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  • In evidenza
  • Al mare come gli anni ’50

    2 maggio 2020 • In evidenza, SOCIALE • 1908

    Sono tanti gli interrogativi relativi alla prossima estate. Tra le mille incertezze legate alla fase 2 del coronavirus e la stagione turistica appesa ad un filo, ormai le domande sembrano rincorrersi come un mantra. Si potrà andare in spiaggia? In montagna? Viaggiare? Domande a cui ha cercato di rispondere in parte Lorenza Bonaccorsi, Sottosegretario al Ministero per i Beni Culturali e per il Turismo, la quale aveva dichiarato di essere al lavoro per permettere agli italiani di andare al mare questa estate.

    Come cambierà il modo di viaggiare
    Le ipotesi al vaglio sono tante. Sicuramente sarà difficile poter immaginare una vacanza all’estero, molti paesi hanno imposto blocchi per i turisti stranieri. Più facile immaginare vacanza italiane, un modo per riscoprire il nostro paese, considerando anche che mancheranno tutti quei turisti in arrivo da altri paesi che smuovono l’economia del settore. Sicuramente saranno vacanza diverse, lontane da luoghi affollati e concentrate su luoghi di prossimità, dove il mezzo privilegiato per raggiungerli sarà l’auto. Sembra certo che, se le vacanze si faranno, bisognerà per forza di cose rispettare regole severe come il ben noto distanziamento sociale o indossare ovunque mascherine, regole che imporranno una revisione delle spiagge come le intendiamo oggi: ombrelloni distanziati, turni per andare in spiaggia, disinfezioni e controllo delle temperature.

    A queste condizioni non è detto che gli stabilimenti balneari riescano ad aprire o ad adeguarsi e soprattutto che gli italiani abbiano voglia di andare al mare ingabbiati. Alcuni cambiamenti potrebbero avvenire anche per la scelta della struttura ricettiva in cui alloggiare: si potrebbero preferire agriturismi, dimore rurali o appartamenti in affitto agli alberghi o villaggi anche se questi ultimi si stanno attrezzando per garantire la massima sicurezza: meno stanze prenotate, diversificazione degli spazi e turni nelle sale da pranzo.

    Ritorno al secondo Dopoguerra, zone più penalizzate
    Secondo un recente studio di Touring Club Italiano, il turismo tornerà come quello del secondo Dopoguerra, con una predilezione per quello domestico. Il centro studi del Touring Club ha fotografato l’estate 2020 paragonandola a quella degli anni ‘50 dove il turismo era praticamente legato alle presenze nazionali. Alcune zone italiane saranno più penalizzate di altre, in particolare quelle in cui la domanda turistica era concentrata in prevalenza sui turisti stranieri come la provincia autonoma di Bolzano, cui il 70% della domanda proviene dall’estero, ma anche il Veneto, dove il mercato straniero è legato al Lago di Garda, città come Venezia ma anche le spiagge della costa. Anche Lazio e Lombardia, con Roma e Milano, risentiranno delle meno presenze straniere così come il Friuli-Venezia Giulia, per una questione geografica, la Toscana, entrata nell’immaginario collettivo degli stranieri, e Sicilia e Sardegna. Entrando più nel dettaglio tra le località che subiranno maggiori ripercussioni troviamo Limone, Riva del Garda, Peschiera del Garda, Scena, Malcesine, Taormina, Sorrento ma anche Venezia e Lazise. Secondo Franco Iseppi, Presidente del Touring Club Italiano: “Nonostante le incertezze sui tempi e sulle modalità della ripartenza il quadro delle aree geografiche e delle tipologie di località che potrebbero entrare più in sofferenza appare già oggi abbastanza chiaro: avere queste informazioni può sicuramente aiutare la politica regionale e locale ad affrontare il futuro in modo più consapevole, provando a mettere in atto alcune contromisure che possano rendere attrattive, o quantomeno più visibili in termini di comunicazione, queste località già note al pubblico internazionale anche a quello italiano“.

