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  • Rischi e opportunità dello smart working

    23 ottobre 2020 • In evidenza, SOCIALE • 919

    Il ricorso al lavoro a distanza si è rivelato salvifico per milioni di famiglie, che hanno potuto continuare così a percepire lo stipendio per intero. E le imprese non hanno dovuto interrompere la produzione, attutendo l’impatto della crisi sanitaria sull’economia.

    Come ogni innovazione, però, anche lo smart working presenta due facce e bisogna guardarle entrambe per farsi un’idea quanto più realistica delle sue conseguenze pratiche. Se finora ci siamo perlopiù concentrati sui contraccolpi che il lavoro da remoto nel breve avrebbe per diversi comparti produttivi (ristoranti, bar, trasporti, negozi, etc.), in questo articolo ci concentreremo su altri aspetti non meno importanti.

    Il primo riguarda la crescente polarizzazione della società. Inevitabile che lo smart working finisca per dividere il mercato del lavoro in due segmenti: quello “fortunato”, che potrà permettersi di lavorare da casa o qualsiasi altra postazione, senza o con pochi controlli e risparmiando sui costi di mobilità e affitto; i lavoratori ordinari, che come oggi continueranno a recarsi in fabbrica o ufficio, facendo la vita di sempre. Del resto, non tutti potremo lavorare a distanza, perché per produrre un’auto serviranno sempre gli operai che manualmente espletino la loro mansione in catena di montaggio.

    Società sempre più polarizzata
    Avete presenti le furenti polemiche, in Italia e altrove, sul “lockdown” e altre restrizioni minori alle imprese e alla libertà di movimento? Ebbene, esse scaturiscono dalla diversa rappresentanza di interessi in Parlamento.

    Le forze politiche che hanno essenzialmente come elettori pensionati, impiegati e dipendenti pubblici possono permettersi di invocare la chiusura a ogni piè sospinto, ma chi è stato eletto perlopiù da partite IVA, commercianti, artigiani e operai deve tenere conto dell’impatto che queste misure restrittive avranno sulle suddette categorie. Un ristoratore non potrà cucinare in smart working, né il titolare di un bar vendere gelati e tavola calda a distanza. Per alcuni, la “responsabilità” pretesa dal governo equivale a morte economica, per altri sarà un gesto fattibile senza grossi sacrifici, almeno non sul piano finanziario.

    Se questa tendenza nel mercato del lavoro diventasse strutturale, anche in futuro avremmo una maggiore polarizzazione tra pezzi di società contro altri, con ripercussioni politiche evidenti. Pensate solamente a una proposta di legge che punti ad abbattere le emissioni inquinanti aumentando il bollo auto e le accise sul carburante. I partiti che rappresentano il popolo degli smart workers la appoggerebbero con minori resistenze di quelli che attingono al consenso dei lavoratori tradizionali. Questi ultimi, infatti, sosterrebbero il maggiore costo della lotta all’inquinamento, dovendosi muovere per andare al lavoro. Chi lavora da una scrivania di casa probabilmente non risentirà più di tanto della stangata e la guarderebbe positivamente.

    Si riduce lo scambio di idee
    Lo stesso dicasi per questioni come il caro-affitti e l’emergenza abitativa. Chi potrà permettersi di vivere in provincia e distante dai centri abitati in cui hanno sede le grandi aziende non percepirà il problema del traffico, né dei prezzi alti delle case, per cui non capirà neppure la ragione per cui qualcuno proporrà di aumentare il numero delle concessioni edilizie nelle città più affollate, magari osteggiando l’idea nel nome della difesa dell’ambiente. Insomma, saremo sempre più una società di sordi, dato che le differenze tra gli uni e gli altri lavoratori diverrebbero tali da alimentare incomprensioni crescenti.

