuttavia, chiarito che se il contributo casa si riferisce all’immobile a disposizione della moglie e dei figli, la deducibilità è limitata alla metà delle spese sostenute.

    Infine rientra tra le voi deducibili anche l’importo mensile versato in sostituzione dell’assegno di mantenimento per il pagamento delle rate di mutuo intestato all’ex coniuge a condizione però che dal provvedimento giudiziale di separazione risulti che quest’ultimo non abbia rinunciato all’assegno di mantenimento medesimo.

    Non è deducibile, invece. l’assegno all’ex coniuge quando questo è corrisposto in unica soluzione o una tantum (la normativa, infatti, parla di assegno periodico ed in questo caso il requisito della periodicità non è soddisfatto).

    Indicazione in dichiarazione dei redditi e documenti da conservare
    La deduzione dell’assegno periodico corrisposto all’ex coniuge avviene secondo il principio di cassa. Dunque, ad esempio, nel Modello 730/2020 o Modello Redditi PF/2020, si può dedurre l’assegno periodico “versato” all’ex coniuge nell’anno d’imposta 2019.

    Se il contribuente presenta il Modello 730/2020 (con scadenza il 30 settembre 2020), l’indicazione avviene al rigo E22 dove, in colonna 1 bisogna riportare il codice fiscale dell’ex coniuge verso il quale l’assegno è stato corrisposto ed in colonna 2 l’importo versato nel 2019. Stessa logica di compilazione se si presenta il Modello Redditi PF/2020 da inviare entro il 30 novembre 2020 (in questo caso il rigo di riferimento è RP22).

    Ai fini della deducibilità e di eventuali controlli dell’Amministrazione finanziaria, occorre conservare la seguente documentazione:

    Sentenza di separazione o divorzio;
    Eventuale accordo autorizzato dall’autorità giudiziaria di cui all’art. 6 del dl n. 132/2014;
    Eventuale Accordo e conferma dell’accordo di cui all’art. 12 del dl n. 132/2014.
    Occorre altresì conservare bonifici ovvero ricevute rilasciate dal soggetto che ha percepito la somma per verificare gli importi effettivamente versati nel 2019 o dal contratto d’affitto o dalla documentazione da cui risulti l’importo delle spese condominiali, nonché dalla documentazione comprovante l’avvenuto versamento.

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  • Perché è così difficile dire “Ti Amo”

    17 settembre 2020 • In evidenza, SOCIALE • 3713

    Ti amo. Due parole, semplicemente. Esattamente come due braccia. Braccia che cingono e che avvolgono. Che si fanno concretezza e stabilità.

    Ti amo. I love you. Je t’aime. Ti amo in tutte le lingue del mondo e del cuore. Poche e semplici parole dall’intensità struggente se dette con consapevolezza e con piena corrispondenza tra le parole e il vissuto.

    L’importanza delle parole per dirlo
    Tutti gli innamorati hanno voglia di dirlo e di sentirselo dire, di venire abbracciati dal suono di queste due parole magiche e potenti. Dirlo però non è facile e non tutte le persone che si amano riescono a pronunciarlo. Alcuni si imbarazzano, si sentono mielosi, inadeguati o scontati. Altri non sono abituati a tradurre in parole le emozioni provate perché non lo hanno visto e sentito fare in famiglia, oppure hanno subito dei traumi o degli abbandoni pregressi che sono rimasti ancora dolenti.

    Le parole “ti amo”, però, possono essere trasformate in azioni e diventare presenza, dono, sostegno psicologico e tantissimo altro. Talvolta, nei casi di blocchi emotivi o traumi non elaborati e superati, possono diventare parole silenti e mute ed essere tradotte in gesti concreti. Quelle piccole, grandi accortezze che si rivolgono al partner amato per dimostragli il sentimento provato.

    Emoticon e parole
    Ci stiamo lentamente abituando a tradurre le emozioni provate in emoticon. Faccina sorridente e faccina triste. Pollice in su e pollice in giù. Cuore rosso che batte e cuore infranto che denota un vuoto d’amore. Lacrime, ammiccamenti vari e fiamme che raccontano la passione. Il nostro universo verbale e sentimentale sembra essersi sbiadito per traslocare in un mondo striminzito di chat e di immagini.