    Nel frattempo la Regione Emilia-Romagna ha avanzato una proposta per garantire il rispetto delle distanze in spiaggia. Si tratta dello steward da spiaggia, una figura rassicurante che dovrà controllare se i clienti degli stabilimenti rispettano o meno il distanziamento sociale. Allo studio, anche un servizio di pasti sotto l’ombrellone.

    In ogni caso, nell’attesa di sapere come sarà la fase 2 e come questa inciderà per le prossime vacanze, alcune regioni come Liguria, Marche, Emilia Romagna, Veneto e Abruzzo hanno autorizzato gli stabilimenti balneari a iniziare dei lavori di manutenzione e sanificazione.

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  • Ipotesi spiaggia 2020

    2 maggio 2020 • In evidenza, SOCIALE • 1246

    Ipotesi di sistemazioni degli ombrelloni, lettini e altro materiale, durante il distanziamento sociale covid-19.

    Spazi di 10 metri quadrati sulla sabbia e delimitare con picchetti e corde l’area dell’ombrellone assegnato. Una distanza di almeno un metro fra un lettino e l’altro nella stessa area.

    Obiettivo: mettere sul tavolo della task-force delle Regioni proposte praticabili per un’estate in sicurezza. E non farsi trovare impreparati ai prossimi vertici con i governatori e gli assessori regionali al Turismo.

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  • Maturità, solo commissari interni

    2 maggio 2020 • In evidenza, SOCIALE • 1417

    È ufficiale: la commissione dell’Esame di Stato del secondo ciclo sarà formata da 6 commissari interni e dal presidente esterno. È quanto prevede l’ordinanza, attuativa del decreto legge del 6 aprile su Esami e valutazione, firmata dalla ministra Lucia Azzolina. Un provvedimento dovuto all’emergenza coronavirus e all’impatto che ha avuto sulla scuola.

    “Gli Esami di Stato del secondo ciclo, scrive la ministra dell’Istruzione, come avevo anticipato anche in Parlamento, abbiamo modificato la commissione: tutti i 6 membri che la compongono saranno interni. Solo il presidente sarà esterno. Gli studenti avranno un esame serio, vero, ma saranno valutati da chi ne conosce il percorso scolastico. Dobbiamo tenere conto di questo anno particolare”.

    I presidenti saranno nominati dagli Uffici scolastici regionali, i commissari dai consigli di classe. Nella composizione della commissione si terrà conto dell’equilibrio fra le varie discipline di ciascun indirizzo. In ogni caso, sarà assicurata la presenza del commissario di Italiano e di uno o più commissari che insegnano le discipline di indirizzo.

    “In questo modo, spiega la Ministra, gli studenti saranno valutati da docenti che conoscono il loro percorso e quanto realmente fatto durante questo particolare anno scolastico”.

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  • Il MES che cosa è ?

    23 aprile 2020 • ECONOMIA, In evidenza • 810

    Il Mes può essere un ottimo strumento se adeguatamente utilizzato, e il “Mes light” non è qualcosa di troppo distante rispetto agli Euro-bond tanto cari a noi italiani.

    Cerchiamo di far luce sull’intera questione.

    ll MES (Meccanismo europeo di stabilità) è un’organizzazione intergovernativa europea, ha sede in Lussemburgo ed è attivo dal 2012.

    Esso, in altre parole, non è null’altro che un fondo di garanzia per la stabilità finanziaria della zona euro. Un grande salvadanaio di circa 700 miliardi di euro, riempito con i soldi di tutti gli stati europei, chi più chi meno, in rapporto alla ricchezza dello stesso Paese, che viene messo a disposizione degli Stati (se ne hanno bisogno) per ricapitalizzare il proprio debito pubblico.

    Le armi del Mes
    Fondamentalmente, le pallottole a disposizione di questo bazooka finanziario sono 5:

    – Concessione di prestiti ai paesi in difficoltà;
    – Ricapitalizzazione indiretta delle banche;
    – Acquisti di titoli sul mercato;
    – Linee di credito precauzionali;
    – Ricapitalizzazione diretta.