    Infine, il rischio di una minore circolazione delle idee. Lo smart working non equivale necessariamente a lavorare isolati. Si può svolgere la propria mansione in un luogo pubblico e connessi da remoto si può parlare con i colleghi in chat, audio e video. Ma siamo sicuri che sia la stessa cosa di stare in ufficio? Di certo, si trascorre una quantità notevolmente inferiore a chiacchierare, non si hanno momenti comuni extra-lavorativi in cui scambiarsi qualche battuta, come nel caso della pausa pranzo. Da un lato, ne risentirebbe positivamente la produttività, dall’altro finiremmo per cristallizzarci su nostre idee e sensazioni, sprecando l’opportunità di confrontarci con gli altri per arricchire il nostro pensiero. Le conseguenze non sarebbero semplicemente di tipo comportamentale, quanto prettamente economiche: la minore circolazione delle idee porterebbe a una minore inventiva e, quindi, a minori progetti di sviluppo e investimenti.

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  • Come si ricava la rendita catastale

    23 ottobre 2020 • ECONOMIA • 891

    La rendita catastale di un immobile determina il valore attribuito a un immobile e, soprattutto, quando si sia tenuti a pagare per le imposte o per le tasse. Andiamo a vedere, nel dettaglio, come si ricava e cos’è la rendita catastale.

    Cos’è la rendita catastale
    La rendita catastale, quindi, stabilisce quale sia il reddito di uno specifico immobile determinandone anche il guadagno che se ne ricava dalla proprietà. Questo dato si considera al netto delle spese, includendo però le imposte e le tasse dovute. Per stabilire la rendita si tiene conto della categoria di appartenenza dell’unità immobiliare e della categoria catastale in rapporto agli immobili della stessa tipologia.

    La rendita catastale, nel dettaglio, viene definita sulla base di due elementi:

    Dimensione dell’immobile: che viene misurata sulla base del numero dei vani e della volumetria;

    Estimo: la tariffa di estimo è relativa alla zona censuaria in cui è situato l’immobile e alla sua tipologia. Le tariffe d’estimo sono determinate dal comune sulla base della destinazione d’uso prevista per l’immobile.

    Le dimensioni dell’immobile stesso vanno intese come in riferimento anche alla quantità dei vani e non solo alla superficie. Per estimo, invece, si intende il valore numerico assegnato all’immobile in base alla zona di ubicazione.

    Come si ottiene la rendita catastale
    Entro 30 giorni da quando un immobile di nuova costruzione diviene agibile, il proprietario deve chiedere all’Agenzia del Territorio l’attribuzione della rendita catastale. Se la rendita attribuita è diversa da quella proposta, il contribuente può ricorrere attraverso la rettifica effettuata dall’Agenzia del Territorio, che eventualmente deve notificare la rettifica entro un anno, diversamente la rendita proposta diventa definitiva.

    Per conoscere con esattezza la rendita catastale di un immobile bisogna avere i dati catastali necessari per conoscere la rendita, che sono:

    – comune;
    – sezione;
    – foglio;
    – particella;
    – subalterno.

    Questi dati catastali si possono ottenere sia dall’atto di compravendita dell’immobile (rogito) sia richiedendo una visura catastale gratuita per indirizzo o per nominativo presso il catasto o il più vicino ufficio dell’Agenzia delle Entrate. Con il servizio “Consultazione rendite catastali” dell’Agenzia delle Entrate è possibile conoscere:

    i dati sulla rendita e le informazioni su qualsiasi immobile presente sul territorio nazionale censito al Catasto dei fabbricati;
    i dati sui redditi dominicale e agrario e le informazioni su qualsiasi immobile censito al Catasto dei terreni.
    È sufficiente indicare:
    gli identificativi catastali (Comune, sezione, foglio, particella);
    la provincia di ubicazione dell’immobile.

    Calcolo rendita catastale
    Per calcolare la il valore catastale di un immobile, poi, va moltiplicata la rendita per un coefficiente variabile a seconda della categoria e della natura dell’immobile di riferimento. I coefficienti catastali, nel dettaglio, sono i seguenti:

    115,5 per i fabbricati abitativi con agevolazione prima casa;
    126 per i fabbricati appartenenti alle categorie catastali A e C (ad eccezione delle categorie A/10 e C/1);
    176,4 per i fabbricati appartenenti alla categoria catastale B;
    63 per i fabbricati appartenenti alla categoria catastale A/10 e D;
    42,84 per i fabbricati appartenenti alla categoria catastale C/1 ed E;
    112,5 per i terreni agricoli.