    Le parole, però, soprattutto in amore, sono un potente afrodisiaco. Le chat con la loro immediatezza sono portatrici sane di emoticon e di immagini a scapito della profondità delle parole.

    Un partner innamorato, in maniera seduttiva, sussurra all’orecchio dell’amato parole d’amore intervallati da sospiri di desiderio. Gli innamorati lontani utilizzano le parole per accarezzarsi senza mani e azzerare la distanza, per nutrirsi e nutrire il legame. Le parole curano, abbracciano, accudiscono. Conferiscono spessore e profondità al legame d’amore. Anche sotto le lenzuola le parole hanno un grande potere: amplificano il desiderio sessuale e comunicano le emozioni provate, fungono da ponte levatoio da un partner all’altro.

    In un momento storico di visione ad oltranza e di immagini al posto delle parole, la verbalizzazione delle emozioni, l’amore e il desiderio tradotti in parole sono dalla difficile attuazione. Le parole in amore vengono date per scontate e, spesso, non ritenute indispensabili per la costruzione di una coppia.

    In realtà, le parole rappresentano un collante per il legame d’amore. Camminano sotto pelle e arrivano in luoghi inesplorati della psiche, attivano emozioni e riflessioni, percorrono sentieri invisibili che nessuna emoticon può imboccare.

    Una lettera d’amore può anche essere considerata desueta, ma rimane una forma elegante e incisiva per traferire le proprie emozioni al partner amato.

    Una email d’amore e di desiderio, che anticipa e che contiene una fantasia erotica, per esempio, è più audace di mille acrobazie ginniche sotto le lenzuola.

    Le parole parlano di noi e per noi, amplificano le nostre emozioni, le mettono a fuoco, le trasferiscono al partner amato.

    Quando il silenzio batte le parole. Dirlo o dimostrarlo?
    Non tutti gli innamorati riescono a essere verbali in amore. C’è chi tace, chi glissa sulle richieste del partner, chi lo considera superfluo e scontato. E chi risponde “no” al “ti amo” del partner facendolo precipitare nel baratro dell’imbarazzo.

    I motivi per cui una persona non pronuncia queste parole, pur essendo innamorato, possono essere tanti: il pudore associato alle parole, la paura di percepirsi eccessivamente vulnerabile, la paura non essere all’altezza di un patto d’amore verbalizzato, la paura che l’altro non ricambi con le stesse parole d’amore e con la stessa intensità e progettualità.

    Nell’epoca dell’amore liquido e del carpe diem della passione e della coppia, dire “ti amo” spaventa e sembra essere decisamente anacronistico. Significa esporsi, definire il legame, dichiararsi.

    Il “ti amo” attribuisce alla relazione un’identità nuova, lo trasforma in legame stabile, serio, longevo. Queste due semplici parole si fanno promessa, futuro, impegno, profondità del legame.

    Alcuni partner hanno paura che dopo aver pronunciato la fatidica frase non possono più tornare indietro, così, pur volendolo dire, tacciono.

    Il “ti amo” è l’equivalente verbale di un anello di fidanzamento, di una promessa d’amore, di un patto.

    Le parole emotive, però, hanno un grande valore e significato soprattutto quando si costruisce un amore, non se ne può fare a meno. Sono molto diverse da quelle concrete e di servizio, fanno sentire il partner parte integrante di qualcosa di importante, di un progetto, di un legame. Lo fanno sentire unico e speciale.

    Uomini afoni, donne verbali? Oltre ogni stereotipo di genere
    Tra i vari stereotipi di genere, uno è particolarmente resistente e longevo. Sopravvive alle modifiche epocali e ci tramanda uomini afoni in amore e donne verbali.
    Culturalmente siamo abituati a considerare le donne più inclini alla verbalizzazione delle emozioni, mentre gli uomini per pudore e per mancanza di quella indispensabile palestra emotiva sembrano essere un po’ più silenti.

    Può capitare che alcuni uomini si percepiscano impacciati nel dire “ti amo”, come se queste parole gli conferissero una dote di vulnerabilità estrema.

    In generale le donne sono più allenate fin da piccole ad utilizzare il linguaggio emotivo e si sentono più a proprio agio nel tradurre i sentimenti in parole.