    Gli ultimi 3 di questi strumenti, finora, non sono mai stati utilizzati. Paesi come Irlanda, Portogallo, Grecia e Cipro hanno usufruito dei prestiti concessi dal MES, mentre la soluzione della ricapitalizzazione indiretta delle banche è stata utilizzata una sola volta dalla Spagna.

    L’Italia, rullo di tamburi, non è mai ricorsa al MES (nota da tenere a mente per future e lucide riflessioni).

    Ora cerchiamo di capire perché odiamo il Mes.

    Alcuni aspetti del MES
    Prestereste mai i vostri soldi “incondizionatamente” ad un giocatore d’azzardo incallito? Certo che no. L’assunto del MES è lo stesso, l’indebitamento, il più delle volte, deriva da una cattiva gestione dei conti pubblici, dal mal affare, dal “giocare d’azzardo”.
    I prestiti possono essere concessi, ma ad alcune condizioni, più o meno stringenti a seconda dei casi.

    In generale, senza entrare troppo a fondo nei tecnicismi della procedura, lo stato richiedente deve sottoscrivere un protocollo d’intesa che verrà negoziato con la Commissione Europea a nome del MES.

    Saranno pretese delle riforme specifiche (chiamatele pure “riforme lacrime e sangue”) necessarie per migliorare la situazione del Paese stesso: riforme strutturali, fiscali e del settore finanziario. Principalmente si tratta di tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni, parallelamente a misure di stimolo alla crescita del Paese.

    Un’altra criticità rivolta al MES riguarda il diverso trattamento che viene riservato ad alcuni paesi, chiamiamoli di serie A, rispetto ad altri di serie B. In Particolare, il meccanismo di concessione del credito è costruito in modo da facilitare l’accesso ai fondi di paesi che sono in regola con i conti pubblici (per esempio la Germania) e penalizza invece l’accesso ai fondi dei paesi che non rispettano i parametri di Maastricht, fra gli altri: rapporto debito/Pil superiore al 60% (come l’Italia). Nel secondo caso il Paese richiedente dovrà adottare le misure necessarie per rientrare all’interno dei parametri.

    Infine, una critica tutta italiana, il nostro Paese ha versato troppi soldi al MES, troppi soldi, cioè, per riempire il salvadanaio.

    L’Italia, in effetti, ha sottoscritto il 17,8% del totale dei 700 miliardi del fondo.

    Forse troppi? Bisogna considerare che, come è ovvio, gli stati membri si impegnano a versare la propria quota in rapporto alla ricchezza del Paese stesso. Oggi l’Italia è il terzo contribuente del Mes (la Germania ha contribuito per il 26,96% e la Francia per il 20,24%), ma è anche la terza economia d’Europa. Vista così non sembra poi tutta questa ingiustizia.

    Diciamo anche che se uno stato è sotto attacco speculativo e ha bisogno di rifinanziare il proprio debito, può decidere di chiedere soldi al mercato a tassi molto alti, oppure può richiederli al MES ad un tasso d’interesse decisamente più basso.

    Non è un caso che da quando esiste il MES non ci sono più stati attacchi da parte degli speculatori finanziari ed è praticamente impossibile che uno Stato possa fallire.
    Infine, è bene dare un piccolo sguardo ai Paesi che ad oggi hanno usufruito degli aiuti del MES (Irlanda, Portogallo, Grecia, Cipro e Spagna) e domandarsi se stanno davvero così male rispetto al pre Mes. La Grecia è ormai lontana dal rischio di default e il Pil dei Paesi come Cipro e Irlanda cresce ad una velocità molto più alta rispetto a tutti gli altri Paesi Europei (ad eccezione della sola Malta). Con le dovute differenze, si piò davvero parlare di schiavitù europea?

    Mes ed Eurobond ai tempi del Coronavirus
    Il dibattito politico, fin troppo semplicistico di questi giorni, sta diventando a dir poco surreale.

    La soluzione per uscire da questa crisi economica, per noi italiani, sembrerebbe essere soltanto una:

    Eurobond.