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  • Bonus caldaia 2020: cos’è e quando spetta

    23 ottobre 2020 • ECONOMIA • 1717

    Come beneficiare del Bonus Caldaia 2020 per l’acquisto di un nuovo impianto? Aliquota fiscale 65% e 50%: le differenze. Modalità di pagamento, comunicazione con ENEA e documenti da conservare.

    L’acquisto di una caldaia a condensazione di classe A è davvero conveniente grazie alle detrazioni fiscali dell’Agenzia delle Entrate.

    L’installazione di una caldaia, ti permette di scegliere tra, il bonus ristrutturazione e Ecobonus. L’installazione della caldaia ti permette di accedere ad entrambi, tuttavia, le due detrazioni non sono cumulabili.

    Per poter beneficiare del Bonus caldaia 2020, alla data della richiesta di detrazione, l’immobile deve essere esistente, accatastato o con richiesta di accatastamento in corso.

    L’agevolazione è in vigore dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020.

    Cos’è il bonus caldaia 2020
    Il bonus caldaia 2020 è una detrazione fiscale approvata con la Legge di Bilancio 2020 e appartenente all’Ecobonus. Questo tipo di detrazione è diversa a seconda dell’efficienza energetica della caldaia installata. Fino al 31 dicembre 2020 è possibile beneficiare di un bonus fino al 65%.

    Il bonus caldaia permette ai contribuenti che sostituiscono la climatizzazione invernale con una caldaia a condensazione di ottenere due tipi di detrazione: il 65% e il 50%.

    Le due detrazioni si applicano in modo differente a seconda di diverse caratteristiche della caldaia.

    Aliquota 65%
    Il bonus caldaia al 65% è applicato in caso di:
    Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione di efficienza almeno pari alla classe A e contestuale installazione di sistemi termoregolazione evoluti in classe V, VI o VIII;
    Installazione di impianti costituiti da sistema integrato tra caldaia a condensazione e pompa di calore, detti sistemi ibridi.

    Aliquota 50%
    Il bonus caldaia al 50% è applicato in caso di:
    Installazione di una caldaia a condensazione di classe A.
    Per l’installazione di modelli di caldaie inferiori alla classe A non è prevista nessuna detrazione fiscale.

    Bonus caldaie 2020: requisiti
    Per beneficiare del Bonus, occorre che:
    L’immobile sia accatastato od in fase di accatastamento;
    In regola con il pagamento di eventuali tributi sull’immobile;
    Impianto di riscaldamento presente.

    A chi spetta la detrazione
    Le detrazioni spettano a:
    Proprietari o nudi proprietari;
    Titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
    Locatari (affittuari) o comodatari;
    La detrazione spetta a chi effettua il pagamento e in entrambi i casi sopra-citati, entro 90 giorni dalla data di fine lavori, occorre comunicare all’Enea la spesa sostenuta e le caratteristiche dell’impianto.

    Quali sono le spese ammesse in detrazione
    Le spese ammesse al beneficio fiscale sono:
    Smontaggio della caldaia da sostituire;
    Acquisto e posa della nuova caldaia;
    Opere murarie;
    Prestazioni professionali per sopralluoghi e modalità di intervento.
    Bonus caldaie 2020: importo
    Per il 2020, l’importo massimo detraibile per ciascun immobile è pari a € 30.000.

    L’agevolazione fiscale consiste in una detrazione Irpef ripartita in 10 quote annuali, di pari importo.

    Le modalità di pagamento del bonus caldaia 2020
    Le modalità di pagamento per accedere a questo vantaggio sono differenti.

    Coloro che non sono titolari di reddito di impresa possono pagare attraverso bonifico bancario o postale.

    Per i titolare di reddito di impresa invece non è previsto l’obbligo di pagamento tramite bonifico definito parlante. L’unica opzione di pagamento vietata in questo caso sono i contanti, in quanto è necessario reperire una ricevuta di pagamento.

    I documenti necessari per il bonus caldaia 2020

    Per richiedere le detrazioni è necessario ottenere informazioni e documenti specifici. Il bonus caldaia 2020 prevede infatti informazioni:
    Causale di versamento;
    Il codice fiscale del beneficiario della detrazione;
    La partita IVA o il codice fiscale del beneficiario del pagamento;
    I dati relativi alla fattura (come numero e data).
    Inoltre per avviare la richiesta per il bonus cambio caldaia è necessario richiedere la perizia di un tecnico abilitato e una certificazione del produttore della caldaia.