    La capacità di verbalizzare o meno le emozioni provate, in realtà, non dipende dal genere ma dalla famiglia d’origine. Da come ogni partner è stato educato, amato, accudito, nutrito, e dagli eventuali traumi subiti.

    L’amore è un insieme di azioni, ha bisogno di fatti e di parole. Di pelle e di sensi. Di promesse e di futuro. Perché amore non è soltanto amare. Il primo accade, il secondo si fa.

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  • Digerire il latte, la nuova evoluzione

    17 settembre 2020 • SALUTE • 656

    Gli antenati dell’Età del Bronzo erano intolleranti al lattosio.

    I guerrieri dell’Età del Bronzo e il latte
    Gli scienziati hanno analizzato il materiale genetico delle ossa di alcuni guerrieri deceduti durante la battaglia nella valle del Tollense, lo scontro più cruento e affollato dell’Età del Bronzo, che ebbe luogo nella Germania settentrionale 1200 anni prima di Cristo e a cui presero parte quattromila combattenti. Solo il 7% dei guerrieri presenta la variante genetica alla base della produzione dell’enzima lattasi, quello appunto che permette di digerire il lattosio. E questo nonostante già da diverse migliaia di anni si fossero ormai sviluppate forme di allevamento che mettevano a disposizione il latte di mucche, pecore e capre: una potenziale, preziosa fonte di nutrimento di cui gli uomini dell’Età del Bronzo non potevano approfittare.

    Evoluzione veloce
    Saltiamo in avanti di duemila anni, nell’Europa del primo Medioevo, e il 60% degli adulti è invece serenamente tollerante al lattosio; la percentuale odierna oscilla fra il 70% e il 90% nei paesi centrali del Vecchio Continente. Nel giro di sole 130 generazioni ci siamo trasformati in accaniti bevitori di latte.

    “Si tratta di un tasso di cambiamento incredibilmente veloce per il gene che controlla la digestione del latte”, spiega uno degli autori, Krishna Veeramah della Stony Brook University; “Sembra che per il semplice fatto di possedere questa modifica genetica, gli uomini europei del passato in grado di digerire il lattosio avessero una chance di fare figli del 6% superiore a chi non ne era in grado. Si tratta della prova più solida che abbiamo della selezione naturale positiva negli essere umani”.

    Il vantaggio evolutivo del latte
    Se lo studio dimostra che questa caratteristica si è propagata rapidamente e in tempi recenti in Europa, resta ancora insoluta la domanda: perché la capacità di digerire il latte in età adulta dà un tale vantaggio evolutivo? “Essendo una bevanda ad alto contenuto energetico e relativamente incontaminata”, ipotizza l’autore principale Joachim Burger, “il suo consumo potrebbe aver garantito migliori probabilità di sopravvivenza quando il cibo scarseggiava o le riserve di acqua erano contaminate”.

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  • Il distanziamento sociale continua a frenare i consumi privati

    17 settembre 2020 • ECONOMIA, In evidenza • 616

    L’agenzia di rating Fitch, in seguito al suo outlook del mese di settembre, ha effettuato una revisione al ribasso per quanto riguarda le stime del Pil di vari paesi del mondo relative al 2020, una lista nella quale si trova inclusa anche l’Italia.

    Per quanto riguarda complessivamente l’Eurozona è previsto un calo del 9%, in crescita rispetto all’8% stimato in precedenza; una crescita che dovrebbe registrarsi anche in Gran Bretagna, dove si passa da una stima del 9% ad una dell’11,5%.”Ci aspettano uno shock sulla disoccupazione in Europa; le aziende tagliano gli investimenti e il distanziamento sociale sta continuando a frenare i consumi privati”, ha spiegato il capo economista di Fitch Brian Coulton, come riportato da “Agi”. Negli Stati Uniti l’agenzia di rating prevede invece un calo del 4,6%, una stima più bassa rispetto a quanto si temeva (ovvero un – 5,6%). Segnalate anche le previsioni per la Cina, che potrebbe crescere del 2,7%. Cina che resta l’unica esclusa dalla previsione nera che riguarda i mercati emergenti: si sale da un 4,7% ad un 5,7%, essenzialmente per via delle pesanti stime relative al pil dell’India. Entro il prossimo marzo 2021, infatti, Fitch stima che si potrebbe passare da un – 5% fino addirittura al – 10,5%.