    Anche se quest’ultimo strumento fosse il migliore a cui si potesse ambire e se tutti i paesi dell’Unione fossero d’accordo, per sviluppare un simile sistema di debito sovranazionale servirebbe troppo tempo, impossibile per gestire una crisi di tale impatto. I soldi servono subito.

    Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ad onor del vero, non ha tutti i torti a sostenere che, in questo caso, il MES è inadatto, insufficiente e forse anche ingiusto considerando che si tratta di una crisi esplosa a seguito di una pandemia imprevedibile e che nulla ha a che fare con la mala gestione dei conti di uno Stato.

    Ci si chiede: la soluzione potrebbe essere quella di adottare il cosiddetto “MES Light”? Forse, ma anche in questo caso, prima sarebbe meglio capire cosa si debba intendere per “Light”.

    L’Euroguppo (ad eccezione dell’Italia e dei suoi partner), oggi, sarebbe favorevole ad un MES senza condizioni, ma soltanto per quanto riguarda le spese sanitarie. Diciamolo meglio, se si firmasse oggi l’accordo europeo, così come presentato nell’ultimo euro summit, gli Stati in difficoltà economica potrebbero prendere a prestito, senza alcuna condizione, i soldi necessari per comprare attrezzature mediche, assumere nuovi medici e infermieri e altro ancora.

    Forse non è ancora sufficiente, e se venisse messo sul banco un nuovo MES, di natura del tutto eccezionale, senza alcuna condizione e per qualsiasi tipo di spesa (quindi anche quella necessaria per sostenere economicamente aziende e famiglie)? Si potrebbero prendere soldi a prestito, a tassi molto bassi, nel giro di una settimana (2 al massimo) e soprattutto da spendere come vogliamo.

    Gli stati membri, in questa fase, ne stanno parlando. Non possiamo sapere come andrà a finire la questione, ma l’ipotesi di un MES senza alcuna condizione e per tutti i tipi di spesa, a quanto pare, è in odor di trattativa.

    Se dovesse passare quest’ultima linea, di fatto, a questo strumento verrebbe annullata la sua più grande criticità, ma, ne siamo certi, la questione MES continuerà a essere utilizzata come una mera leva elettorale.

    Per maggiori approfondimenti sulla riforma del MES, vi invitiamo a leggere tutte le Faq di Banca d’Italia.

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  • Euro seriamente a rischio

    23 aprile 2020 • ECONOMIA, In evidenza • 1434

    Le tensioni nell’Eurozona montano di giorno in giorno sull’utilizzo degli strumenti più idonei per reagire alla grave crisi economica provocata dall’emergenza Coronavirus. L’Italia guida il fronte dei paesi favorevoli agli Eurobond, emissioni di debito in comune, in forma di “Coronabond”, ossia titoli finalizzati ad affrontare le conseguenze della pandemia e i cui capitali così raccolti il governo Conte vorrebbe fossero erogati agli stati senza condizioni. La Germania, spalleggiata da un’Olanda molto più “falco” del solito, pretende che gli aiuti vengano richiesti al Meccanismo Europeo di Stabilità e che questi fossero soggetti a condizionalità minime. La soluzione viene considerata inaccettabile persino dalla Francia, che con il presidente Emmanuel Macron teme che, in caso di richiesta di sostegno, i paesi finiscano per essere commissariati e subiscano l’effetto stigma sui mercati.

    Questo dibattito risulterebbe superato, qualora il 5 maggio qualcosa andasse storto in Germania. La Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe è chiamata ad esprimersi sulla conformità del “quantitative easing” della BCE alla Carta fondamentale nazionale. Già nel 2016, adita dall’ala più conservatrice dei cristiano-democratici della cancelliera Angela Merkel, si era espressa a favore del programma di acquisti dei bond da parte di Francoforte, purché essi fossero “limitati” e “preordinati”. L’allora governatore Mario Draghi la spuntò, quindi, dopo anni di forti resistenze della Bundesbank.
    A marzo, però, quel programma è stato modificato in più parti: nell’ammontare, i 20 miliardi di acquisti mensili sono stati rafforzati prima da altri 120 miliardi con interventi entro l’anno e successivamente dal cosiddetto PEPP, un piano di emergenza da 750 miliardi, anch’esso consistente in acquisti di assets fino alla fine dell’anno o, comunque, fino a quando non sarà cessato l’allarme pandemico.