    Bonus caldaie 2020: invio documentazione ENEA
    Al termine dei lavori ed effettuati i regolari pagamenti delle fatture, il contribuente dovrà operare l’invio dei documenti all’ENEA, l’ente preposto a tale funzione.

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  • iPhone 12, più sottile e leggero

    23 ottobre 2020 • TECNOLOGIA, In evidenza • 1440

    iPhone 12 che avrà il 5G, permetterà velocità elevate anche nelle aree densamente popolate (le reti 5G non sono state completate in tutti gli stati e la disponibilità potrebbe essere limitata ad alcune regioni, ndr).

    Il nuovo melafonino, spiegano da Apple, è l’11% più sottile, il 15% più piccolo e il 16% più leggero rispetto all’iPhone 11. Inoltre sarà disponibile in cinque colori: nero, blu, bianco, rosso e verde. I nuovi smartphone avranno un display super retina Xdr protetto da ceramica e una doppia fotocamera posteriore. Il nuovo iPhone avrà anche una versione mini con uno schermo da 5,4 pollici. Saranno inoltre rimossi caricatore e cuffiette dalla confezione che, di conseguenza, diventa più piccola e leggera, e soprattutto più rispettosa dell’ambiente.

    iPhone 12 Pro
    “Per chi vuole il massimo dall’iPhone” arriva anche l’iPhone 12 Pro. Il Pro ha uno schermo da 6,1 pollici, mentre il Pro Max da 6,7 pollici, lo schermo “più grande in un iPhone e quello con la migliore risoluzione”. Sia il modello base che l’iPhone Pro Max saranno disponibili in quattro finiture in acciaio inossidabile nei colori grafite, argento, oro e blu pacifico.

    I prezzi
    Il costo partirà da 799 dollari e 699 dollari per la versione mini. Il prezzo dell’iPhone Pro sarà invece 999 dollari, mentre il prezzo per la versione Pro Max sarà di 1.099 dollari. L’iPhone 12 Pro potràessere preordinato da venerdì 16 ottobre e sarà disponibile a partire da venerdì 23 ottobre, mentre per l’iPhone 12 Pro Max i preordini partiranno da venerdì 6 novembre e sarà disponibile in store da venerdi’ 13 novembre.

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  • INIZIA LA PRESA IN CARICO DEL COMUNE DELLE INFRASTRUTTURE IDRICO-FOGNARIO

    15 ottobre 2020 • ARCHIVIO DENTRO LA NOTIZIA, In evidenza, NOTIZIE DAL VILLAGGIO • 2932

    Con protocollo 10046 del 15 ottobre 2020, il Comune di Trinità d’Agultu e Vignola, comunica alla Comunità del Territorio di Costa Paradiso, che le operazioni di verifica del sistema idrico-fognario e del depuratore, finalizzate alla presa in carico dello stesso da parte del Comune e contestuale all’Ente Unico di gestione Abbanoa s.p.a., avranno inizio il 21 ottobre 2020.

    Dal 22 ottobre 2020 verranno anche avviate dall’Ing. Corda, collaudatore delle infrastrutture della zona omogenea F1.7 di che trattasi, le operazioni di collaudo con redazione dello stato di consistenza della viabilità da cedere al Comune, con le relative eventuali opere pertinenziali.

    PDF COMUNICAZIONE DEL COMUNE DI TRINITÀ D’AGULTU E VIGNOLA

    Redazione Costa Paradiso News
    “La Voce della Nostra Comunità”
    15 ottobre 2020 alle 15:01

    COSTA PARADISO: UN PATRIMONIO SALVATO

    Nella foto alcuni rappresentanti del Comune di Trinità d’Agultu e Vignola

    Carta Giampiero (Sindaco)

    Addis Mauro (Vice sindaco)

    Ugnutu Leonardo (Assessore)

    Suelzu Laura (Assessore)

    Addis Sebastiano (Assessore)

    Prunas Antonella (Consigliere)