    Cosa dovrebbe accadere invece in Italia? Le previsioni sul calo del prodotto interno lordo sono in lieve calo, passando da un – 9,5% (mese di giugno) ad un – 10%. “Se la ripresa negli Stati Uniti e in Europa dovesse proseguire al ritmo degli ultimi due mesi il Pil tornerebbe molto presto ai livelli precedenti al virus”, spiega Fitch. Si arriverebbe così al “tanto discusso rimbalzo a ‘V’ come è stato visto in Cina”. L’agenzia di rating anticipa comunque che si tratta di una stima “troppo ottimistica” e che pertanto la ripresa economica potrebbe verosimilmente “rallentare nel quarto trimestre”.

    “Il Pil è sceso più di quanto ci aspettassimo nel secondo trimestre, contraendosi del 12,8% rispetto a una nostra previsione dell’8,2% a giugno”, spiega un report. Dopo la fine della chiusura del Paese imposta dal governo “l’attività economica si è ripresa rapidamente, e questo potrebbe portare a un forte rimbalzo nel terzo trimestre”. Ciò nonostante”c’è stata una certa perdita di slancio di crescita nelle ultime settimane. E’ importante sottolineare che le nostre previsioni non tengono ancora conto di eventuali spese derivanti dall’approvazione del fondo di recupero dell’Ue da 750 miliardi di euro”, spiega ancora Fitch come riportato da Agi.

    Le stime sulla crescita per il 2021 sono tuttavia in rialzo per quanto riguarda l’Italia: Fitch calcola un + 5,4% (rispetto al precedente + 4,4%), ed un + 2% per il successivo 2022. Alla voce consumi, in opposizione ad un drastico calo nell’anno in corso (- 9,8%) potrebbe arrivare un rimbalzo a + 5,6% nel 2021. Disoccupazione in salita: dall’11,4% del 2020 si passerà all’11,7% il prossimo anno.

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  • EGAS PRENDE IN CARICO STRUTTURE IDRICHE E FOGNARIE DI COSTA PARADISO

    15 settembre 2020 • ARCHIVIO DENTRO LA NOTIZIA, In evidenza, NOTIZIE DAL VILLAGGIO • 5023

    L’Ente di Governo dell’Ambito della Sardegna, il 10 settembre 2020 ha comunicato al Comune di Trinità d’Agultu, all’attenzione del Sindaco Giampiero Carta, l’avvio degli atti propedeutici alla presa in carico della rete idrica dell’intero centro e della rete fognario-depurativa esistente del Territorio di Costa Paradiso.

    L’impegno del Sindaco Giampiero Carta, nelle più recenti riunioni con le parti interessate, è stato risolutivo per il raggiungimento di un obiettivo atteso da anni.

    PDF COMUNICAZIONE EGAS AL COMUNE DI TRINITÀ D’AGULTU E AD ABBANOA S.p.A.

    ECOBONUS, IL SINDACO DI TRINITÀ CONVOCA I PROPRIETARI DI COSTA PARADISO

    Redazione Costa Paradiso News
    “La Voce della Nostra Comunità”
    15 settembre 2020 alle 19:47

    COSTA PARADISO: UN PATRIMONIO SALVATO

    Nella foto alcuni rappresentanti del Comune di Trinità d’Agultu e Vignola

    Carta Giampiero (Sindaco)

    Addis Mauro (Vice sindaco)

    Ugnutu Leonardo (Assessore)

    Suelzu Laura (Assessore)

    Addis Sebastiano (Assessore)

    Prunas Antonella (Consigliere)

    Pruneddu Pietruccia (Consigliere)

    Vitiello Carmine (Consigliere)

    Oggiano Roberto (Consigliere)

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  • L’appello del Papa: “È tempo di riparare la Terra”

    11 settembre 2020 • In evidenza, SOCIALE • 1005

    Messaggio di Bergoglio per la Giornata per la cura del creato. Appello a intervenire sui disastri climatici, contro la “avidità sfrenata dei consumi”, per “stili di vita più semplici e sostenibili”, per “cancellare il debito dei Paesi più fragili”

    ”È tempo di riparare l’armonia originaria della creazione”, “restituire alla Terra il riposo che le spetta”, “cancellare il debito pubblico dei Paesi più fragili” piegati dalla pandemia. Lo sostiene Papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, un messaggio denso di contenuti ambientali e sociali che delineano la via per una decrescita consapevole.