    I giudici costituzionali tedeschi potrebbero considerare eccessive le somme, come fossero una sorta di monetizzazione mascherata dei debiti sovrani. Senonché, il PEPP deroga anche alla regola del “capital key”, cioè non lega più le mani alla BCE come con il QE ordinario, per cui questa non è tenuta ad acquistare bond in proporzione alle dimensioni economiche nazionali. Infine, l’istituto ha rimosso il limite del 33% per gli acquisti di bond governativi su ciascuna emissione e del 50% per quelli sovranazionali.

    Nuovo QE di Lagarde al test costituzionale tedesco
    Queste nuove condizioni violerebbero apertamente i paletti fissati da Karlsruhe per giustificare il suo assenso al QE di Draghi, ponendo rischi a carico dei contribuenti tedeschi, i soggetti tutelati dalla Corte. Se il 5 maggio i giudici se ne uscissero con una sentenza di accoglimento del ricorso contro il nuovo piano BCE, la Germania non potrebbe più autorizzare la Bundesbank ad adempiervi, cioè dovrebbe ritirarsi almeno dal PEPP. A quel punto, la BCE continuerebbe pure ad acquistare bond di tutti gli altri stati, ma così facendo renderebbe evidente come il piano finisca per sostenere i debiti degli stati con problemi fiscali, cosa che lo priverebbe di qualsivoglia conformità alla Costituzione tedesca.
    Infine, se persino il QE dovesse essere considerato incompatibile con le condizioni fissate dalla Corte stessa nel 2016, in quanto la BCE non starebbe più rispettando le limitazioni in fase di acquisto di bond su ciascuna emissione, verrebbe meno l’intero impianto di politica monetaria, basato sul “capital key”. Senza poter più acquistare Bund, infatti, automaticamente dovrebbero cessare gli acquisti di tutti gli altri titoli di stato. E capiamo benissimo che una sentenza in tal senso di Karlsruhe delegittimerebbe l’operato di Christine Lagarde, ponendo fine ai suoi piani di sostegno ai bond nella lotta contro la crisi. Senza girarci troppo attorno, BTp e Bonos, in particolare, verrebbero esposti alla speculazione dei mercati e la sopravvivenza dell’euro verrebbe minacciata in maniera finanche irreparabile.

    Ci sono elevate probabilità che i giudici tedeschi ci tirino un brutto scherzo? In questi anni, si sono mostrati inclini alla ragion di stato, contemperando l’esigenza di tener fede allo spirito della Grundgesetz con quello di rendere possibile la convivenza pacifica tra la Germania e il resto dell’Eurozona. Ad occuparsi della sentenza saranno gli 8 giudici del secondo senato della Corte, equamente divisi tra 4 esponenti socialdemocratici e 4 cristiano-democratici. In teoria, supponendo che solo i secondi optino per votare contro il QE, non avrebbero nemmeno la maggioranza semplice per far valere la loro opinione, anche perché qui la presidenza è in mano al socialdemocratico Andreas Vosskuhle.

    La decisione di Karlsruhe
    Falso allarme, quindi? Nulla è scontato. Gli alleati di Frau Merkel a parole appaiono molto più aperti del centro-destra su questioni come gli Eurobond, ma il loro massimo rappresentante nel governo, il ministro delle Finanze, Olaf Scholz, al tavolo delle trattative sul tema non ha certo aperto a soluzioni di solidarietà effettiva, anzi continua ad indicare la strada del MES per la richiesta di aiuti. Certo, la Corte non dovrà decidere sugli Eurobond, ma non neghiamo nemmeno che non risentirà dell’opinione pubblica tedesca.