    Pruneddu Pietruccia (Consigliere)

    Vitiello Carmine (Consigliere)

    Oggiano Roberto (Consigliere)

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  • Nessuno si salva da solo

    15 ottobre 2020 • In evidenza, SOCIALE • 901

    L’enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti” tratta i temi della fraternità e dell’amicizia sociale rivolta a “tutte le persone di buona volontà al di là delle convinzioni religiose. “Quali sono i grandi ideali e le vie concretamente percorribili per chi vuole costruire un mondo più giusto e fraterno nelle relazioni quotidiane, nel sociale, nella politica, nelle istituzioni? E’ questa la domanda a cui intende rispondere ‘Fratelli tutti‘: il Papa la definisce una “enciclica sociale” e fa riferimento all’insegnamento di San Francesco: non è un caso che Bergoglio l’abbia firmata ad Assisi lontano dagli scandali finanziari che stanno scuotendo il Vaticano. Nell’enciclica Bergoglio ribadisce le critiche a populismi, nazionalismi, razzismo, xenofobia. E non manca un accenno alla pandemia di Coronavirus.

    L’insegnamento di San Francesco
    Il Poverello, scrive Bergoglio, “non faceva la guerra dialettica imponendo dottrine, ma comunicava l’amore di Dio ed è stato un padre fecondo che ha suscitato il sogno di una società fraterna”. L’enciclica vuole promuovere un’aspirazione mondiale alla fraternità e all’amicizia sociale. A partire dalla comune appartenenza alla famiglia umana, dal riconoscerci fratelli perché figli di un unico Creatore, “tutti sulla stessa barca” e dunque bisognosi di prendere coscienza che in un mondo globalizzato e interconnesso ci si può “salvare solo insieme“. Motivo ispiratore, citato dallo stesso Papa, è appunto il Documento sulla fratellanza umana firmato da Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar nel febbraio 2019.

    “Una sana politica”
    C’è bisogno di una politica che sappia dire no alla “corruzione” alla “mancanza di rispetto delle leggi”, alla “inefficienza”. Bergoglio ha in mente “una sana politica, capace di riformare le istituzioni, coordinarle e dotarle di buone pratiche che permettano di superare pressioni e inerzie viziose”.
    Quella cui pensa il Papa è una politica incentrata sulla dignità umana e non sottomessa alla finanza. “La speculazione finanziaria con il guadagno facile come scopo fondamentale continua a fare strage”. Assumono, quindi, particolare rilevanza i movimenti popolari: “poeti sociali” e “torrenti di energia morale“, scrive il Papa in un tributo ai movimenti, auspicando un coinvolgimento nella partecipazione sociale, politica ed economica, con un maggiore coordinamento.

    “No guerra e pena di morte”
    “Ci sono due situazioni estreme che possono arrivare a presentarsi come soluzioni in circostanze particolarmente drammatiche, senza avvisare che sono false risposte, che non risolvono i problemi che pretendono di superare e che in definitiva non fanno che aggiungere nuovi fattori di distruzione nel tessuto della societa’ nazionale e mondiale. Si tratta della guerra e della pena di morte”. Argomenta Bergoglio: “La guerra non è un fantasma del passato, ma è diventata una minaccia costante. Il mondo sta trovando sempre più difficoltà nel lento cammino della pace che aveva intrapreso e che cominciava a dare alcuni frutti”, precisa, “i 75 anni delle Nazioni Unite e l’esperienza dei primi 20 anni di questo millennio mostrano che la piena applicazione delle norme internazionali è realmente efficace, e che il loro mancato adempimento è nocivo”. Quanto all’Onu, secondo Papa Francesco, “è necessaria una riforma sia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che dell’architettura economia e finanziaria internazionale affinché si possa dare reale concretezza al concetto di famiglia di Nazioni”.
    Quanto alla pena di morte, è già stata giudicata da Giovanni Paolo II. La Chiesa continuerà a battersi per la sua scomparsa totale.