    “Rinnovo il mio appello a cancellare il debito dei Paesi più fragili alla luce dei gravi impatti delle crisi sanitarie, sociali ed economiche che devono affrontare a seguito del Covid-19. Occorre pure assicurare che gli incentivi per la ripresa, in corso di elaborazione e di attuazione a livello mondiale, regionale e nazionale, siano effettivamente efficaci, con politiche, legislazioni e investimenti incentrati sul bene comune e con la garanzia che gli obiettivi sociali e ambientali globali vengano conseguiti”.

    Nel messaggio, Francesco invita a “ristabilire relazioni sociali eque, restituendo a ciascuno la propria libertà e i propri beni, e condonando i debiti altrui”. “Non dovremmo dimenticare la storia di sfruttamento del Sud del pianeta – prosegue – che ha provocato un enorme debito ecologico, dovuto principalmente al depredamento delle risorse e all’uso eccessivo dello spazio ambientale comune per lo smaltimento dei rifiuti”. ”È il tempo di una giustizia riparativa”, aggiunge il Pontefice.

    Bergoglio invita a “trovare stili equi e sostenibili di vita, che restituiscano alla Terra il riposo che le spetta, vie di sostentamento sufficienti per tutti, senza distruggere gli ecosistemi che ci mantengono”. Per il Papa, “l’attuale pandemia ci ha portati in qualche modo a riscoprire stili di vita più semplici e sostenibili. La crisi, in un certo senso, ci ha dato la possibilità di sviluppare nuovi modi di vivere”.

    Da sempre attento ai temi dell’ambiente, il Pontefice sottolinea l’urgenza di rispettare gli accordi di Parigi per evitare “una catastrofe”. “Il ripristino di un equilibrio climatico è di estrema importanza, dal momento che ci troviamo nel mezzo di un’emergenza. Stiamo per esaurire il tempo, come i nostri figli e i giovani ci ricordano. Occorre fare tutto il possibile per limitare la crescita della temperatura media globale sotto la soglia di 1,5 gradi centigradi, come sancito nell’Accordo di Parigi sul Clima: andare oltre si rivelerà catastrofico, soprattutto per le comunità più povere in tutto il mondo. In questo momento critico è necessario promuovere una solidarietà intra-generazionale e inter-generazionale. In preparazione all’importante Summit sul Clima di Glasgow, nel Regno Unito, invito ciascun Paese ad adottare traguardi nazionali più ambiziosi per ridurre le emissioni”.

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Attualità

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    28 settembre 2026 • 4722

    L’Avv. Salvatore Pinna – Dall’Italia all’Ilustre Colegio de Abogados de Madrid

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    28 settembre 2026 • 43260

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    24 settembre 2026 • 1609

    NUOVA INTEGRAZIONE ALLA PROCURA PER IL CDR DI COSTA PARADISO

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    17 settembre 2026 • 2192

    DISSEQUESTRO DEL DEPURATORE DI COSTA PARADISO

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    16 settembre 2026 • 1591

    COSTA PARADISO: LA DENUNCIA-QUERELA DEL 2 SETTEMBRE SI RAFFORZA

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    16 settembre 2026 • 1591

    COSTA PARADISO: LA DENUNCIA-QUERELA DEL 2 SETTEMBRE SI RAFFORZA

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    16 settembre 2026 • 3500

    Obblighi immediati per il Comune di Trinità d’Agultu e Vignola

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    13 settembre 2026 • 3350

    COSTA PARADISO, UNA GESTIONE CHE HA TRADITO LA FIDUCIA DEI PROPRIETARI

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    10 settembre 2026 • 1747

    Dopo la denuncia di Pasquale Ferrara, la Prefettura ha ciò che mancava

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    3 settembre 2026 • 2657

    COSTA PARADISO: DEPOSITO DENUNCIA-QUERELA PER CDA E CDR

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    3 settembre 2026 • 2259

    COME SCRIVERE ALL’ AVV. SALVATORE PINNA

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