    Se per allora la Germania sarà riuscita a chiudere un accordo che sventi per essa il pericolo degli Eurobond, sottoponendo l’Italia alla procedura del MES, i tedeschi saranno già mezzi soddisfatti di come siano andate le trattative e i giudici potranno verosimilmente permettersi una sentenza morbida verso la BCE. Se, al contrario, per il 5 maggio non si fosse giunti ad alcuna intesa e l’Italia continuasse ad insistere sugli Eurobond, la pressione politica sulla Corte monterebbe, affinché i giudici non inviino al resto dell’area un segnale di accettazione delle condizioni altrui, percepite di vero lassismo fiscale. Berlino sinora ha rimandato alla giustizia per decidere su temi di rilevanza politica e lasciare che formalmente siano le toghe rosse ad assumersi certe responsabilità agli occhi dei tedeschi.

    Ma siamo sicuri che stavolta non utilizzi la sentenza per fregare gli alleati? Da qui, la fretta della cancelliera per sottoporre Italia e Spagna al semi-commissariamento del MES.

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  • La crisi dei diritti TV

    23 aprile 2020 • SPORT, In evidenza • 586

    La UEFA ha chiarito che le federazioni che seguiranno l’esempio del Belgio, dove il campionato è stato definitivamente già sospeso, non potranno inviare squadre alla prossima stagione delle coppe europee. E’ richiesto perlomeno che si cerchi di trovare una soluzione fino all’ultimo, altrimenti diverrebbe complicato stilare le classifiche con le quali capire chi potrà accedere alle competizioni continentali.

    Siamo al caos, insomma, anche perché di questo passo non reggeranno tutte le pay tv. DAZN, ad esempio, non sarebbe nelle condizioni di sostenere il peso di un fermo prolungato. Sky, invece, se la caverebbe, eppure non per questo non vi sarebbero ripercussioni negative sulle prossime stagioni, quando la dura recessione economica spingerà anche il colosso americano, così come i concorrenti, a presentare offerte meno generose alle prossime aste. Per non parlare del fatto che non avrebbe offerte concorrenti con le quali confrontarsi e da cercare di battere per mettere le mani sull’intero pacchetto.

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  • I soldi non fanno la felicità

    23 aprile 2020 • In evidenza • 933

    Il problema nasce quando una persona basa la propria autostima sul successo economico. “Sentire la pressione di raggiungere determinati traguardi finanziari significa che siamo spinti a lavorare anche a costo di rinunciare al tempo dedicato ai nostri cari”, spiega Deborah Ward, una delle autrici dello studio; “È proprio la mancanza di tempo trascorso con le persone a cui teniamo che viene associata con il senso di solitudine e di disconnessione”.

    Quali che siano gli obiettivi lavorativi che ci poniamo e gli ostacoli che comportano, per mantenere un buono stato di salute mentale è fondamentale preservare il rapporto con le altre persone.

    La pressione di diventare ricchi
    Non sono banalmente la ricchezza in sé o il desiderio di guadagnare denaro i fattori che determinano l’infelicità. Come anticipato, la questione nodale è l’associazione del proprio valore e della propria identità come persona al successo economico, per cui più guadagniamo più ci sentiamo realizzati, meno guadagniamo meno ci sentiamo utili e realizzati.

    La correlazione è emersa incrociando i dati di cinque studi su 2500 partecipanti. “I risultati che abbiamo ottenuto costituiscono una prova ulteriore che le persone che basano la propria autostima sui soldi sono inclini a subire una forte pressione per raggiungere il successo economico, e da questa dipende la qualità delle loro relazioni con gli altri”, conclude Ward.

    Al tempo stesso la ricercatrice chiarisce che lo studio non dà una risposta definitiva alla questione: serviranno altre ricerche per fare luce sui meccanismi che legano il valore che attribuiamo ai soldi e le variabili della vita sociale. Ma a quanto pare la pressione verso l’affermazione economica gioca un ruolo fondamentale.