    La pandemia
    Sullo sfondo, la pandemia di Coronavirus che, scrive Francesco, “ha fatto irruzione in maniera inattesa proprio mentre stavo scrivendo questa lettera”. Ma l’emergenza sanitaria globale è servita a dimostrare che “nessuno si salva da solo” e che è arrivata l’ora di “sognare come un’unica umanità in cui siamo tutti fratelli“. Ancora Bergoglio: “Passata la crisi sanitaria, la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di auto-protezione egoistica. Voglia il Cielo che alla fine non ci siano più “gli altri”.

    “Una tragedia globale come la pandemia del Covid-19 ha effettivamente suscitato per un certo tempo la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme”, afferma il Papa in “Fratelli tutti“. Per questo, aggiunge, ho detto che “la tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri ‘ego’ sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli”.

    “Se tutto è connesso, è difficile pensare che questo disastro mondiale non sia in rapporto con il nostro modo di porci rispetto alla realtà, pretendendo di essere padroni assoluti della propria vita e di tutto ciò che esiste”, scrive ancora il pontefice. E chiarisce: “Non voglio dire che si tratta di una sorta di castigo divino. E neppure basterebbe affermare che il danno causato alla natura alla fine chiede il conto dei nostri soprusi”. Per Francesco “è la realtà stessa che geme e si ribella. Viene alla mente il celebre verso del poeta Virgilio che evoca le lacrimevoli vicende umane”.

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  • Undici comuni dell’Oristanese nel progetto Maristanis

    15 ottobre 2020 • In evidenza • 802

    Dall’istituzione di un’area plastic free alla conservazione delle biodiversità, passando per la riqualificazione ambientale e continuando con sostenibilità e green e blue economy. Il tutto attraverso un programma che unisce 11 comuni costieri che puntano a gestire e tutelare le zone umide e le aree marine del golfo di Oristano e della Penisola del Sinis. È Maristanis “progetto-destinazione di cooperazione internazionale per la definizione di un modello di gestione integrata delle zone umide e costiere del Golfo di Oristano”. Un’iniziativa cofinanziata dalla Fondazione Mava e coordinata dalla Fondazione Medsea in collaborazione con l’area marina protetta Penisola del Sinis Isola di Mal di Ventre.

    Gli undici comuni coinvolti
    A fine novembre è prevista la firma del contratto di costa Maristanis che darà gambe al programma attivato nel 2018 e a cui partecipano i comuni di Arborea, Arbus, Cabras, Guspini, Nurachi, Oristano, Palmas Arborea, Riola Sardo, San Vero Milis, Santa Giusta e Terralba.

    L’obiettivo, da attuare seguendo sei macro obiettivi “con proposte che arrivano dal basso”, è quello di un sistema di gestione delle zone umide con una governance partecipata e un modello di sviluppo “green” sostenibile.Tra le proposte, il miglioramento dello stato ecologico delle zone umide di importanza internazionale (siti Ramsar), la tutela e la conservazione della biodiversità del territorio, la nascita della prima zona marino-costiera in Sardegna completamente plastic free con la riduzione dell’utilizzo della plastica monouso.

    Azioni concrete per l’adattamento agli eventi di pioggia estremi e al cambiamento climatico, e la riqualificazione del paesaggio naturale e urbano e la valorizzazione del patrimonio culturale.

    Come funziona il contratto di costa
    «Il contratto di costa è uno strumento volontario di partecipazione negoziata e partecipata diffuso oggi in tutta Italia, al momento è adottato da undici Regioni italiane con più di 93 contratti in lavorazione, tra cui questo dell’Oristanese, e undici già sottoscritti, spiega Alessio Satta, presidente della Fondazione Medsea. Oggi questo contratto di costa è inquadrato sia a livello regionale che europeo, soprattutto in supporto alle linee d’azione sull’adattamento ai cambiamenti climatici. Le proposte del piano d’azione provengono dai territori e sono dei territori». E aggiunge: «Il contratto di costa dell’Oristanese è particolarmente interessante perché coinvolge 6 delle 8 zone umide di importanza internazionale (siti Ramsar) della Sardegna e l’area marina protetta Penisola del Sinis Mal di Ventre».

    Per Satta il contratto è l’inizio di una nuova visione per la gestione delle risorse naturali «che non sarebbe stata possibile senza la volontà politica e l’impegno espresso dalle amministrazioni comunali coinvolte che hanno deciso di fare sistema».