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  • Formula 1, ipotesi inizio a porte chiuse

    23 aprile 2020 • SPORT, In evidenza • 745

    Sono otto al momento le gare posticipate del Mondiale di Formula 1, a cui si aggiunge l’annullamento del Gran premio di Montecarlo. Per avere un Mondiale regolare servono otto gran premi disputati e Liberty Media sta valutando assieme ai team una partenza a luglio per poter raggiungere anche 18 gran premi stagionali. Ad oggi è ancora in programma il Pp di Francia a Le Castellet, ma verosimilmente si partirà più tardi.

    Nelle ultime giornate sale forte l’idea di una partenza in Austria sul circuito di Spielberg il 5 luglio, data in cui originariamente era fissato il gran premio. Il vice premier austriaco Werner Kogler ha aperto all’ipotesi di poter gareggiare senza pubblico e attualmente si ragiona anche ad un bis sempre sul Red Bull Ring la settimana successiva per recuperare un’altra gara. Ad oggi in Austria sono vietate le manifestazioni sportive fino al 30 giugno.

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  • Il robot simile a un umano

    23 aprile 2020 • TECNOLOGIA, In evidenza • 892

    Si chiama Atlas, il robot realizzato da Boston Dynamics, può completare un’intera routine di ginnastica.

    Stupisce con tutti i suoi salti, le capriole e le evoluzioni che lo rendono in assoluto simile a un umano.

    Atlas, robot sviluppato dalla Boston Dynamics, è stato filmato mentre esegue una sequenza di esercizi che, grazie ad un controller predittivo, messi uno di seguito all’altro creano un movimento fluido. Presentato come il «robot umanoide più dinamico del mondo», Atlas è stato costruito per avere agilità ed equilibrio a livello umano.

    Guarda il video

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  • La gentilezza, un piacere proibito

    23 aprile 2020 • In evidenza, SOCIALE • 1173

    La gentilezza è diventata un piacere proibito. In un certo senso è sempre rischiosa, perché si fonda sulla sensibilità nei confronti degli altri e sulla capacità di identificarsi con i loro piaceri e con le loro sofferenze. Ma anche se il piacere della gentilezza è rischioso, è una delle cose più appaganti che abbiamo.

    La gentilezza, disse l’imperatore e filosofo Marco Aurelio, è la delizia più grande dell’umanità. Nel corso dei secoli altri pensatori e scrittori hanno espresso lo stesso parere. Oggi, invece, molte persone pensano che questa idea sia inverosimile o, quanto meno, molto sospetta. Nella nostra immagine degli esseri umani, la gentilezza non è un istinto naturale: siamo tutti pazzi, cattivi, pericolosi e profondamente competitivi. Le persone sono mosse dall’egoismo e gli slanci verso il prossimo sono forme di autoconservazione.

    Per gran parte della storia occidentale la gentilezza è stata legata alla cristianità, che considera sacri gli istinti generosi delle persone e li mette alla base di una fede universalistica. Per secoli la carità cristiana ha fatto da collante culturale, tenendo uniti gli individui di una società. Ma dal cinquecento in poi il comandamento cristiano “ama il prossimo tuo come te stesso” ha subìto la concorrenza dell’individualismo. Il Leviatano (1651) di Thomas Hobbes considera la generosità cristiana psicologicamente assurda. Gli uomini, sostiene Hobbes, sono delle bestie egoiste che pensano solo al loro benessere: l’esistenza è una “guerra di tutti contro tutti”. Alla fine del settecento queste teorie, nonostante gli sforzi di Hume, diventarono l’ortodossia.

    L’indipendenza prima di tutto
    Oggi la bontà è accettata solo nel rapporto tra genitori e figli. La capacità di farsi carico della vulnerabilità degli altri, e quindi della propria, è diventata un segno di debolezza. Nessuno sostiene che i genitori debbano smettere di essere premurosi con i figli, ma le nostre società hanno sviluppato una fobia per la gentilezza e le persone si rifiutano di fare gesti scontati di benevolenza accampando decine di buone ragioni per giustificare questo rifiuto.

    Ogni forma di compassione è autocommiserazione, osservava D.H. Lawrence. Quest’idea riflette un sospetto diffuso nella modernità: la bontà è una forma superiore di egoismo o la forma più vigliacca di debolezza. La maggior parte degli essere umani pensa che la gentilezza sia la virtù dei perdenti. Ma ragionare in termini di vincenti e perdenti significa accettare il rifiuto per la generosità imposto dalla paura.

    In pochi si chiedono perché tendiamo a essere gentili con gli altri e perché la generosità ci sembra importante. A differenza di quello che succede con un ideale astratto come la giustizia, sappiamo riconoscerla nella maggioranza delle situazioni. Ma proprio il fatto di sapere cosa sia un gesto gentile ci aiuta a evitarlo. Di solito sappiamo cosa fare per essere gentili e ci accorgiamo quando qualcuno è gentile con noi. Ma la gentilezza ci fa sentire profondamente a disagio. Eppure è la cosa che ci manca di più. È l’epoca in cui tutti si lamentano per la mancanza di gentilezza degli altri.

    È solo egoismo
    Come sostenevano Rousseau, Word­sworth e molti altri intellettuali, la chia­ve di tutto sta nell’infanzia. Oggi capita spesso di affermare che i bambini picco­li sono naturalmente crudeli, mentre capita molto meno di sostenere che sono per natura generosi, istintivamente inte­ressati al bene degli altri, toccati dalle sofferenze altrui e disposti ad alleviarle.

    Le spiegazioni che si davano nell’otto­cento sull’“innocenza” dei bambini, e che oggi vengono etichettate come ecc­essivamente sentimentali, erano anche un tentativo di dare voce a quella bontà istintiva che poi si perdeva diventando adulti. La perdita dell’innocenza infan­tile era, tra l’altro, la perdita di una natu­rale fiducia negli altri. Oggi, dopo gli studi di Charles Darwin e di Sigmund Freud, abbiamo molti più mezzi a disposizione per descrivere i nostri dubbi sui sentimenti umani più benevoli, compre­sa l’innocenza dei bambini.

    Ma c’è un fatto cruciale che vale la pe­na di sottolineare senza girarci intorno: la bontà dell’infanzia si perde con troppa facilità quando cresciamo. Se questa perdita avviene su una scala abbastanza ampia, assume le proporzioni di un disa­stro culturale.

    Il sospetto più radicato nei confronti della gentilezza è che sia solo una forma di narcisismo camuffato: siamo gentili perché ci gratifica, le persone gentili so­no drogate di autocompiacimento. Nel 1730 il filosofo Francis Hutcheson liquidò così quest’idea: “Se questo è egoismo, bene, che lo sia. Nulla può essere meglio di questo egoismo, nulla più generoso”.

    Nell’Emilio Rousseau ha insistito sul­ lo stesso punto con maggiori dettagli psicologici. La generosità di Emilio è un’estensione del suo amour de soi (amore naturale per se stessi). Emilio “assapora la sua pitié” perché esprime la sua vitalità: solo quel bambino che si prende cura di se stesso e che gioisce del suo sentirsi vivo “cercherà di estendere questo suo modo di essere e queste sue gioie” agli altri.

    Il ritratto che Rousseau fa di Emilio mostra molto bene perché la bontà è la qualità umana più invidiata. Le persone credono di provare invidia per il denaro, la fama e il successo, ma in realtà invi­diano soprattutto la bontà: è l’indicatore più forte della serenità e del piacere di vivere.

    Eppure la gentilezza continua a esse­ re un’esperienza di cui non riusciamo a fare a meno. Tutto, nel nostro sistema di valori contemporaneo, contribuisce a far sì che sembri utile in alcune circostanze (lo è), ma anche potenzialmente super­flua, come le vestigia di un’altra epoca. E tuttavia la desideriamo, sapendo che la gentilezza, quel sentimento antiroman­tico che incoraggia la vitalità legata alla vulnerabilità, crea un coinvolgimento con gli altri che temiamo e allo stesso tempo cerchiamo con tutte le forze.

    È la gentilezza, quindi, che rende la vita degna di essere vissuta: ogni attacco contro la gentilezza è un attacco contro le nostre speranze.

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