    Golfo di Oristano e adattamento climatico
    Una sfida che si trasforma anche in un’opportunità. «Il contratto di costa, nell’ambito del progetto Maristanis, rappresenta uno strumento indispensabile per la tutela e la valorizzazione delle qualità ambientali e paesaggistiche del territorio del Golfo di Oristano e punta ad una migliore tutela e gestione del sistema di zone umide, che in Sardegna hanno un ruolo fondamentale – dice Gianni Lampis, assessore regionale della Difesa dell’Ambiente –. Grazie al contratto si potranno promuovere politiche di sostenibilità ambientale compatibili con quelle di sviluppo di quel territorio, fornire soluzione concrete per l’adattamento ai cambiamenti climatici, attraverso la gestione-conservazione degli ecosistemi marino-costieri e realizzare un modello di sviluppo economico-sociale innovativo, basato sulla tutela delle risorse ambientali e la promozione di buone pratiche di green e blue economy, che già si stanno sperimentando nel Golfo di Oristano per la creazione di nuovi posti di lavoro».

    Previsto anche il coinvolgimento del mondo imprenditoriale «nell’ottica della realizzazione di un marchio che contraddistingua le produzioni tipiche del territorio, da quelle ittiche a quelle agroalimentari».

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  • Sembra un camper ma è una casa ultra moderna

    15 ottobre 2020 • In evidenza • 2456

    La casa del futuro costa solo 52mila dollari
    La Nestron di Singapore ha messo in vendita Cube Two, la casa minuscola prefabbricata, già arredata e dotata di sistemi di intelligenza artificiale connessi ai dispositivi. Cube Two è un prototipo di una casa smart con assistente di AI, misura solo 30 m2 e si può prenotare in anticipo.

    L’azienda che l’ha ideata pensa che questa casa minuscola possa ospitare fino a 3 o 4 persone. A vederla da fuori sembra un camper moderno o un’astronave, mentre all’interno è dotata di un design open concept e uno spazio per la zona giorno con dettagli super moderni.

    Caratteristiche della casa smart
    La casa smart del futuro è lunga 8 metri e larga 3,5, è già arredata con un bagno, una camera da letto, una cucina e un bancone da bar il tutto in un open space rigorosamente studiato abbinato ad un lucernario per far entrare più luce.

    I mobili sono per la maggior parte già integrati e compresi nel prezzo della casa (un divano, un tavolo da cucina, un lavandino, un armadio, un comodino, una cappa e un bancone per la camera).

    Secondo la società, nonostante le piccole dimensioni, Cube Two presenta molto più spazio utilizzabile delle case normali. Nel bagno sono già presenti doccia, lavandino e porta asciugamani mentre gli elettrodomestici sono tutti smart e collegati tra loro tramite un sistema di intelligenza artificiale.

    Cube Two si può ordinare con costi da 52mila dollari, che ovviamente variano aggiungendo altri elettrodomestici personalizzati.

    Solo la spedizione, a parte, costa 8mila dollari.

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  • Insonnia da stress, viene riconosciuta come malattia

    15 ottobre 2020 • In evidenza, SALUTE • 2160

    Vi sono dei casi in cui l’insonnia è una conseguenza di uno stato di salute alterato o comunque deriva da un malessere che, di fatto, può essere riconosciuto come patologia.

    In una situazione del genere, proprio perché non è l’insonnia la causa ma una conseguenza dello stare male, il lavoratore può rivolgersi al medico, ottenere il certificato e assentarsi dal lavoro rispettando tempi e termini riconosciuti per la sua ripresa.

    Insonnia da stress, come e perché viene riconosciuta come malattia
    Tra le patologie riconosciute dalla legge, che danno quindi diritto ad usufruire del periodo di malattia a lavoro, rientra lo stress (anche quello da lavoro). Tutti i disturbi derivanti da questo stato di malessere, compresa l’insonnia, rientrano quindi tra quelli che danno il diritto al dipendente di chiedere e ottenere un periodo di riposo finalizzato alla sua ripresa.

    In questo caso le modalità di riconoscimento della malattia sono le stesse di qualsiasi altro tipo di patologia. Sarà pertanto il medico, una volta accertate le condizioni del dipendente, a trasmettere tramite l’Inps il certificato medico che giustifica il periodo di riposo/assenza all’azienda/datore di lavoro.

    Si tratta di una di quelle situazioni in cui l’insonnia da diritto alle tutele previste dalla legge e dai CCNL per i lavoratori a casa per malattia, ma solo quando il medico certifica che le cause che l’hanno scatenata sono ricollegabili ad una patologia riconosciuta. Vale quindi lo stesso discorso di prima, non è tanto l’insonnia che riconosce l’assenza per malattia ma la patologia che l’ha causata a darne il diritto.

    La tabella delle malattie invalidanti riconosciute dalla legge, comunque, è contenuta nel decreto ministeriale 5 febbraio 1992 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 febbraio 1992. La stessa tiene conto della classificazione internazionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e fa riferimento all’incidenza delle infermità e delle patologie invalidanti sulla capacità lavorativa.

    Bisogna aggiungere, inoltre, che molte infermità non sono tabellate ma, in ragione della loro natura e gravità, è possibile valutarne il danno con criterio analogico rispetto a quelle tabellate. Sarà il medico curante, quindi, a procedere con le opportune valutazioni una volta effettuata la visita di controllo. È importante, ultimata questa fase, che dal certificato medico risultino i dati anagrafici, la patologia, la diagnosi clinica secondo quanto sancito dalla legge e una prognosi che riporti informazioni chiare sul danno funzionale e/o sull’eventuale permanenza dell’infermità.

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  • Italia, Francia e Spagna aumentano il debito pubblico

    13 ottobre 2020 • ECONOMIA, In evidenza • 1475

    Quanto debito pubblico avremo alla fine del 2020? Per quanto sia un po’ presto per tirare le somme, confortati anche dalle stime di Mazziero Research, possiamo affermare che la risposta sia 2.600 miliardi, miliardo più o miliardo meno. Rispetto al 2019, un incremento di ben 190 miliardi. L’emergenza Covid ha fatto esplodere ovunque le emissioni di titoli di stato per affrontare la crisi sanitaria ed economica. Nessuna eccezione in Italia, che oltre ad essere stata la prima economia occidentale colpita a marzo dalla pandemia, era quella considerata già a rischio sul piano fiscale, dato l’enorme debito pubblico accumulato, pari al 135% del pil. Il rapporto salirà in area 160% a fine anno.

    Da quando è iniziato il nuovo millennio, di debito pubblico ne avremo accumulato per altri 1.269 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto all’eredità lasciataci dagli anni Novanta. Nel frattempo, il prodotto interno lordo nominale è cresciuto solamente di 475 miliardi, cioè di circa 2,6 volte in meno. Possiamo consolarci con il brutto trend della Francia, che nello stesso frangente avrà messo a segno un aumento del debito di 1.750 miliardi, a fronte di appena +800 miliardi per il pil. Nel caso di Parigi, il debito pubblico in valore assoluto a fine anno risulterà all’incirca triplicato rispetto ai livelli di inizio millennio.

    La Spagna, se vogliamo, ha fatto di peggio: dai 362 miliardi di fine 1999, quest’anno dovrebbe salire sui 1.300 miliardi, quasi quadruplicando le sue passività. Capiamo bene perché la Germania ci guardi inorridita, per quanto anch’essa abbia raddoppiato il suo indebitamento nominale, pur a fronte di una crescita del pil (sempre nominale) quasi di ugual ritmo. La verità è che limitandoci alle prime quattro grandi economie dell’Eurozona, in poco più di 20 anni abbiamo assistito a un’esplosione di debito pubblico per circa 5.500 miliardi, il 50% dell’intero pil dell’Eurozona.

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Attualità

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    L’Avv. Salvatore Pinna – Dall’Italia all’Ilustre Colegio de Abogados de Madrid

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    10 settembre 2026 • 1749

    Dopo la denuncia di Pasquale Ferrara, la Prefettura ha ciò che mancava

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    3 settembre 2026 • 2659

    COSTA PARADISO: DEPOSITO DENUNCIA-QUERELA PER CDA E CDR

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    3 settembre 2026 • 2261

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